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Silenzio.
Silenzio che suona nell'anima, mentre osservo lancette rincorrersi
immote, segnando un tempo vischioso che non passa mai.
Così immagino di essere acqua che scorre lieve sino all'oceano, come
un messaggio in bottiglia lasciato in balia delle onde, con l'intima
speranza di raggiungerti ovunque tu sia, perché non ho altro modo.
Ma non sono acqua. Sono solo una donna seduta in penombra, mentre
lacrime minute si affacciano danzando come farfalle impazzite, fra
ciglia socchiuse e pensieri incoerenti che traspaiono rincorrendosi
su una tastiera ingiallita dal fumo.
Una donna che ti ama e che ti attende fra amore e pianto, con la
consapevolezza che qualcosa alla fine è successo veramente. Qualcosa
di imperfetto, inaspettato e violento come tempesta di primavera che
vaga tuonando, arrampicandosi come edera sul cuore, sgretolando muri
e difese, stridendo nell'aria come le note di un violino mentre
suona un lutto. Qualcosa di cui a te non interessa perché i fatti a
volte sono più esplicativi di mille parole mai dette. A volte basta
così poco, eppure ugualmente non vogliamo vedere. Strani momenti
della vita, in cui qualcuno ti manca così tanto da bloccarti il
respiro, mentre dolore si scioglie come veleno nel petto e tu rimani
lì, con la certezza che tutto è solo illusione, senza più nemmeno
avere la forza di piangere. Momenti in cui nulla più ha significato
se non l'assenza di ciò che non c'è, perché non esiste. L'unica
persona che per assurdo vorresti poter strappare al mondo dei sogni
per poter affondare nel suo abbraccio reale mentre ti racconta di
essere innamorato ma che in realtà nemmeno risponde al telefono
quando lo chiami.
Perché è così. Perché tu non ci sei,
ed io ti immagino qui con me, perché domani non penserò più. Non
dovrò più pensare al motivo per cui ti nascondi all'ombra della mia
soglia in perenne attesa del mio respiro. Perché tanto so che non me
lo confesserai e nemmeno telefonerai, raccontando a te stesso ed
alla tua coscienza mille ragioni e nessuna valida scusa, solo per
potere di nuovo fuggire via nella notte e nel silenzio.
Ma io non sentirò più, perché domani sarà diverso. Domani il mio
cuore morirà nella mia mano, strappato da un petto che troppo ha
sofferto per essere maltrattato nuovamente.
Così ti sogno, mentre il tempo si ferma nei miei pensieri lievi come
carezze, con la menzognera illusione che non farà tanto male e che
anche stavolta sarò in grado di dimenticare.
Di sopravvivere, senza questo stupido pezzo di carne che
solitariamente ora pulsa a vuoto, con l'illusione di fare da coro al
tuo. Di riuscire a superare anche questo dolore. Di riuscire a
superare anche te.
Ed alla fine eccoci qui, nel mio mondo
immaginario, dove ogni desiderio carnale viene appagato con l'arma
della fantasia. L'unico che ti piace veramente, l'unico nel quale tu
vuoi vivere perché non ti interessa altro. L'unico dove puoi essere
te stesso senza timore di dover sostenere il mio sguardo puntato nel
tuo, per difenderti o per dover rispondere a domande che non vuoi.
Perché lo sappiamo entrambi.
Non si tratta di scelte. Si tratta unicamente di quello che decidi
tu.
Tu che ci sei sempre, ma che in realtà non ci sei mai stato, nemmeno
quando si trattava di raccontarmi cosa ti sfiora il cuore nelle tue
dichiarate notti insonni.
Così preferisco sognarti ad occhi aperti, perché se stessi dormendo
sul serio, vinceresti di nuovo tu ed io non voglio che questo
accada. Non più.
E mi par di vederti sai?
Tu sorridente di fronte a me dopo tutto questo tempo. Finalmente
dovrei dire anche se mentirei solo a me stessa. Di che cosa tu stia
sorridendo non so, chiaro che nemmeno mi vedi, non sicuramente
l'anima che sotto questo inutile belletto di carne si intravede dai
miei occhi socchiusi, su un mondo velato.
Sicuramente sorridi di ciò che provo e
che non oserò dirti mai più per non subire nuovamente l'umiliazione
della tua malcelata ilarità. Forse ridi di me, di questo morbido
involucro che mi racchiude in forme di donna bella che non sa
rassegnarsi alla pace dell'anima e che continua a perdonare la tua
incoerenza, raccontandosi bugie da sola, senza nemmeno riuscire a
guardarti negli occhi.
Forse sorridi come bambino alla fiera, estasiato dinnanzi alla
prospettiva di un giocattolo ritrovato, di un assaggio voluttuoso di
queste carni lisce e profumate, mentre non t'avvedi del pianto nel
mio sguardo, dello strazio che viaggia sottocute, accapponandomi la
pelle in mille fitte dolorose.
Così continui a sorridere fingendo di amarmi anche tu, in questo
sciocco sogno ad occhi aperti che mi racconto, per consolarmi
dell'assenza di te e del tuo silenzio interiore a dispetto di tutto
ciò che dici.
Mi guardi, eppure è chiaro, non sai vedere. Difficile farlo.
Occorrerebbe la volontà di ascoltare ciò che ho detto, violando
oltre questo velo di carne morbida, il placido battito del mio cuore
con un singulto di vita sincera.
Ma tu non vuoi. Tu non sei in grado.
Tu non sai o forse sai, ma non ti interessa sapere, perché in fondo
non ti interesso io, anche se rimarchi continuamente di tenere a me.
E di te rimane solo una risata. Tagliente ed urticante come acido,
che scava ferendo ed affondando in ciò che di più indifeso io ti ho
posato su un piatto d'argento. La mia vita.
Ma tu non mi conosci, come nemmeno io conosco te.
Due sconosciuti che vagano muti in chat sfiorandosi senza saperlo,
ecco cosa siamo, io e te amore mio.
Due sconosciuti che fingono di giocare all'amore, mentre la nostra
vita scorre fra labbra estranee di cui neghiamo l'esistenza ed a cui
cerchiamo di non pensare.
Ed è crudele più di ogni altra cosa questo nostro amare.
Perché colpisce nel più profondo dell'anima, dove sogni e speranze
dimenticate giacciono, sussultando in attesa di un risveglio che
succederà mai, sopravvivendo nell'illusione di un qualcosa che non
si avvererà per tua libera scelta e mai per mia vera decisione.
Perché mai mi hai chiesto in tutto questo tempo, che cosa ne pensavo
di noi e quali sono i sogni che avrei potuto voler condividere con
te.
E tu non sai niente, perché mai hai domandato, preferendo facili e
sagge risposte autonome date da una coscienza solo tua ed a me
estranea.
Ciò che non sai, io l'ho nascosto alla tua vista, nel profondo della
mia anima.
Quella che tu non vedrai mai. Tenebroso abisso il cui fondale
nemmeno io conosco e che per tutti è terra proibita.
In quel moto perpetuo di onde navigano
menti e annegano uomini a cui mi sono concessa e negata nella
consapevolezza che mai comunque mi avrebbero raggiunta nel mio
nascondiglio.
Non quelli che sono venuti e andati senza ottenere nulla. Non quelli
che hanno cercato di strapparmi il cuore usando l'arma del pudore
fingendosi poi paladini di santità. Non loro. Non tu che ora fissi i
miei occhi con maliziosa intenzione mentre mi guardi abbandonarmi a
te in questo melodrammatico addio.
Nessuno sa dove io sono, neppure io ora. E a nessuno interessa
veramente.
Di sicuro non a te che sfiori la mia mano con sapienza, indugiando
con l'indice sul palmo teso a porger carezze non richieste, fini a
se stesse come fuoco d'estate.
Ed io non ricambio. Non è l'amore che tu vuoi da me ma solo il
piacere carnale della passione che sono qui a concederti in segno di
resa. Amore no. Amare è troppo per te. Amare è vivere rischiando di
non potere fare senza e tu puoi benissimo fare a meno di me. Amare
fa soffrire e tu forse non vuoi ricordare cosa è la sofferenza.
Amare è luce e tu conosci solo tenebra. Quindi brama il tuo piacere
adesso, io sono qui solamente per questo, per succhiare dalle tue
labbra sconosciute ciò che so non potrà mai essere mio, per placare
la fame della mente con il balsamo delle tue carezze, fra membra
scomposte che rabbrividiscono sotto il tocco freddo delle tue dita
insolenti.
Ed inconsciamente sorrido anch'io, perché in fondo sarà solo un
gioco ed ogni gioco ha le sue regole.
Stanotte sarai tu a dettarle e già
pregusto il male che farà, perché domani non ve ne sarà memoria.
Domani starò di nuovo bene, libera da questo veleno che scorre nel
sangue, rallentando i battiti del cuore sino quasi a farlo zittire.
Domani le detterò solo io. E non ci sarà più memoria di te. Perché
non c'è memoria in pagine scritte solo dall'anima, le uniche che
continuerai a cercare, pensando di ritrovarvi la possibilità di un
mio sorriso rivolto a te.
Accarezzami ora. Accarezzami tutta affinché io possa saziarmi e poi
gettami via come mela matura, troppo dolce per essere nuovamente
assaggiata, senza restarne avvelenati.
Lascia che il baco sia in me.
Nella sfortunata infelicità che mi accompagna mentre giorni si
inseguono tutti uguali fra stagioni diverse passate solo coi
fantasmi creati dalla mia fantasia. Lascia che solo le ombre
rimangano in questa notte spenta, a vivere le loro vite inventate
per il pubblico ludibrio ed applauso, mentre voglie inespresse
prendono forma e vita su un'anima candida come un foglio bianco.
Tu puoi amare solo questo di me in fondo. Il resto, tutto ciò che
sono, non ha mai avuto importanza per te.
Lasciami nel mio limbo, dove nessun
vero peccato è carnale ma unicamente di sacrificio. In fondo è
meglio così. Perché l'amore ricambiato travolge dilaniando e
strappando tutto ciò che incontra sul suo cammino ed io non potrei
più sopravvivere senza di te. Se tu sapessi amare non ti
occorrerebbe leggere i miei occhi. Basterebbero i miei pensieri
crudeli a spiegarti che oramai tutto è solo leggenda. Che oramai
tutto è inutile, vano come il bacio che porgi sulle mie labbra
immote, mentre l'abbraccio che tanto ho desiderato si rivela vuoto,
come quello di chiunque altro.
Niente amore nelle tue movenze, solo mani.
Mani delicate che stringono ed accarezzano scivolando su pelle e
scostando tessuti, bramosi di voglie solo per il piacere di
possederle senza essere capaci di provocarle. Labbra socchiuse che
vagano sulle mie, mosse dall'unico desiderio di violarle allo stesso
modo in cui, forse inconsapevolmente, mi hai violato l'anima, tanto
tempo fa.
E di te mi resterà solo silenzio.
Vuoto silenzio, che accarezza la carne viva, con le spine di una
rosa intinta nel sangue.
Silenzio ed indifferenza quando tutto sarà finito.
Baciami amore mio, perché solo questo
mi rimarrà nelle mie notti a venire, se ancora per errore, ti
penserò. Spoglia i miei seni e pizzicane i capezzoli, fra labbra
unite che scaldano col calore violento della passione. Baciami
ancora fra dita indomite che intrecciano sogni impossibili,
immergendosi fra i capelli, mentre accarezzo il tuo viso così vicino
da sentirne il sapore.
Baciami e ridi dentro me, mentre bocche si inseguono rincorrendosi
su sentieri inesplorati lambendo il gusto della pelle salata come
lacrime, mentre cerco di intagliare dolore nell'anima, affinché
almeno quello, duri per sempre.
Baciami e mordimi amore mio, che nulla è il supplizio che ora
vorresti infliggermi a confronto di quello che provo io, dentro me
in questo momento.
Godi del mio pianto finché son qui ad offrirtelo, perché non ci sarà
domani per noi e tutto ciò che rimane è solo l'oggi, in questo letto
troppo stretto per contenere amore, fra lenzuola divelte che
scivolano a terra, da un materasso logoro di sesso facile e a buon
mercato.
Solo l'oggi resta, a riempirmi narici dell'aroma violento che
sovrasta il mio disarmo totale, mentre la tua virilità appagandosi,
si scioglie scorrendo fra le mie labbra socchiuse.
Strappa e costringi amore mio, che alla fine io sono solo una delle
tue tante puttane servili e tu invece il mio unico signore e
padrone.
Di me stanotte puoi far ogni cosa senza danno, che il danno peggiore
l'ho fatto già io, scoprendo il mio cuore alla luce del tuo
scudiscio implacabile.
La mia carne tremerà alla luce della
candela, ma neppure un suono uscirà dalle mie labbra, mentre
perdendomi nel tuo sguardo, scorgerò nascere un sorriso largo come
scia di cera urente che si addormenta nel mio grembo.
Spogliami della mia stessa pelle, divaricando pieghe di carne
indifesa e rendi libera la mia anima.
Strappa il mio cuore ed appendilo, che oramai è l'unico trofeo che
ancora ti manca.
Brama ed esaudisci, che il dolore che proverò sarà unicamente
piacere, talmente acuto da farmi gridare nella tua bocca affamata di
lacrime e sangue.
Picchiami e fammi male amor mio, perché è nulla io ti negherò
stanotte.
Nemmeno la vita se vorrai prenderla.
Tu non mi ami ma io invece sì.
Ti amo quanto i fiori di campo amano
il sole mentre baciandoli fa dimenticare loro l'inverno.
Ti amo come la terra d'estate ama la pioggia incurante della
grandine che tutto trafigge e dilania perché ne ha bisogno per
vivere.
Ti amo come il respiro ama l'aria, fra costole contratte nel dolore
della tua assenza, quando non sei con me.
Ti amo come il cane fedele lecca la mano del padrone che lo uccide.
Ma a te tutto questo non deve importare ora, amore mio.
Non adesso che io ti appartengo completamente anima e corpo, in
balia di ogni tuo volere, di ogni tuo desiderio.
Lega i miei polsi al letto ed esponi
il mio corpo al tuo sguardo impietoso, ridendo del mio sciocco
femminile pudore, fra carne scomposta e risvolti di sentimenti
violentati e persi.
Umiliami e gioca con me, che null'altro sono se non la tua bambola
di carne che tutto ti concede, che tutto ti permetterà. Non farmi
godere delle tue carezze senza giusta punizione. Dimostrami chi sei.
Tocca e scava in profondità, che la tua mano scivolosa possa
incontrare sul cammino anche il mio cuore, per strapparlo via prima
che lo faccia io da sola. Trattami da cagna qual sono mentre carponi
lecco i segni del tuo piacere e costringimi ad offrirti la mia gola
indifesa, sino a quando la tua voglia insaziata divamperà
nuovamente, colando urente fra le mie natiche lungamente violate.
Frustami, che almeno le scie di sangue mi possano ricordare della
tua esistenza, quando tutto sarà già finito e dimenticato, quando
sarà il turno di un'altra prendere il mio posto, fra i tuoi sorrisi
di scherno, mentre per errore ripensi a me.
Scopami e dilania il mio piacere in
mille coriandoli, che oramai è carnevale e noi abbiamo passato il
nostro tempo migliore ballando solo in maschera e mai a volto
scoperto.
Scopami e riempimi del tuo veleno carnale che non darà mai frutto se
non lo sterile ripensare a te quando avrò varcato la soglia del non
ritorno.
E così ti immagino ora, abbandonato dopo il piacere, con me nuda
appoggiata sul tuo petto, mentre guardo sussurrare le tue labbra e
respiro l'aria dei tuoi polmoni.
Vorrei poterti dare un ultimo bacio, ma non lo farò, non adesso
mentre tu mi sussurri tristemente di non andarmene via.
Vorrei poterti dire sì amor mio,non me ne vado. Ma sarebbe
l'ennesima volta che prendo in giro me stessa. L'ennesimo imbroglio
che mi fai.
Se davvero tu lo volessi saresti capace di trattenermi. Non ci
vorrebbe molto, lo sai. Basterebbero solo due parole. Due parole a
dispetto di tutto quello che credi di conoscere e che invece non
conosci affatto, perché acute; non hai mai chiesto né capito. E
nemmeno detto.
Due parole che potrebbero unire i nostri cuori, ma che invece si
serrano a lucchetto sul cancello che ci divide.
E non resta altro da fare se non andarsene in silenzio.
Si amor mio, dico a me stessa
immaginando di chiudere la porta alle mie spalle.
Sì amore mio dico a me stessa sorvolando scale vellutate di viola
dorato e piangendo lacrime vane che inghiotto ad ogni scalino, come
nuovamente bambina, quando nascondevo singhiozzi fra ciocche di
capelli appiccicati sul volto fradicio, dopo una caduta fra i sassi.
Lacrime salate dolci come il sapore delle tue labbra sulle mie,
mentre mi dilani l'anima con le t ue ultime parole.
Sì amore mio ripeto annuendo al nulla, ed ecco l'uscita barocca di
questo piccolo motel, che null'altro è se non un bordello dei nostri
giorni, dove gente viene e va, lasciando pezzi di vita come mance,
sul piattino dei preservativi.
Dove fra lenzuola accartocciate e chiazze di umori secchi, lascio il
mio amore per te, sparso come i petali di una rosa distrutta dal
vento.
Si amore mio, grido fuggendo dal mondo e da me stessa solo per
distogliere questo dolore opprimente che mi travalica il petto, in
un urlo angosciato che sale disperdendosi nel freddo notturno, come
un sogno infranto fra le stelle nel cielo.
Sì amore mio.
Per te sarei s tata tutto ciò che avresti voluto o chiesto, se tu
anche solo per un istante, mi avessi voluta veramente.
Se tu solo per una volta avessi pronunciato a fior di labbra il mio
nome, abbracciandomi col cuore.
Se tu, solo per una volta, mi avessi guardato sciogliendo parole mai
dette nel mio sguardo affamato del tuo.
Ma tu hai solo giocato a fingere che io fossi ciò che io non sono.
Ciò che non potrò mai essere, anche se per assurdo lo volessi.
L'unica cosa che mi hai chiesto di essere.
L'unica cosa che tu vorresti, io fossi per te.
Non me. Non la donna che voleva donarti amore senza chiedere nulla
in cambio e che ora vaga piangendo in questa strada deserta con
l'unica compagnia delle proprie lacrime e con l'assurda speranza di
udire la tua voce che la richiama indietro.
Ma un'altra.
Che non sono io.
Perché, tu non vuoi me ed anche se mi volessi, nemmeno ricorderesti
come chiamarmi, affinché io possa voltarmi, nuovamente verso te.
Perché tu non sai, non ricordi e non vuoi.
Nemmeno il mio nome vero sulle tue labbra.
Ma solo quello che piace a te.
Che mi hai dato tu.
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