Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male. Questo è tutto. Oscar Wilde

 

 

Alisa Mittler
Kairos

 

 

 

ore che lente 
e inossidabili 
attraversano il silenzio del mio cielo 
e si nascondono ad un tratto 
dietro nuvole 
che straziano il sereno
aver la voglia di rubarle al tempo
per potergli dare ancora un altro senso ancora
Negramaro- Nuvole e Lenzuola

Faccio un lavoro fuori moda: aggiusto il Tempo.  Riparo gli orologi quando le molle si stancano, i bilancieri smarriscono il ritmo e la vita scivola troppo avanti o si attarda lungo la strada.
Una donna orologiaio non è tanto frequente. “Mani da pianista” mi dicevano ed io, bambina, sognavo un futuro da musicista, ma la mia famiglia non aveva i mezzi e così diventai custode dell'armonia di pignoni e ruote dentate. Se provo a cantare,  non sono nemmeno intonata; ho invece  orecchio allenato alla cadenza dei minuti e dita agili a dirigere la danza delle lancette.

Nel  laboratorio,   il pulsare dei secondi come un cuore meccanico, scandisce le ore della giornata e il movimento dei miei polpastrelli.
Abbiamo un grande potere noi guardiani del Tempo: incaselliamo i vostri passi,  modelliamo  gli amori, creiamo le  giornate disegnandone i confini.
Chissà se te ne rendi conto tu, che mi hai appena portato il Patek Philippe appartenuto a tuo nonno e poi a tuo padre  e che ha deciso di riposarsi un attimo, fermando il suo cammino.

Io me ne sono accorta subito, appena ho alzato lo sguardo, richiamato dal campanello della porta che Crono complice, quel giorno, ha smesso di far oscillare la sua falce.
Dalla ricevuta conosco il tuo nome: so che ti chiami Marco e io ti dico il mio, Clara. Altro non mi importa, altro tu non sai.
Chissà se il tuo tempo è incastonato in un lavoro monotono, in una moglie che ti aspetta ogni sera, interrotto talvolta da un' amante pomeridiana, riallacciato da figli capricciosi.
La settimana dopo,  quando passi al laboratorio e mi inviti a pranzo  non dico di no: scavalco la falce dimenticata a terra dal dio inflessibile, mentre tu ridi facendo altrettanto.  E mi rallegra la tua leggerezza, quando mi proponi la stanza di un motel, che sta a pochi chilometri da qui.

Mai l'avevo notato che c'era un motel appena dopo lo svincolo.
E tu come lo conosci? Adesso non ho voglia di risposte. Non oggi, che abbiamo la fortuna di stare dall'altra parte, in questa stanza fuori dal battito dei giorni e delle ore.
A proposito,  chi lo dice che le camere dei motel sono squallide? A me questa piace, con il letto in rovere chiaro, la trapunta rosa e i rubinetti di ottone. Mi sento a mio agio in un posto dove molti hanno lasciato parte di sé, e si sente. Se ne percepisce l'odore anche attraverso le lenzuola sbiadite.
Nudi, protetti dalle pareti, normali impiegati, studenti e casalinghe, si rivestono di eternità.
Si, perché le promesse, i ricordi, che disegnano le quotidiane storie d'amore, altro non sono che il passato e il futuro  e, se ci pensi bene, non esistono. Solo il presente c'è, se l'orecchio è allenato ad afferrarne il passo.
Adesso siamo noi due nudi, uno di fronte all'altra.
Ammiro la tua eccitazione, come fossimo all'inizio dei tempi.
Io e te. 

Mentre te lo prendo in bocca e mi tieni una mano sulla testa. Tu dentro di me in un meccanismo perfetto: aggrovigliati con i nostri movimenti che comandano  i secondi.
Stretti dalle lenzuola, raggiungiamo l'equilibrio perfetto sullo strapiombo e contempliamo il confine  dove  basterebbe un solo passo in più, per assaggiare il nulla infinito.
Poi restiamo, non so per quanto, sudati, spossati tra  lenzuola e nuvole che hanno abbracciato chissà quanti corpi. Aspettiamo che il tempo riprenda il suo corso, che i vestiti, sparpagliati per terra, ritrovino un loro ordine.
Per un attimo abbiamo toccato i confini estremi.  Forse è per quello che ogni civiltà considera il sesso un tabù. Perché non è da tutti reggere il limite fra due mondi, capire dove il tempo diventa eternità. È forse una protezione: i più potrebbero ferirsi.
Un pomeriggio feriale, in un  motel qualunque, può restare per sempre.
Ed è vero: il corpo di un altro ce lo portiamo addosso, lo viviamo tante volte quante sono le  persone che abbiamo la ventura di incontrare. Talvolta ci penso: quando fai l'amore con qualcuno, quando le sue mani percorrono la linea dei tuoi fianchi, è la somma di altre mani che ti toccano, altre labbra che ti baciano.

É un male? Non credo. Ho sempre preferito l'esperienza al vuoto: la forma, anche la più fredda, la più perfetta , non nasce certo dal nulla.
Poi, assieme ai  vestiti raccattati uno per uno, Crono raccoglie la sua falce. I minuti e le ore riconoscono i loro connotati.
Io rimetto insieme gli ingranaggi, mi concentro sulla lente, controllo i meccanismi;  osservo il bilanciere e il bariletto e le ruote dentate che girano una dentro l'altra come  persone che si muovono leste, ancorate  insieme.
Ti riconsegno l'orologio che adesso funziona e può scandire di nuovo le tue giornate. Ti tendo la mano e, salutandoti, ti riconsegno ai giorni e alle settimane e anche tu, con me,  fai altrettanto.
Domani tornerai?
Chi lo sa. Sapremo noi due  calare il nostro tempo eterno nell'equilibrio delle ore?
Ma no, dai!  Va bene così.

 
 

 

 
 
 

 

I RACCONTI DELL'AUTRICE SU LIBERAEVA

 

foto NataliaMelnikova

 

Il presente racconto è tutelato dai diritti d'autore.
L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale.
Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autore

 

 

 

SEGUI LIBERAEVA SU

Tutte le immagini pubblicate sono di proprietà dei rispettivi autori. 
Qualora l'autore ritenesse improprio l'uso, lo comunichi e l'immagine in questione verrà ritirata immediatamente.
  
(
All images and materials are copyright protected and are the property of their respective authors.
If the author deems improper use, they will be deleted from our site upon notification.)
Scrivi a liberaeva@libero.it

 

TORNA SU (TOP)

 LiberaEva Magazine Tutti i diritti Riservati  Contatti