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Hai scelto una benda di seta, un'unica striscia lunga parecchi metri. La
hai avvolta attorno alle mie braccia, in spirali che sembrano piccoli
gioielli, piano piano. La hai passata, ad otto, intorno ai polsi
incrociati, i gomiti piegati in modo innaturale dietro alla schiena. Bende
bianche. Odio il bianco. Mi ha sempre dato l’idea di qualcosa di freddo
tipo una stanza di ospedale, l’odore del cloroformio, delle piastrelle
sterili. Il camice dei medici, che frugano nelle viscere delle donne. Che
vogliono sapere, ti chiedono, mentre sei sul lettino, a gambe aperte. E ti
guardano scuotendo la testa. Auguri e figli maschi, così si dice.
I
polsi toccano quasi le scapole, che sporgono come ali mozzate dalla mia
schiena magra. Ho le giunture indolenzite, i gomiti troppo stretti “Ti fa
male?” Mi domandi senza smettere il tuo lavoro, come un cesellatore. “Lo
sai, puoi scioglierti, se solo vuoi” Ho le dita delle mani libere, ma
abituarmi ad una postura nuova mi farebbe sentire peggio. Giri piano la
garza attorno al busto e la passi ad x fra i miei seni. Tiri un po’. “Hai
freddo?” Mi ricordo ora di essere nuda. In effetti fa freddo. Ma non lo
dico, come non dico che questa musica, con sottofondo di violini, mi riga
la pelle. Scuoto la testa. Taccio Ti abituano presto a non dire nulla. Fai
finta di non capire perché va bene così. Non scappi. Dalle carezze
nascoste, che se lo dici poi ti senti solo un oggetto rovinato senza
motivo.
Scendi lungo la pancia piatta, riannodi le due estremità dietro la
schiena. Io guardo la parete e la finestra, fuori c’è nebbia. Guardo la
finestra e la parete. Bianche Come i i gambaletti di cotone, che ti
impongono, quando ormai tu vuoi le calze di seta e gonne corte. E tua
madre, gelosa, che ti dice di stare seduta composta, ma non vale tenere
chiuse le gambe quando diventi donna. È rosso. E ti guardano in modo
diverso. E tuo padre che non ti lascia uscire, perché riconosce negli
altri il suo sguardo. La benda mi trattiene come un guinzaglio. “Senti la
seta, come ti accarezza?” Percepisco un formicolio dove stringe. “Puoi
sempre dire basta” Mi sussurri ad un orecchio, il tuo fiato sul mio collo.
“Le sai le regole” Le bende sono bianche come la mia pelle. Bianco. Odio
il bianco.
La purezza, che vuol dire! Il velo da sposa, i fiori d’arancio, le
lenzuola macchiate. Adesso è un unico cordone freddo, attorcigliato, che
passa in mezzo al mio sesso. Anzi, alla mia figa. Accontentati con tua
moglie delle parole senza sale. Io non ho vincoli con te. E scendi lungo
le mie gambe. Eviti di toccarle. Ma la fascia avvolge come un serpente.
Ora servirebbe un movimento d’acrobata per scioglierle. Arrivi ai piedi
che sono piccoli, porto un 38, ho studiato danza. Sono abile a muovermi su
passi decisi da altri, dentro scarpe con la punta di gesso che ti fanno
sanguinare le unghie. Mi vengono in mente le donne della Cina: era
considerato sensuale bendare i piedi, ridurli a moncherini deformi. Non
potevano più correre, solo ondeggiare, come un giunco soffocato dalle sue
radici. Io sono nata sotto il segno del Sagittario, e tu vuoi spezzare
l’arco del mio piede con il peso delle tue pretese. Ma questa volta dico
no.
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