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Piove.
Qui, bagnato sotto l'acqua che sferza la strada vuota, sciacquando la
terra e i sogni, trafitto da folate di vento gelido che ghiacciano il mio
cuore solitario e silenzioso, perso in riflessioni ossessive ed
inarrestabili, tu no, tu non mi vedrai. Non ti affaccerai alla finestra,
per guardare nella mia direzione e vedermi, qui fermo, davanti al cancello
di casa tua. Forse lo farai, ma tutto ti sembrerà normale. Tutto come
sempre. Penserai ad una coppietta ferma in un'auto sotto casa tua,
protetta dal buio avvolgente della tua strada senza uscita. Non vedrai i
miei occhi che scrutano nella notte scura e densa, amara come i mille
caffè che ho bevuto per non cedere alla stanchezza, mentre ascolto il
frusciare della notte che ti culla e che tenta di risucchiarmi fra nuvole
e stelle nel mondo dei sogni, l'unico mondo dove tu m'appartieni
completamente, dove non ci sono confini nè ruoli a dividerci, l'unico
mondo veramente nostro.
Se
guardassi, ti limiteresti a farlo verso la mia compagna silenziosa e
finta, curiosa di vedere un bacio appassionato o una carezza fra noi. E
rimarresti delusa. O forse no. Forse, dovrei addirittura fare finta e
allora mi si spezzerebbe veramente il cuore. Perchè le labbra fredde ed
inanimate che bacerei, non sarebbero le tue. Gli occhi fissi che avrei di
fronte, mi svuoterebbero di ogni energia, perchè rimpiangerei ancor di più
i tuoi, così fondi e dolci, due pozzi neri di inesauribile felicità per il
mio cuore, così confuso e perso. Avresti la certezza che non penso a te. E
questo mi ucciderebbe. Anche se tu non mi riconosceresti. Anche se io per
te non esisto. E non sono nulla. Perchè io, non riesco a fare altro, se
non viverti.
Vivo
nella tua vita, spettatore unico di ciò che nessuno conosce, nè mai
conoscerà di te. Vivo di te, dell'odore quotidiano che lasci in casa, dopo
il caffè e la sigaretta, mentre cerchi di svegliarti nel mondo reale,
alzando al massimo il volume della radio e ballando mentre ti vesti. Vivo
del profumo leggero che aleggia nelle tue stanze disordinate, dopo che
l'hai spruzzato con noncuranza lungo il corpo nudo, per mascherare l'odore
naturale che nascondi agli altri e che a me invece piace da impazzire.
Vivo
dei tuoi suoni quotidiani, dei tuoi colpi di tosse,del tuo canto stonato
sotto la doccia, delle tue telefonate annoiate fatte solo per lavoro e mai
per amicizia, dell'odore che raccolgo a piene nari sul tuo cuscino
affossato ,quando in mattinata tarda, ogni tre giorni, di nascosto, entro
in casa tua, per revisionare l'attrezzatura. Vivo del tuo "Pronto?" mentre
passano i giorni senza che chiami nessuno e io come uno stupido
adolescente che compongo il tuo numero da una cabina, non trovando neppure
il coraggio di inventarmi una scusa, mentre odo la tua voce che mi riempie
la mente come una droga e mi sazia il cuore.
Viaggio
con te e tu non mi vedi, nei tuoi abitudinari percorsi in automobile,
mentre satelliti e telepass, localizzandoti in tempo reale, mi permettono
di non perderti mai di vista. Vivo delle luci accese che lascio sul mio
cammino, per segnalarti la mia esistenza, perchè lo so, penserai di averle
lasciate accese tu, mentre la mia fantasia si placherà un pò, sapendo di
essere, anche solo per un attimo, riuscito a penetrare nei tuoi pensieri,
seppur solo sotto forma di incertezza o dubbio. Io ti osservo e tu non lo
sai. Non dovrai saperlo mai. Non dovrai mai sapere quanto mi costa non
poterti parlare, quanto soffro mentre rinuncio alla possibilità di
toccarti, sfiorarti, baciarti o anche solo conoscerti e guardarti
apertamente, senza il costante timore che tu te ne accorga.
L'immenso delle mie emozioni più profonde, si schiude come un fiore mentre
ti osservo, eppur dissimulo. Devo. Se tu capissi, ti domanderesti perchè e
io non potrei darti una risposta. Non posso parlare con te. Se gli altri
capissero quello che mi sta succedendo, mi manderebbero via, lontano da
tutto ciò che ti riguarda e io separato da te, mi rendo conto ora, non
posso più vivere. Quindi va bene così. Anche distanti, ma assieme. Io non
so chi tu sia. Non veramente. Nessuno me lo ha detto, mai. E io non ho mai
chiesto. Non mi importa. Non voglio che pensino che sono curioso. Non
voglio che capiscano quello che io provo per te. Voglio che tutto appaia
normale, come dev'essere nel mio mestiere, così discreto e
obbligatoriamente invisibile.
So solo
quello che devo fare per permetterti di continuare a vivere in pace,anche
se tu non saprai mai quanto mi costa vedere gli altri, che come
insignificanti comparse, si avvicendano nella tua vita instabile,
succhiando la tua luce interiore per gettarla nel fango, senza amarti come
meriteresti, come vorrei poter fare io. Come saprei fare io. Dio, quanto
ti voglio. Nascosto nella mia auto, invisibile e silenziosa, veglierò
instancabile affinchè nessuno possa turbare il tuo sonno o la tua
giornata.
Io sono
qui, eppure io non esisto. Non per te. Tu sei la regina. Io sono solo un
cavaliere errante. Ed è giusto così, almeno credo. Certe volte, vorrei che
fosse tutto diverso. Non vorrei essere l'ombra del tuo incedere, che mai
si appalesa, per non disturbare la tua quiete e la tua vita. Vorrei essere
chi ti conduce per mano. Vorrei essere l'uomo al quale sorridi e che baci
la mattina, appena sveglia,con la bocca amara per le troppe sigarette
fumate, dopo una notte passata a fare l'amore per gioco. Vorrei essere
dietro le tue spalle come adesso, quando fai le ore piccole, scrivendo per
ore davanti al computer chissà cosa, forse di un amore impossibile come il
nostro, un amore lontano ed improponibile, per un mondo che ti ha
partorito nel ruolo di una donna sorvegliata, proprio da chi ti ama
perdutamente e non può farti propria.
Vorrei
essere le labbra che si posano sulla tua nuca e ti invitano a letto,
affamate del tuo corpo splendido e caldo. Vorrei accarezzare il tuo corpo,
con la stessa delicatezza con cui accarezzo la sagoma tiepida che lasci
fra le lenzuola disordinate,quando te ne vai al lavoro. Vorrei baciarti,
mille volte e mille ancora, fra i fiori stampati dei cuscini che aspiro
convulsamente, in cerca dell'odore dei tuoi capelli e del tuo sudore
notturno. Vorrei che tu fossi lì, nel letto, sdraiata accanto a me, mentre
la mia erezione si accresce di un desiderio prepotente, fra le cose che ti
appartengono e che odorano di te, ricordandomi fino a farmi male, quanto
sei viva e quanto non sei mia.
A
volte, avvolgendomi con la tua coperta, simulo la presenza di te e ti
immagino abbandonata fra le mie braccia forti che mai ti hanno stretto
veramente e che servono solo per proteggerti, se il caso ne creerà il
bisogno. Ma forse neppure questo. E io allora, mi sentirò totalmente
inutile. Inesistente. Come tutte le volte, dopo aver fatto l'amore con il
tuo fantasma, fra pieghe di lenzuola morbide e profumate di te, quando
masturbandomi convulso, cerco di immaginare il tuo piacere che mi stringe
sempre più ritmico sino a sciogliersi contemporaneamente al mio, fra
labbra aperte ed unite in un unico sospiro che si accresce sino a
diventare un grido di dolore. Un grido di pazzia e disperazione, quando mi
rendo conto che non ci sei. Che non ci sarai. Che non sarai mai mia. Che
non puoi essere mia. E che sono io il colpevole.
Perchè
io sono ciò che sono, e io non posso cambiare le cose. Non è permesso. Non
a me. Ma neppure a te. In quei momenti, la follia mi pervade. Non esiste
più il dovere. Non esistono più i ruoli. Il desiderio che tu mi
appartenga, mi fa sragionare. E così, comincio a spostare gli
oggetti,sapendo che lo troverai strano, sapendo che è solo col tuo dubbio
che potrò saziare la mia fame inappagata di te. Cerco fra i tuoi cassetti.
Rubo ciò che non ti serve più e lo conservo perchè è parte di te. Lascio
tracce visibili, ma non per impaurirti, e tu lo sai, perchè non hai paura
di me. Lo so.
Lo hai
detto mille volte e mille ancora, dormendo, mentre io sognavo di essere lì
con te, fra le tue braccia col tuo corpo caldo che si stringeva al mio,
vivendo di un respiro unico. Hai parlato e solo per me, perchè nessun
altro a parte me c'era lì con te, quella notte. Perchè non ne potevo più
di sentire la tua voce, sapendoti così vicina e alla fine sono entrato in
casa tua per guardarti, al buio della casa spenta e silenziosa. E ti ho
osservato, lungamente, abbandonata nell'abbraccio col tuo cuscino, nuda e
bellissima, sotto la luce fioca della luna. E ho fatto l'amore con te,
anche se solo nella mia mente, anche se solo guardandoti. Mi sono
avvicinato al letto e tu nella mia fantasia, ti sei svegliata e mi hai
sorriso.
Spogliandomi senza parlare, hai sfiorato con la tua bocca la mia e quello
è stato il nostro primo vero bacio, mentre le mie mani affamate di te,
percorrevano il tuo corpo in cerca della tua scivolosa carnalità. E tu eri
bagnata, così copiosamente da inumidire l'interno cosce che io, non
resistendo oltre, ho cominciato a leccare, assaporando i tuoi aromi più
segreti, risalendo sino alla fonte calda e dolce come miele, mentre le tue
dita immerse fra i miei capelli, guidavano la profondità dei miei baci. E
io ti ho sentito godere, nella mia bocca, fra le mie labbra, mentre il tuo
sapore cambiava, sciogliendosi liquido sulla mia lingua, incontrollato
nell'orgasmo spasmodico che stavi vivendo con me. Risollevandomi hai
baciato il mio sospiro, succhiando il tuo sapore fuso col mio, mentre
cominciavo a penetrarti violento e dolce allo stesso tempo, urlando nella
tua bocca il mio piacere quasi istantaneo, mentre le tue cosce morbide
continuavano a muoversi e a stringere la mia schiena,dandomi nuovo
desiderio per ricominciare.
Ti ho
amato, tutta la notte, anche se non è successo, anche se sono venuto solo
io, come un'adolescente, senza neppure toccarmi, quando sospirando ti sei
girata nel sonno, scoprendo il seno. Non mi hai visto. O forse, sì. Per un
attimo, mentre ti contemplavo, mi sono sentito osservato da te. Così sono
fuggito via, vergognandomi, prima che tu ti svegliassi, prima che
cominciassi ad urlare. Non so se mi hai visto o se hai immaginato che
fossi solo un sogno. So che il giorno dopo, ho trovato inspiegabilmente le
tue mutandine sul cuscino. Sembrava che le avessi messe lì apposta. Avevi
lasciato anche la luce accesa. Chissà perchè, tu non lo fai mai. Così io
le ho prese, le ho rubate. Le ho sempre con me in tasca, da allora. Anche
adesso. Ma non ho mai più trovato il coraggio di entrare in casa. Mai più
con te dentro. Non riuscirei a resistere, non se tu mi vedessi veramente.
Non se tu fossi lì, sola ad aspettarmi. Quindi non dovrà succedere mai
più.
Così mi
accontento, come adesso, di fissare le tue finestre illuminate, vivendo
della tua ombra che passa dietro le tende, sognando di essere lì, con te,
a ridere del nulla, a guardarti mentre fumi o mentre mangi, oppure
semplicemente ad amarti senza parlare, sulla tua scrivania ingombra, fra
fogli ed appunti che svolazzano impazziti, mentre baciando le tue caviglie
mi immergo nel tuo corpo, riempiendoti della mia voglia di te.
Sarebbe
bello se mi vedessi ora, amore mio. Se ti affacciassi alla finestra a
guardassi qui sotto, davanti al cancello di casa tua. Qui, fermo sotto la
pioggia, a cercare il tuo sguardo e a parlarti col mio. Se ti affacciassi
ora, capiresti, che io sono qui solo per te. Sarò sempre qui, solo per te.
Non per dovere. Non per denaro. Solo perchè ti amo. Vorrei tanto che tu ti
affacciassi, ora. Non servirebbero parole. Leggeresti nei miei occhi,
l'amore folle che provo per te. Vedresti quanto mi fa soffrire e quanto ne
sono felice al tempo stesso. E forse, stanotte, se io bussassi alla tua
porta, apriresti al sogno. Solo per me. Solo per te. Solo per noi.
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