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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 
 
 

Alisa Mittler

Bondage

foto di Nicola Ranaldi

 
 
 
 

Hai scelto una benda di seta, un'unica striscia lunga parecchi metri. La hai avvolta attorno alle mie braccia, in spirali che sembrano piccoli gioielli, piano piano. La hai passata, ad otto, intorno ai polsi incrociati, i gomiti piegati in modo innaturale dietro alla schiena. Bende bianche. Odio il bianco. Mi ha sempre dato l’idea di qualcosa di freddo tipo una stanza di ospedale, l’odore del cloroformio, delle piastrelle sterili. Il camice dei medici, che frugano nelle viscere delle donne. Che vogliono sapere, ti chiedono, mentre sei sul lettino, a gambe aperte. E ti guardano scuotendo la testa. Auguri e figli maschi, così si dice.

I polsi toccano quasi le scapole, che sporgono come ali mozzate dalla mia schiena magra. Ho le giunture indolenzite, i gomiti troppo stretti “Ti fa male?” Mi domandi senza smettere il tuo lavoro, come un cesellatore. “Lo sai, puoi scioglierti, se solo vuoi” Ho le dita delle mani libere, ma abituarmi ad una postura nuova mi farebbe sentire peggio. Giri piano la garza attorno al busto e la passi ad x fra i miei seni. Tiri un po’. “Hai freddo?” Mi ricordo ora di essere nuda. In effetti fa freddo. Ma non lo dico, come non dico che questa musica, con sottofondo di violini, mi riga la pelle. Scuoto la testa. Taccio Ti abituano presto a non dire nulla. Fai finta di non capire perché va bene così. Non scappi. Dalle carezze nascoste, che se lo dici poi ti senti solo un oggetto rovinato senza motivo.

Scendi lungo la pancia piatta, riannodi le due estremità dietro la schiena. Io guardo la parete e la finestra, fuori c’è nebbia. Guardo la finestra e la parete. Bianche Come i i gambaletti di cotone, che ti impongono, quando ormai tu vuoi le calze di seta e gonne corte. E tua madre, gelosa, che ti dice di stare seduta composta, ma non vale tenere chiuse le gambe quando diventi donna. È rosso. E ti guardano in modo diverso. E tuo padre che non ti lascia uscire, perché riconosce negli altri il suo sguardo. La benda mi trattiene come un guinzaglio. “Senti la seta, come ti accarezza?” Percepisco un formicolio dove stringe. “Puoi sempre dire basta” Mi sussurri ad un orecchio, il tuo fiato sul mio collo. “Le sai le regole” Le bende sono bianche come la mia pelle. Bianco. Odio il bianco.

La purezza, che vuol dire! Il velo da sposa, i fiori d’arancio, le lenzuola macchiate. Adesso è un unico cordone freddo, attorcigliato, che passa in mezzo al mio sesso. Anzi, alla mia figa. Accontentati con tua moglie delle parole senza sale. Io non ho vincoli con te. E scendi lungo le mie gambe. Eviti di toccarle. Ma la fascia avvolge come un serpente. Ora servirebbe un movimento d’acrobata per scioglierle. Arrivi ai piedi che sono piccoli, porto un 38, ho studiato danza. Sono abile a muovermi su passi decisi da altri, dentro scarpe con la punta di gesso che ti fanno sanguinare le unghie. Mi vengono in mente le donne della Cina: era considerato sensuale bendare i piedi, ridurli a moncherini deformi. Non potevano più correre, solo ondeggiare, come un giunco soffocato dalle sue radici. Io sono nata sotto il segno del Sagittario, e tu vuoi spezzare l’arco del mio piede con il peso delle tue pretese. Ma questa volta dico no. 


 


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