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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

Amanda Neri

 
 

Sulle tue labbra

 
 

 

Foto Gino Quattrocchi Modella Anna Utopia Giordano

 
 

 

Silenzio.
Silenzio che suona nell'anima, mentre osservo lancette rincorrersi immote, segnando un tempo vischioso che non passa mai.
Così immagino di essere acqua che scorre lieve sino all'oceano, come un messaggio in bottiglia lasciato in balia delle onde, con l'intima speranza di raggiungerti ovunque tu sia, perché non ho altro modo. Ma non sono acqua. Sono solo una donna seduta in penombra, mentre lacrime minute si affacciano danzando come farfalle impazzite, fra ciglia socchiuse e pensieri incoerenti che traspaiono rincorrendosi su una tastiera ingiallita dal fumo.
Una donna che ti ama e che ti attende fra amore e pianto, con la consapevolezza che qualcosa alla fine è successo veramente. Qualcosa di imperfetto, inaspettato e violento come tempesta di primavera che vaga tuonando, arrampicandosi come edera sul cuore, sgretolando muri e difese, stridendo nell'aria come le note di un violino mentre suona un lutto. Qualcosa di cui a te non interessa perché i fatti a volte sono più esplicativi di mille parole mai dette. A volte basta così poco, eppure ugualmente non vogliamo vedere. Strani momenti della vita, in cui qualcuno ti manca così tanto da bloccarti il respiro, mentre dolore si scioglie come veleno nel petto e tu rimani lì, con la certezza che tutto è solo illusione, senza più nemmeno avere la forza di piangere. Momenti in cui nulla più ha significato se non l'assenza di ciò che non c'è, perché non esiste. L'unica persona che per assurdo vorresti poter strappare al mondo dei sogni per poter affondare nel suo abbraccio reale mentre ti racconta di essere innamorato ma che in realtà nemmeno risponde al telefono quando lo chiami.

Perché è così. Perché tu non ci sei, ed io ti immagino qui con me, perché domani non penserò più. Non dovrò più pensare al motivo per cui ti nascondi all'ombra della mia soglia in perenne attesa del mio respiro. Perché tanto so che non me lo confesserai e nemmeno telefonerai, raccontando a te stesso ed alla tua coscienza mille ragioni e nessuna valida scusa, solo per potere di nuovo fuggire via nella notte e nel silenzio.
Ma io non sentirò più, perché domani sarà diverso. Domani il mio cuore morirà nella mia mano, strappato da un petto che troppo ha sofferto per essere maltrattato nuovamente.
Così ti sogno, mentre il tempo si ferma nei miei pensieri lievi come carezze, con la menzognera illusione che non farà tanto male e che anche stavolta sarò in grado di dimenticare.
Di sopravvivere, senza questo stupido pezzo di carne che solitariamente ora pulsa a vuoto, con l'illusione di fare da coro al tuo. Di riuscire a superare anche questo dolore. Di riuscire a superare anche te.

Ed alla fine eccoci qui, nel mio mondo immaginario, dove ogni desiderio carnale viene appagato con l'arma della fantasia. L'unico che ti piace veramente, l'unico nel quale tu vuoi vivere perché non ti interessa altro. L'unico dove puoi essere te stesso senza timore di dover sostenere il mio sguardo puntato nel tuo, per difenderti o per dover rispondere a domande che non vuoi.
Perché lo sappiamo entrambi.
Non si tratta di scelte. Si tratta unicamente di quello che decidi tu.
Tu che ci sei sempre, ma che in realtà non ci sei mai stato, nemmeno quando si trattava di raccontarmi cosa ti sfiora il cuore nelle tue dichiarate notti insonni.
Così preferisco sognarti ad occhi aperti, perché se stessi dormendo sul serio, vinceresti di nuovo tu ed io non voglio che questo accada. Non più.
E mi par di vederti sai?
Tu sorridente di fronte a me dopo tutto questo tempo. Finalmente dovrei dire anche se mentirei solo a me stessa. Di che cosa tu stia sorridendo non so, chiaro che nemmeno mi vedi, non sicuramente l'anima che sotto questo inutile belletto di carne si intravede dai miei occhi socchiusi, su un mondo velato.

Sicuramente sorridi di ciò che provo e che non oserò dirti mai più per non subire nuovamente l'umiliazione della tua malcelata ilarità. Forse ridi di me, di questo morbido involucro che mi racchiude in forme di donna bella che non sa rassegnarsi alla pace dell'anima e che continua a perdonare la tua incoerenza, raccontandosi bugie da sola, senza nemmeno riuscire a guardarti negli occhi.
Forse sorridi come bambino alla fiera, estasiato dinnanzi alla prospettiva di un giocattolo ritrovato, di un assaggio voluttuoso di queste carni lisce e profumate, mentre non t'avvedi del pianto nel mio sguardo, dello strazio che viaggia sottocute, accapponandomi la pelle in mille fitte dolorose.
Così continui a sorridere fingendo di amarmi anche tu, in questo sciocco sogno ad occhi aperti che mi racconto, per consolarmi dell'assenza di te e del tuo silenzio interiore a dispetto di tutto ciò che dici.
Mi guardi, eppure è chiaro, non sai vedere. Difficile farlo. Occorrerebbe la volontà di ascoltare ciò che ho detto, violando oltre questo velo di carne morbida, il placido battito del mio cuore con un singulto di vita sincera.

Ma tu non vuoi. Tu non sei in grado. Tu non sai o forse sai, ma non ti interessa sapere, perché in fondo non ti interesso io, anche se rimarchi continuamente di tenere a me.
E di te rimane solo una risata. Tagliente ed urticante come acido, che scava ferendo ed affondando in ciò che di più indifeso io ti ho posato su un piatto d'argento. La mia vita.
Ma tu non mi conosci, come nemmeno io conosco te.
Due sconosciuti che vagano muti in chat sfiorandosi senza saperlo, ecco cosa siamo, io e te amore mio.
Due sconosciuti che fingono di giocare all'amore, mentre la nostra vita scorre fra labbra estranee di cui neghiamo l'esistenza ed a cui cerchiamo di non pensare.
Ed è crudele più di ogni altra cosa questo nostro amare.
Perché colpisce nel più profondo dell'anima, dove sogni e speranze dimenticate giacciono, sussultando in attesa di un risveglio che succederà mai, sopravvivendo nell'illusione di un qualcosa che non si avvererà per tua libera scelta e mai per mia vera decisione.
Perché mai mi hai chiesto in tutto questo tempo, che cosa ne pensavo di noi e quali sono i sogni che avrei potuto voler condividere con te.
E tu non sai niente, perché mai hai domandato, preferendo facili e sagge risposte autonome date da una coscienza solo tua ed a me estranea.
Ciò che non sai, io l'ho nascosto alla tua vista, nel profondo della mia anima.
Quella che tu non vedrai mai. Tenebroso abisso il cui fondale nemmeno io conosco e che per tutti è terra proibita.

In quel moto perpetuo di onde navigano menti e annegano uomini a cui mi sono concessa e negata nella consapevolezza che mai comunque mi avrebbero raggiunta nel mio nascondiglio.
Non quelli che sono venuti e andati senza ottenere nulla. Non quelli che hanno cercato di strapparmi il cuore usando l'arma del pudore fingendosi poi paladini di santità. Non loro. Non tu che ora fissi i miei occhi con maliziosa intenzione mentre mi guardi abbandonarmi a te in questo melodrammatico addio.
Nessuno sa dove io sono, neppure io ora. E a nessuno interessa veramente.
Di sicuro non a te che sfiori la mia mano con sapienza, indugiando con l'indice sul palmo teso a porger carezze non richieste, fini a se stesse come fuoco d'estate.
Ed io non ricambio. Non è l'amore che tu vuoi da me ma solo il piacere carnale della passione che sono qui a concederti in segno di resa. Amore no. Amare è troppo per te. Amare è vivere rischiando di non potere fare senza e tu puoi benissimo fare a meno di me. Amare fa soffrire e tu forse non vuoi ricordare cosa è la sofferenza. Amare è luce e tu conosci solo tenebra. Quindi brama il tuo piacere adesso, io sono qui solamente per questo, per succhiare dalle tue labbra sconosciute ciò che so non potrà mai essere mio, per placare la fame della mente con il balsamo delle tue carezze, fra membra scomposte che rabbrividiscono sotto il tocco freddo delle tue dita insolenti.
Ed inconsciamente sorrido anch'io, perché in fondo sarà solo un gioco ed ogni gioco ha le sue regole.

Stanotte sarai tu a dettarle e già pregusto il male che farà, perché domani non ve ne sarà memoria. Domani starò di nuovo bene, libera da questo veleno che scorre nel sangue, rallentando i battiti del cuore sino quasi a farlo zittire.
Domani le detterò solo io. E non ci sarà più memoria di te. Perché non c'è memoria in pagine scritte solo dall'anima, le uniche che continuerai a cercare, pensando di ritrovarvi la possibilità di un mio sorriso rivolto a te.
Accarezzami ora. Accarezzami tutta affinché io possa saziarmi e poi gettami via come mela matura, troppo dolce per essere nuovamente assaggiata, senza restarne avvelenati.
Lascia che il baco sia in me.
Nella sfortunata infelicità che mi accompagna mentre giorni si inseguono tutti uguali fra stagioni diverse passate solo coi fantasmi creati dalla mia fantasia. Lascia che solo le ombre rimangano in questa notte spenta, a vivere le loro vite inventate per il pubblico ludibrio ed applauso, mentre voglie inespresse prendono forma e vita su un'anima candida come un foglio bianco.
Tu puoi amare solo questo di me in fondo. Il resto, tutto ciò che sono, non ha mai avuto importanza per te.

Lasciami nel mio limbo, dove nessun vero peccato è carnale ma unicamente di sacrificio. In fondo è meglio così. Perché l'amore ricambiato travolge dilaniando e strappando tutto ciò che incontra sul suo cammino ed io non potrei più sopravvivere senza di te. Se tu sapessi amare non ti occorrerebbe leggere i miei occhi. Basterebbero i miei pensieri crudeli a spiegarti che oramai tutto è solo leggenda. Che oramai tutto è inutile, vano come il bacio che porgi sulle mie labbra immote, mentre l'abbraccio che tanto ho desiderato si rivela vuoto, come quello di chiunque altro.
Niente amore nelle tue movenze, solo mani.
Mani delicate che stringono ed accarezzano scivolando su pelle e scostando tessuti, bramosi di voglie solo per il piacere di possederle senza essere capaci di provocarle. Labbra socchiuse che vagano sulle mie, mosse dall'unico desiderio di violarle allo stesso modo in cui, forse inconsapevolmente, mi hai violato l'anima, tanto tempo fa.
E di te mi resterà solo silenzio.
Vuoto silenzio, che accarezza la carne viva, con le spine di una rosa intinta nel sangue.
Silenzio ed indifferenza quando tutto sarà finito.

Baciami amore mio, perché solo questo mi rimarrà nelle mie notti a venire, se ancora per errore, ti penserò. Spoglia i miei seni e pizzicane i capezzoli, fra labbra unite che scaldano col calore violento della passione. Baciami ancora fra dita indomite che intrecciano sogni impossibili, immergendosi fra i capelli, mentre accarezzo il tuo viso così vicino da sentirne il sapore.
Baciami e ridi dentro me, mentre bocche si inseguono rincorrendosi su sentieri inesplorati lambendo il gusto della pelle salata come lacrime, mentre cerco di intagliare dolore nell'anima, affinché almeno quello, duri per sempre.
Baciami e mordimi amore mio, che nulla è il supplizio che ora vorresti infliggermi a confronto di quello che provo io, dentro me in questo momento.
Godi del mio pianto finché son qui ad offrirtelo, perché non ci sarà domani per noi e tutto ciò che rimane è solo l'oggi, in questo letto troppo stretto per contenere amore, fra lenzuola divelte che scivolano a terra, da un materasso logoro di sesso facile e a buon mercato.
Solo l'oggi resta, a riempirmi narici dell'aroma violento che sovrasta il mio disarmo totale, mentre la tua virilità appagandosi, si scioglie scorrendo fra le mie labbra socchiuse.
Strappa e costringi amore mio, che alla fine io sono solo una delle tue tante puttane servili e tu invece il mio unico signore e padrone.
Di me stanotte puoi far ogni cosa senza danno, che il danno peggiore l'ho fatto già io, scoprendo il mio cuore alla luce del tuo scudiscio implacabile.

La mia carne tremerà alla luce della candela, ma neppure un suono uscirà dalle mie labbra, mentre perdendomi nel tuo sguardo, scorgerò nascere un sorriso largo come scia di cera urente che si addormenta nel mio grembo.
Spogliami della mia stessa pelle, divaricando pieghe di carne indifesa e rendi libera la mia anima.
Strappa il mio cuore ed appendilo, che oramai è l'unico trofeo che ancora ti manca.
Brama ed esaudisci, che il dolore che proverò sarà unicamente piacere, talmente acuto da farmi gridare nella tua bocca affamata di lacrime e sangue.
Picchiami e fammi male amor mio, perché è nulla io ti negherò stanotte.
Nemmeno la vita se vorrai prenderla.
Tu non mi ami ma io invece sì.

Ti amo quanto i fiori di campo amano il sole mentre baciandoli fa dimenticare loro l'inverno.
Ti amo come la terra d'estate ama la pioggia incurante della grandine che tutto trafigge e dilania perché ne ha bisogno per vivere.
Ti amo come il respiro ama l'aria, fra costole contratte nel dolore della tua assenza, quando non sei con me.
Ti amo come il cane fedele lecca la mano del padrone che lo uccide.
Ma a te tutto questo non deve importare ora, amore mio.
Non adesso che io ti appartengo completamente anima e corpo, in balia di ogni tuo volere, di ogni tuo desiderio.

Lega i miei polsi al letto ed esponi il mio corpo al tuo sguardo impietoso, ridendo del mio sciocco femminile pudore, fra carne scomposta e risvolti di sentimenti violentati e persi.
Umiliami e gioca con me, che null'altro sono se non la tua bambola di carne che tutto ti concede, che tutto ti permetterà. Non farmi godere delle tue carezze senza giusta punizione. Dimostrami chi sei. Tocca e scava in profondità, che la tua mano scivolosa possa incontrare sul cammino anche il mio cuore, per strapparlo via prima che lo faccia io da sola. Trattami da cagna qual sono mentre carponi lecco i segni del tuo piacere e costringimi ad offrirti la mia gola indifesa, sino a quando la tua voglia insaziata divamperà nuovamente, colando urente fra le mie natiche lungamente violate.
Frustami, che almeno le scie di sangue mi possano ricordare della tua esistenza, quando tutto sarà già finito e dimenticato, quando sarà il turno di un'altra prendere il mio posto, fra i tuoi sorrisi di scherno, mentre per errore ripensi a me.

Scopami e dilania il mio piacere in mille coriandoli, che oramai è carnevale e noi abbiamo passato il nostro tempo migliore ballando solo in maschera e mai a volto scoperto.
Scopami e riempimi del tuo veleno carnale che non darà mai frutto se non lo sterile ripensare a te quando avrò varcato la soglia del non ritorno.
E così ti immagino ora, abbandonato dopo il piacere, con me nuda appoggiata sul tuo petto, mentre guardo sussurrare le tue labbra e respiro l'aria dei tuoi polmoni.
Vorrei poterti dare un ultimo bacio, ma non lo farò, non adesso mentre tu mi sussurri tristemente di non andarmene via.
Vorrei poterti dire sì amor mio,non me ne vado. Ma sarebbe l'ennesima volta che prendo in giro me stessa. L'ennesimo imbroglio che mi fai.
Se davvero tu lo volessi saresti capace di trattenermi. Non ci vorrebbe molto, lo sai. Basterebbero solo due parole. Due parole a dispetto di tutto quello che credi di conoscere e che invece non conosci affatto, perché acute; non hai mai chiesto né capito. E nemmeno detto.
Due parole che potrebbero unire i nostri cuori, ma che invece si serrano a lucchetto sul cancello che ci divide.
E non resta altro da fare se non andarsene in silenzio.

Si amor mio, dico a me stessa immaginando di chiudere la porta alle mie spalle.
Sì amore mio dico a me stessa sorvolando scale vellutate di viola dorato e piangendo lacrime vane che inghiotto ad ogni scalino, come nuovamente bambina, quando nascondevo singhiozzi fra ciocche di capelli appiccicati sul volto fradicio, dopo una caduta fra i sassi.
Lacrime salate dolci come il sapore delle tue labbra sulle mie, mentre mi dilani l'anima con le t ue ultime parole.
Sì amore mio ripeto annuendo al nulla, ed ecco l'uscita barocca di questo piccolo motel, che null'altro è se non un bordello dei nostri giorni, dove gente viene e va, lasciando pezzi di vita come mance, sul piattino dei preservativi.
Dove fra lenzuola accartocciate e chiazze di umori secchi, lascio il mio amore per te, sparso come i petali di una rosa distrutta dal vento.
Si amore mio, grido fuggendo dal mondo e da me stessa solo per distogliere questo dolore opprimente che mi travalica il petto, in un urlo angosciato che sale disperdendosi nel freddo notturno, come un sogno infranto fra le stelle nel cielo.

Sì amore mio.
Per te sarei s tata tutto ciò che avresti voluto o chiesto, se tu anche solo per un istante, mi avessi voluta veramente.
Se tu solo per una volta avessi pronunciato a fior di labbra il mio nome, abbracciandomi col cuore.
Se tu, solo per una volta, mi avessi guardato sciogliendo parole mai dette nel mio sguardo affamato del tuo.
Ma tu hai solo giocato a fingere che io fossi ciò che io non sono.
Ciò che non potrò mai essere, anche se per assurdo lo volessi.
L'unica cosa che mi hai chiesto di essere.
L'unica cosa che tu vorresti, io fossi per te.
Non me. Non la donna che voleva donarti amore senza chiedere nulla in cambio e che ora vaga piangendo in questa strada deserta con l'unica compagnia delle proprie lacrime e con l'assurda speranza di udire la tua voce che la richiama indietro.
Ma un'altra.
Che non sono io.
Perché, tu non vuoi me ed anche se mi volessi, nemmeno ricorderesti come chiamarmi, affinché io possa voltarmi, nuovamente verso te.
Perché tu non sai, non ricordi e non vuoi.
Nemmeno il mio nome vero sulle tue labbra.
Ma solo quello che piace a te.
Che mi hai dato tu.

 

 

 
 
 

 

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