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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 
 

Achiria

A Lavinia

Modella Ivana La Piana

 
 

 

Non c’è più neve nel cielo stasera, solo pioggia che scende, che bagna, che lava, nel freddo più intenso che diventa già buio. Raccolgo i pensieri col cuore che scoppia e gli occhi arrossati, per non perdere il senso di questo andare lontano. Mi fermo un secondo, accanto alla porta, a sfiorarmi le mani… a guardare le unghie che oggi apposta ho dipinto più belle. A slegare i capelli, alzati per lei, che li adora raccolti, a guardare i vestiti che ho scelto stasera, per farli toccare, per farli sfiorare. Per l’ultimo sguardo, per l’ultimo bacio, da rubarle per sempre.

Mi fermo a sentire, nel ventre, quanto sono stata crudele, quanto male le ho fatto, pur senza volere. Perché sento sorella questa donna che piange, che chiude gli occhi per non mostrarmi il suo viso, che stringe le mani come una bimba ferita. Così bella stasera, davvero, che quasi non riuscivo a parlare, che non trovavo parole dolci abbastanza e indolori davvero, per farle capire che non è amore quello che sento. Che non è il cuore quello che offro ai suoi baci preziosi che sanno di buono, alle sue mani che sono velluto, alla sua pelle che s’infiamma e che pulsa. Che non sono suoi gli occhi che invoco, quando arresa mi lascio inondare dai pensieri più audaci, quando sento nel petto il cuore scoppiare. Che non è suo il profumo che cerco quando le bacio le labbra. Quando le scosto i capelli. Quando le sfioro le mani.

Le ho chiesto di stare in silenzio, mentre provavo a spiegare… Che non posso darle il domani che cerca e che chiede, quando inquieta mi parla del tempo che scorre, senza vederci vicine. Quando si accende se solo la guardo e le sfioro il sorriso e poi si spegne se rimando a domani. Non posso fare promesse che non sanno di niente, che sono nodi e catene a cui non mi presto, fossi anche certa di non avere nient’altro. Così dolce e sensuale, stasera al mio fianco, che non trovavo il coraggio per dirle che non è colpa sua, che solo non sono fatta per un amore così, che toglie il respiro e vuol essere tutto, di giorno e di notte. Che non ho colpa se amo il silenzio, quando non voglio parlare…se amo il buio quando non voglio guardare… se sono gelosa del mio vivere libero. Se accolgo l’istante come un momento prezioso, ma poi chiudo e gli occhi e sono già altrove.

Ho chiuso la porta stasera alle spalle, per non sentire i suoi baci che non mi davano tregua, le sue mani che dicevano “Aspetta”, la sua bocca che cercava la mia, il suo seno appoggiato sul mio… Ora aspetto qui fuori che il buio mi raffreddi le guance, brucianti e arrossate, e dia quiete al mio cuore agitato nel petto. Mentre la neve dal cielo, riprende lenta a cadere. 

 
 
 

 

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