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Tacco dodici,
stiletto Elisabetta cammina portandosi appresso la sua bellezza, come un
fardello buttato al rovescio sulle spalle, nascosta sotto il tailleur blu
con la gonna al ginocchio e le gambe fasciate da calze grigie venti
denari. Non è molto alta, tiene i capelli raccolti sulla nuca, nemmeno un
filo di trucco sul naso spruzzato di lentiggini. Il passo spedito, non
guarda in giro, gli occhi spesso fissi a terra. Gli sguardi che attira
(pochi per la verità) li fugge con timidezza.
Quando torna dal
lavoro ha sempre una cartellina sotto il braccio. Non si accorge di come
fa ondeggiare il piccolo culo, apre il portone e sparisce in un attimo,
per non farsi vedere dal vicino di casa, che sembra attendere il suo
arrivo con le mani in tasca, davanti al cancello. Tempo fa ha visto in
vetrina un paio di scarpe. Dècolletèes rosse con tacco dodici. Le ammira
fermandosi davanti al negozio, ma poi se ne ritorna a casa nei suoi
mocassini bassi, un po’ da suora. Le tornano in mente spesso e subito le
ricaccia indietro come un frutto proibito, ma proprio per questo ancora
più appetibile.
Elisabetta dopo la
doccia si asciuga velocemente, senza indugiare con la salvietta sulla sua
pelle troppo chiara. La notte, da un po’ di tempo fa sogni strani. Si vede
nuda, lei che, anche se è in casa sola, davanti allo specchio passa
veloce, quasi avesse paura a sollevare lo sguardo. Ecco, la mente va per
conto suo, e immagina i suoi seni abbondanti che costringe in reggiseno
contenitivo o i fianchi magri. Passa la mano sul seno, poi la fa scendere
sul ventre piatto e quando arriva alle gambe si ferma. Di scatto e
allontana questi pensieri cattivi.
Cammina sempre
veloce per la strada, cerca di distogliere lo sguardo dalla vetrina
all’angolo, quando ci passa davanti, come abbassa gli occhi per non
incrociare quelli del ragazzo in jeans che, nemmeno a farlo apposta, esce
sulla porta di casa ogni volta che lei passa. Accenna ad un saluto mentre
Elisabetta volta la testa.
Tacco dodici,
stiletto. Sembrano le scarpe delle modelle sui giornali patinati. È
un’esperta di moda Elisabetta. Ha parecchie riviste con abiti che, oltre a
non potersi permettere, non oserebbe mai indossare, troppo scollati o
trasparenti. Meglio un rassicurante nero. Meglio le calze grigie venti
denari. Ma oggi ci sono i saldi. Ecco, è un attimo. Elisabetta entra e va
a colpo sicuro, un trentasei si trova anche in periodo di svendita. È
fatta, nessuno che lei conosce la ha vista. Tiene la scatola anonima sotto
il braccio e ha un leggero sorriso sulle labbra, come una bambina che la
ha combinata grossa. Il vicino di casa è sempre sulla porta e, anche ora,
accenna col capo ad un leggero saluto.
Salita nel suo
appartamento si spoglia, completamente. Via il tailleur gessato blu, la
camicetta abbottonata fino al collo. Via le calze grigie e l’intimo di
cotone bianco. Nuda, camminando sulle punte dei piedi, va verso l’armadio
e prende un paio di autoreggenti di seta nera, velatissime. Le aveva
comprate l’anno prima, ma eccetto che in casa, non aveva mai trovato il
coraggio di mettersele. Le infila piano, dopo averle arrotolate attorno
alle mani. Prima una, poi l’altra, appoggiando una gamba sul letto.
Finalmente apre la
scatola. Ed estrae le scarpe. Le ripassa fra le mani. Rosse, in pelle con
tacco dodici e cinturino alla caviglia. Le infila facendo scivolare il
piede, poi chiude la fibbia alla misura giusta. Muove il piede destro,
disegnando con la punta piccoli cerchi sulle mattonelle. Si alza dal
letto, il pavimento le sembra stranamente lontano. Davanti allo specchio
si osserva: la pelle è chiarissima, i capelli intrecciati sulla nuca.
Scioglie la pettinatura levando elastici, pettini e forcine.
Non ricordava che i
suoi capelli fossero così lunghi, da arrivare, scuri, fino alle natiche.
Solleva le mani sopra la testa e si ammira: nuda, le dècolletèes rosse
contrastano col nero delle calze. Poi cammina, avanti e indietro, lungo la
stanza ascoltando il rumore che fanno i tacchi. All’improvviso, si accorge
di aver dimenticato la tenda aperta. Cerca di raggiungerla velocemente, ma
non riesce a correre con i tacchi a spillo. Barcolla, fatica a tenersi in
equilibrio, deve camminare piano verso la finestra. Alla fine chiude la
tenda, ma quasi le viene da ridere. Domani è un altro giorno, ci sarà
ancora il ragazzo in jeans appoggiato al cancello con un sorriso
scanzonato. Le rivolgerà il saluto, e lei questa volta non abbasserà lo
sguardo. Tacco dodici, stiletto.

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