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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

 
 
 

Amanda Neri

Il prezzo dell'amore

Foto Jorg Blanke

 
 
 
 
 

 

   
 
 

Ho cominciato a sognarla per caso, di questo sono più che sicuro. Non l'avevo mai vista prima, questa è un'altra certezza che ho. Una donna così me la ricorderei sia da sveglio che da addormentato. E' impossibile da dimenticare. Lunghissimi capelli bruni, il corpo morbido e flessuoso, occhi e movenze da pantera. Mai vista una donna così. Mai da sveglio. Lei abita solo nei miei sogni. Purtroppo, di questo mi rammarico senza speranza. Vorrei che fosse reale. Mi sono innamorato di lei. Perdutamente. E disperatamente.

Perchè lei non esiste, perlomeno non nella realtà e questa è una condanna senza pietà e senza appello. E' il mio inferno senza speranza. Vorrei poterla sfiorare per sentire sotto i miei polpastrelli la liscia e vellutata grana della sua candida pelle. Darei qualsiasi cosa, anche l'anima solo per potere assaporare il suo aroma, l'odore della sua nuca, la morbidezza delle sue labbra piene, fissare i suoi occhi così scuri da sembrare neri, fino a perdermi inghiottito dal labirinto dei suoi pensieri reconditi, quelli più segreti e sconosciuti che albergano nelle profondità più occulte e recondite della sua anima indomita e selvaggia.

Il riflesso dei miei pensieri mi porta a considerarla quasi reale. Talvolta mi perdo con lo sguardo, guardando passare la gente, in cerca di vedere apparire all'improvviso la sua figura. Altre volte, la cerco come un pazzo frenetico in mezzo alle persone, improvvisamente ed inspiegabilmente sicuro, che lei in qualche modo è vicina a me , anche nel mondo reale. Sono quasi certo che esista. Quasi, nei momenti in cui il pensare a lei mi porta a fantasticare sui nostri incontri, sulle nostre inesistenti lunghissime conversazioni, sui baci appassionati di cui mi ricopre nella fantasia, mentre brutalmente la possiedo, guidato solo dall'istinto del desiderio animale.

Non le ho mai parlato. Alcune volte, al limite del sogno lucido, mi impongo di chiederle il nome, ma lei non mi risponde mai. Sorridendo enigmatica, si volta e va via. Non si gira mai indietro, per quanto io chiami. Sembra che non mi senta nemmeno. Così ho smesso di chiederglielo. Ora mi accontento di guardarla. Anche se impazzisco dal desiderio di sapere come si chiama e dove vive. Darei l'anima per sapere il suo nome vero e l'indirizzo. Talvolta lei, senza parlare si appoggia involontariamente sul mio petto e quello è il momento più bello. Più bello di qualsiasi cosa io abbia vissuto nel mondo reale. Non so perchè.

La sua vicinanza mi dà pace esaltazione e felicità allo stesso tempo , in un senso di irrealtà totale che a volte mi fa persino dubitare di essere veramente sveglio al mattina, quando stanco più della sera prima,mi alzo per andare a lavorare in un mondo ricolmo di odori, sensazioni tattili e carne viva che oramai da tempo immemore,non mi interessano più. E forse non mi sveglio neppure. Forse continuo a dormire. Del resto non voglio svegliarmi. Vorrei continuare a sognarla,viverla, toccarla all'infinito, non importa come, foss'anche morendo e rimanendo così nel nostro sogno per sempre. Se esiste un'eternità dopo la morte, voglio che sia lei la mia eternità, paradiso o inferno non importa, purchè lei sia con me, non ho bisogno di null'altro. Lei non mi vede. Oramai l'ho capito da come si muove, da come a volte rischia di urtarmi e farsi male, per quanto sia impossibile nei sogni farsi veramente male sul serio.

Talvolta fissa qualcosa nella mia direzione e con occhi sognanti e persi sfiora il mio sguardo disperato che cerca di catturare il suo, incontrandolo con lo stesso sconforto di chi ha la totale coscienza di non esistere neppure, per la donna che ama perdutamente. A volte mi avvicino accarezzandola anche se non riesco a percepire il suo corpo sotto le mie dita intorpidite e formicolanti. Sono nella sua camera da letto. Ogni notte la guardo spogliarsi e prepararsi per andare a dormire. Lei nel mio sogno dorme. Io mi sdraio nel letto con lei ogni notte e la tengo stretta, fino al mattino, quando si veste e se ne va, senza neppure degnarmi di un saluto, come se fossi inesistente. Ogni notte l'accarezzo e bacio ripercorrendo con le mie labbra insensibili sentieri oramai già noti eppure sconosciuti. Ogni notte accarezzo i riccioli che si spargono sull mio petto e giocando con mille ciocche ondulate cerco di intuirne il profumo al pari di un cieco che guarda un film senza audio.

A volte sembra che percepisca la mia presenza e la mia eccitazione nel sentirla vicina. In quei momenti, quando il desiderio la pervade facendola fremere, amo accarezzare con i miei baci il suo corpo che si spoglia ingenuamente sotto le coperte, cominciando dolcemente a fare l'amore da sè. Mi piace guardare la sua delicata femminilità che si apre lentamente per accogliere il mio simulacro, mentre inarca le reni, pronta per il piacere che non sa di condividere con me. Accompagnando la sua mano nel lento ritmico movimento lecco i suoi capezzoli turgidi e protesi, risucchiandoli lungamente con la stessa bramosia di un bambino affamato e troppo cresciuto, mentre accarezzo il suo corpo teso e sudato nel piacere che vive solitariamente con me. Adoro guardarla venire sotto le mie carezze, al ritmo lento e struggente dell'inappagamento totale a me destinato.

Godendo si protende negli spasmi della passione che cresce inesauribile senza placarsi, urlando muta e sudata nel mio abbraccio inesistente, mentre i miei baci la divorano, tappandole la bocca inconsapevolmente bramosa del mio respiro, soffocando gemiti e urla che io non riesco a udire, ma che vivo ugualmente, nelle vibrazioni acute del suo pensiero follemente appassionato che sento fondersi con il mio, in un'altra dimensione a noi parallela ed irraggiungibile. Io la bacio sulla bocca mentre gode, tutte le volte, e lei non lo sa. Vorrei sentire i suoi gemiti di piacere soffocati nella mia bocca, vorrei assaporare la sua saliva, mentre godendo morde le mie labbra a sangue, ma non riesco. Vorrei possederla e a volte penetro in lei. Ma la sensazione è elettrica. Un senso di unione e morte, simile all'orgasmo immediato ma più potente e più profonda. Non so cosa sia.

Quando questo succede, la mattina mi risveglio malato, come se il mio corpo avesse perso talmente tante energie da indebolirsi e cadere preda della prima infreddatura di passaggio. Ma non mi importa. Vorrei morire dentro di lei. Sono disposto a morire dentro di lei. Darei l'anima per poterla amare nel mondo reale. Anche adesso,mentre sono qui, seduto a questo tavolino di un bar nella piazza centrale, se apparisse il diavolo, gli cederei subito la mia anima, purchè in cambio potessi vederla anche solo per un istante nel mondo reale. Vederla viva. Vederla possibile. Vederla raggiungibile. Vederla sul serio e non solo in sogno. Sapere che esiste. Che posso accarezzarla. Che posso toccarla. Sentire l'odore della sua pelle. Baciarla e lasciarmi baciare. Giuro.

 Lo farei, senza pensarci due volte. Anzi lo faccio, ecco cedo la mia anima a chiunque, basta che appaia, basta che riesca a trovarla. Ho bisogno di lei. Non posso vivere senza. Al diavolo l'anima. A cosa serve l'anima se hai perso il cuore e la ragione per qualcosa che esiste solo nei sogni? Oramai sono alla disperazione. Continuo ad osservare i passanti. Nessuna delle donne che mi passano davanti, è lei. Nessuna le assomiglia, neppure. Non vedo in nessuna la sua essenza, i suoi modi , la sua innata naturalezza nell'essere unica eterea ed irraggiungibile, come solo un'inafferrabile sogno può essere.

Un angelo dei sogni. La possibilità che non esista è insopportabile quasi quanto la consapevolezza che la sua creazione è frutto solo del mio desiderio inappagato di un amore esclusivo ed unico al mondo. Il desiderio di un uomo romantico, smarrito in un mondo che non lo è più. "Scusi ha da accendere?" Una voce di donna alle mie spalle, mi fa trasalire risvegliandomi dai miei pensieri impossibili e dalle paure inconsce che si confondono nel marasma quotidiano della frenesia di vita emotivamente squallida del vivere moderno. In automatico cerco con la mano l'accendino nella tasca della giacca. E' sempre lì. Ultimamente non faccio altro che fumare. Di continuo.

Probabilmente è il fumo la vera causa dei miei sempre più frequenti malesseri. Non mi stupirebbe scoprire un bel regalo, nascosto fra le pieghe affumicate di un polmone. Azionando l'accendino mi volto ed è solo allora che la vedo, maestosa in tutto il suo splendore, reale in tutta la sua inumana ed angelica bellezza, mentre sorridendo maliziosa, mi strizza l'occhio con fare complice. E io la amo. Anche ora che finalmente capisco la mia condanna eterna. "Grazie di tutto." sussurra fra le labbra morbide che tanto ho desiderato. "E' stato veramente un piacere, fare affari con te."




 


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