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   RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

Melainapsike

 
 

Specchi e rapsodia

 
 

 
 

Foto laura perinelli

 
     
 
 

Ancora una volta. Corri davanti allo specchio per guardarti mentre ti parli e bella ti vedi, mentre segui le vibrazioni che percorrono il tuo viso e ridi e ridi ancora, perchè è follia quello che ti circonda. Guardi la tua immagine e vorresti piangere, perchè c'è qualcosa di troppo bello in quell'anima che vedi, a forma di occhi, labbra e sospiri. Un'anima bella. E' un rito, stare qui seduta con le gambe incrociate davanti allo specchio, sussurrando parole e disegnando un sorriso, in quel fugace lasso di solitudine strappato ad occhi violenti e duri.

E ridi, anche se prima eri tristezza e noia. Ti piace questo tuo carattere, questi occhi che vedono altro e le orecchie che sentono suoni distanti e la pelle delicata di fiore che sfiora e sfiora le lame. Ti piace il tuo viso da bambina dolce e fragile, ti piace perchè sei pura, una bambina, una donna capace in eterno di sognare e correre e ballare, ti piace perchè quella fragilità è forza, perchè non sei giunco o quercia, sei la terza via, quella che non si piega e non si spezza, ma si rialza, in eterno. E quando ti senti in trappola e non parli, quando voci sguaiate e occhi rozzi ti assalgono, quando l'egoismo altrui violenta il tuo sensibile mondo, non smettere di ridere.

Perchè sei fiore e fronde sinuose, sei fiume mare e tempesta e nulla ti può ferire. E in questo buio, tu, tu trovi sempre il modo per tornare alla luce, il modo per strappare ancora un attimo dal grande tic-tac collettivo per stare da sola a guardarti allo specchio o danzare correndo in gioia di note o passare ancora una volta davanti a quell'uomo che ti dice bella; ed è strano, perchè lo senti davvero, non come ora che eviti riflessi inopportuni di forme sgraziate, senti davvero, davanti a quella lastra di vetro oscurato che sei bella davvero, e non è solo una parola. E non importa che quell'uomo non tocchi il tuo cuore, né importa che faccia parte di una di quelle categorie che in fondo disprezzi, né che non capisca nulla di quello che dici, seguiti a rosicchiare tempo, un prima e un dopo, un attimo di disincronia con il resto del mondo per rubare poche parole o uno sguardo avido di rimandi e malizia.

Siete complici, anche se dici che è solo per parlare con qualcuno, siete complici e lo sai, mentre la mente corre soffice in sogni di sensi e ti senti appagata anche solo pensando e dici di no convinta agli inviti, ai bagni insieme e alle allusioni, pensando che finirà tutto alla tua partenza e soltanto allora gli lascerai fare, solo allora ti mostrerai come sei, passiva e passiva, per racchiudere nelle mani il calore dell'atto, perchè un sì soffocato è facile gentilezza. Ma ti sbagliavi.

Perchè proprio quando pensavi che la danza si facesse più fitta, lui aveva gli occhi puntati su un'altra, un'altra che sedeva con lui, dove tu non eri mai stata. Un po' ti brucia, un po' ti dispiace, ma non poi così tanto come si potrebbe pensare. Perchè in fondo sei la tigre di sempre, un'anima indipendente che non vuole nessuno per sempre e tutti accetta per un attimo. Non fa male, quando devi per forza passarci accanto, cercando orgoglio nei passi e nel seno e nel viso, allargando un sorriso, un brindisi alla futilità, che non sarà stato capito, nemmeno visto forse. Ma non fa male e spingi i bagagli, non fa male e sai che questo è l'arrivederci che poco prima ti aveva annunciato come un qualcosa di importante, ma che è soltanto la prima volta senza incontro di sguardi, un addio indifferente che non ti tocca.

E ti piace ricordarlo come uno sguardo e una carezza innocente sulla mano, come se non avesse mai voluto altro che una chiacchierata rubata al suo lavoro e alla tua lettura su quelle scomode panche, fuori nel nulla. E ridi mentre tua madre azzarda che quella è la sua fidanzata, ridi perchè è solo una delle tanti amanti, dopo di te e prima di qualche altra curva che sa di seno e grembo, mentre aspettano quella moglie e quel bambino di cui mai hai chiesto nulla. Continui a trascinare la valigia e in fondo sai che anche tu non sei stata onesta, perchè c'erano altri corpi e orari e luoghi, ma lui non sapeva nulla. Sai che il valzer che ti dava i brividi ha avuto un indegno finale. Perchè anche l'altro ragazzo non sentirà il tuo addio, troppo tardi sei tornata mentre ti costringevano a camminare e fotografare ancora, e parlare con un ragazzo che ti diceva bella e unica e speciale ma che nemmeno aveva il coraggio di fissarti e guardarti il seno che ansimava, rapsodico; non era nessuno e volevi che ti toccasse, non era nessuno e ragionava del come e quando rapirti mentre con la mente volavi all'appuntamento mancato.

Ed il bello è che ti dispiace anche se non provavi nulla, ti dispiace perchè li davi per sicuri, almeno loro due, numeri in più sulla lista di uomini, ed invece sull'elenco ci è finito il terzo che né ti guardava, né ti diceva bella, ma appena sola si faceva amico e gentile, ti offriva quel che poteva ed anche se non ti capiva, lo sentivi così vicino. E proprio quando pensavi avesse dimenticato quelle conversazioni da amici, succede che sei seduta sopra di lui a gambe aperte mentre ti accarezza la pelle e bacia il collo. Continua a parlarti di cose ordinarie e tu non riesci più a pensare a nulla, se non al calore che emana e a quel bacio che non si avvicina e non sai se esserne felice o offesa. E quando ti solleva e il buio si squarcia, hai bisogno di acqua che pulisca e lavi, ma poi capisci che davvero ti è piaciuto, questa volta, e che lo vorresti ancora e ancora.

E sei serena quando ti passa accanto e non guarda a terra, ti passa accanto e ti sorride e tu pensi a quando ancora, a domani che vi saluterete e ti toccherà come addio. Ma in quel domani non hai potuto incontrarlo. E guardando fuori dal finestrino, come un sogno, quel vuoto di addii cercavi di dirti che in fondo avevi ottenuto tutto e che quel desiderio di ancora e ancora è desiderio dell'eterno ripetersi che è ordine e morte. Eppure volevi ancora quelle mani, che già ti sembravano fantasia mai vissuta, illusione frutto di un sogno. Ancora, ancora, ancora!

 


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