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Ancora. Di voglia che profuma di te, di desiderio che attanaglia senza
lasciare spazio ad altro. Occupa i pensieri, fagocita l’essenza, diventa
l’oblio nel quale voglio perdermi, senza fare ritorno. Ho una necessità
quasi fisica di sentirmi morsa, di portare i segni di questa follia
iniziata in un giorno senza tempo, dentro un colore che oggi non so più
definire.
Dentro l’ambrato di uno sguardo che stordisce più dell’alcol. E’ un
delirio, è un virus latente, che ha lavorato le pareti del mio cuore,
modellandole come creta. Si, sono divenuta creta, femmina dentro il calco
di una mano forte, gestita da un polso fermo, deciso. Come il fremito che
mi attraversa ora, di cui conservo gelosa, l’eco.
Avevo chiuso una porta, un giorno d’inverno. Dopo tanto sussurrare, sei
tornato. Non hai più bussato come in precedenza, spinto da una pulsione
atavica hai sfondato i cardini sui quali giaceva la mia poca
determinazione, e hai violato uno spazio che avevo deciso di mantenere
inviolato. Una violenza di carne e di cuore, uno strazio che mi ha resa
livida per troppa passione.
Mi hai resa liquida in quella notte fitta di nebbia, mi hai annegata nel
vino, stordendomi con il tono della tua voce, con il bianco del tuo
sorriso. Ma di te non ricordo i sussurri, né i gesti gentili. Di te
conservo l’animale mai domo, l’istinto di un uomo così travolgentemente
deciso da stravolgere completamente la mia capacità di gestire preda e
cacciatore.
Mi hai insegnato sbattendomi contro un muro bianco e gelido, che le parti
si possono invertire, che arrivi sempre quando vuoi. E ti prendi ciò che
vuoi, perché ciò che vuoi è tuo con l’anticipo della determinazione.
Bloccata contro questa consapevolezza, mi sono persa, languidamente.
Ho abbassato le difese, ho lasciato che il tuo fiato mi raccontasse storie
inaudite, ho lasciato che la tua voce mi incantasse i sensi. E già pregna
di te, anelavo l’attacco, il morso. L’umore denso e opalescente. Hai
gridato in quella notte di nebbia e freddo, hai urlato il mio nome
infrangendo un silenzio antico.
E mi hai dimostrato che posso anche sbagliarmi, e che lo sbaglio può
essere piacevole, se porta ad una verità sorprendente, che confonde i
pensieri e fa tremare le viscere.
Rendimi liquida. Ancora. Perché ho voglia di sentirmi ancora come quella
notte, ho voglia di perdermi nuovamente nell’ipnosi di quella spirale che
hai costruito intorno a me e dentro di me, dove tra le vette del mio ego,
hai fatto il nido. Proprio dove l’azzurro diventa cobalto, e il respiro è
più affannato, perso dietro ai pensieri osceni di questo delirio senza
capo né coda.
Non voglio altro per me, se non questa follia che ha restituito vigore al
battito del mio cuore. Voglio viverti attraverso la mia pelle, voglio
portare il tuo marchio ovunque. Voglio sentirmi liquida, ancora, sempre
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