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Ancora
una volta. Corri davanti allo specchio per guardarti mentre ti parli e
bella ti vedi, mentre segui le vibrazioni che percorrono il tuo viso e
ridi e ridi ancora, perchè è follia quello che ti circonda. Guardi la tua
immagine e vorresti piangere, perchè c'è qualcosa di troppo bello in
quell'anima che vedi, a forma di occhi, labbra e sospiri. Un'anima bella.
E' un rito, stare qui seduta con le gambe incrociate davanti allo
specchio, sussurrando parole e disegnando un sorriso, in quel fugace lasso
di solitudine strappato ad occhi violenti e duri.
E ridi,
anche se prima eri tristezza e noia. Ti piace questo tuo carattere, questi
occhi che vedono altro e le orecchie che sentono suoni distanti e la pelle
delicata di fiore che sfiora e sfiora le lame. Ti piace il tuo viso da
bambina dolce e fragile, ti piace perchè sei pura, una bambina, una donna
capace in eterno di sognare e correre e ballare, ti piace perchè quella
fragilità è forza, perchè non sei giunco o quercia, sei la terza via,
quella che non si piega e non si spezza, ma si rialza, in eterno. E quando
ti senti in trappola e non parli, quando voci sguaiate e occhi rozzi ti
assalgono, quando l'egoismo altrui violenta il tuo sensibile mondo, non
smettere di ridere.
Perchè
sei fiore e fronde sinuose, sei fiume mare e tempesta e nulla ti può
ferire. E in questo buio, tu, tu trovi sempre il modo per tornare alla
luce, il modo per strappare ancora un attimo dal grande tic-tac collettivo
per stare da sola a guardarti allo specchio o danzare correndo in gioia di
note o passare ancora una volta davanti a quell'uomo che ti dice bella; ed
è strano, perchè lo senti davvero, non come ora che eviti riflessi
inopportuni di forme sgraziate, senti davvero, davanti a quella lastra di
vetro oscurato che sei bella davvero, e non è solo una parola. E non
importa che quell'uomo non tocchi il tuo cuore, né importa che faccia
parte di una di quelle categorie che in fondo disprezzi, né che non
capisca nulla di quello che dici, seguiti a rosicchiare tempo, un prima e
un dopo, un attimo di disincronia con il resto del mondo per rubare poche
parole o uno sguardo avido di rimandi e malizia.
Siete
complici, anche se dici che è solo per parlare con qualcuno, siete
complici e lo sai, mentre la mente corre soffice in sogni di sensi e ti
senti appagata anche solo pensando e dici di no convinta agli inviti, ai
bagni insieme e alle allusioni, pensando che finirà tutto alla tua
partenza e soltanto allora gli lascerai fare, solo allora ti mostrerai
come sei, passiva e passiva, per racchiudere nelle mani il calore
dell'atto, perchè un sì soffocato è facile gentilezza. Ma ti sbagliavi.
Perchè
proprio quando pensavi che la danza si facesse più fitta, lui aveva gli
occhi puntati su un'altra, un'altra che sedeva con lui, dove tu non eri
mai stata. Un po' ti brucia, un po' ti dispiace, ma non poi così tanto
come si potrebbe pensare. Perchè in fondo sei la tigre di sempre, un'anima
indipendente che non vuole nessuno per sempre e tutti accetta per un
attimo. Non fa male, quando devi per forza passarci accanto, cercando
orgoglio nei passi e nel seno e nel viso, allargando un sorriso, un
brindisi alla futilità, che non sarà stato capito, nemmeno visto forse. Ma
non fa male e spingi i bagagli, non fa male e sai che questo è
l'arrivederci che poco prima ti aveva annunciato come un qualcosa di
importante, ma che è soltanto la prima volta senza incontro di sguardi, un
addio indifferente che non ti tocca.
E ti
piace ricordarlo come uno sguardo e una carezza innocente sulla mano, come
se non avesse mai voluto altro che una chiacchierata rubata al suo lavoro
e alla tua lettura su quelle scomode panche, fuori nel nulla. E ridi
mentre tua madre azzarda che quella è la sua fidanzata, ridi perchè è solo
una delle tanti amanti, dopo di te e prima di qualche altra curva che sa
di seno e grembo, mentre aspettano quella moglie e quel bambino di cui mai
hai chiesto nulla. Continui a trascinare la valigia e in fondo sai che
anche tu non sei stata onesta, perchè c'erano altri corpi e orari e
luoghi, ma lui non sapeva nulla. Sai che il valzer che ti dava i brividi
ha avuto un indegno finale. Perchè anche l'altro ragazzo non sentirà il
tuo addio, troppo tardi sei tornata mentre ti costringevano a camminare e
fotografare ancora, e parlare con un ragazzo che ti diceva bella e unica e
speciale ma che nemmeno aveva il coraggio di fissarti e guardarti il seno
che ansimava, rapsodico; non era nessuno e volevi che ti toccasse, non era
nessuno e ragionava del come e quando rapirti mentre con la mente volavi
all'appuntamento mancato.
Ed il
bello è che ti dispiace anche se non provavi nulla, ti dispiace perchè li
davi per sicuri, almeno loro due, numeri in più sulla lista di uomini, ed
invece sull'elenco ci è finito il terzo che né ti guardava, né ti diceva
bella, ma appena sola si faceva amico e gentile, ti offriva quel che
poteva ed anche se non ti capiva, lo sentivi così vicino. E proprio quando
pensavi avesse dimenticato quelle conversazioni da amici, succede che sei
seduta sopra di lui a gambe aperte mentre ti accarezza la pelle e bacia il
collo. Continua a parlarti di cose ordinarie e tu non riesci più a pensare
a nulla, se non al calore che emana e a quel bacio che non si avvicina e
non sai se esserne felice o offesa. E quando ti solleva e il buio si
squarcia, hai bisogno di acqua che pulisca e lavi, ma poi capisci che
davvero ti è piaciuto, questa volta, e che lo vorresti ancora e ancora.
E sei
serena quando ti passa accanto e non guarda a terra, ti passa accanto e ti
sorride e tu pensi a quando ancora, a domani che vi saluterete e ti
toccherà come addio. Ma in quel domani non hai potuto incontrarlo. E
guardando fuori dal finestrino, come un sogno, quel vuoto di addii cercavi
di dirti che in fondo avevi ottenuto tutto e che quel desiderio di ancora
e ancora è desiderio dell'eterno ripetersi che è ordine e morte. Eppure
volevi ancora quelle mani, che già ti sembravano fantasia mai vissuta,
illusione frutto di un sogno. Ancora, ancora, ancora!
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