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Sei perfetta ora. Immagino ti stia preparando da giorni.
Non tanto nel corpo, fai la modella e sei sempre, come si dice, a posto. È
psicologicamente che devi essere pronta, per la voglia di tre uomini.
Vergine di emozioni, paura, tremori. No, anzi, la paura si, quella ti sarà
concessa ma solo nella misura giusta ad eccitarli. Loro. Sarai voglia, se
te lo sarà richiesto. Se il loro sguardo è questo che ordina. Tu sei solo
corpo ai loro comandi. Non li vedi quando entri nuda nella stanza. Loro
stanno nell'ombra, non li vedi. Ne immagini gli occhi, gialli nel buio,
affamati. Occhi di lupi.
La porta blindata si chiude lentamente, senti lo scatto
della serratura, e poi, ma non sei sicura, il loro ansimare. Ti manca
l'aria qui dentro, ma è più una sensazione che ti viene dallo spazio
angusto o almeno che credi sia tale. La lampada al neon che pende dal
soffitto, appesa solo ad un filo di ferro, illumina una poltrona al centro
della stanza. Avanzi incerta sui tacchi, loro ti vogliono così. Incedi per
il sotterraneo senza finestre né specchi, non sapendo dove posi i piedi. I
tacchi a spillo, che rendono incerti i tuoi passi, sono un ricordo di
femminilità. Offerto ai loro occhi, il tuo corpo è liscio, completamente
glabro, i lunghi capelli rasati. Con le dita sfiori la poltrona che sta al
centro della stanza. Ricoperta di cuoio ha un'anima di ferro, sembrerebbe
un patibolo, atto a spaventarti. Da vicino emette un lieve ronzio,
minaccia vita propria. L'accarezzi, la pelle serica sotto i polpastrelli,
il rumore dei tuoi tacchi, gli occhi gialli dei lupi sulle tue gambe e
sulle natiche. É la paura che si fa strada, piano piano nella tua pancia.
Il mostro è lì, che ti aspetta, aspetta solo il momento giusto.
Ti siedi, e il freddo del cuoio ti infastidisce, non stai
comoda. Infili le mani dentro due anelli metallici sopra i braccioli e
subito il mostro si sveglia e ti stringe i polsi. Non appena i tuoi piedi
scivolano nei due semicerchi di bronzo, all’altezza della caviglie li fa
scattare imprigionandoti le gambe leggermente divaricate. Poi si alza,
piano sempre con un leggero sibilo, e si inclina all'indietro. Il peso del
tuo corpo ti tiene inchiodata al cuoio che la tua pelle ha inumidito. Il
mostro sibila mentre ti offre aperta e oscena agli occhi gialli dei lupi.
Sei bloccata, il neon vicino al viso ti acceca. È la loro voglia, che
senti dall'ansimare e dalle risate scurrili. È la loro volgarità, che fa
ti fa sudare ti tira capezzoli. La loro lascivia è un cobra che si gonfia
e ti spaventa, che striscia sul tuo corpo in spire, e i brividi contano il
loro cammino sulla pelle bianca. Tu che vuoi liberarti, ma sei prigioniera
del mostro. Sussulti, è la paura che pretendono, è il tuo essere preda che
devi concedergli.
Sussulti ma il mostro ti tiene avvinghiata in un abbraccio
trasparente per gli occhi gialli. Un orecchio alle risate, moduli le urla,
mentre la loro voglia viscida, il serpente, ti scorre tra i seni e poi
umida sul ventre che contrai nello spasmo. Si avvicina il loro ghigno fin
quasi a toccarti, il serpente ti solletica il ventre, dove sta la radice
del terrore, il tasto che solo tu sai toccare. Scivola più giù, dove sei
completamente aperta ed esposta alle parole volgari, dove devi solo
chiudere gli occhi per offrire ad altri occhi gialli lo spettacolo del
piacere. Il serpente entra, scivola nel tuo corpo, silenzioso, lentamente.
Hai le palpebre chiuse, la mente altrove e solo così puoi contrarre i
muscoli, rompere il respiro mentre la loro voglia è risucchiata in te
solamente per il tuo godimento.
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