Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male. Questo è tutto. Oscar Wilde

 
 
     
 
 
     
 

Mariarita Cupersito

LA SIGNORA HORWOOD

 

 

 
     
 
 
 
 
     
 
     
 



Roxanne stava osservando dalla finestra della sua stanza la carrozza che lentamente varcava l’ingresso della tenuta: suo padre era infine tornato a casa.
A malincuore la giovane ragazza constatò che le sue preghiere non erano state ascoltate. Aveva sperato in qualche contrattempo che ritardasse quel rientro, ma ciò non era accaduto, e come se non bastasse non poteva neanche contare sull’appoggio di suo fratello Albert.
Avrebbe tanto voluto avere un carattere forte e deciso come era stato quello di sua madre, invece aveva ereditato da lei solo la straordinaria bellezza che aveva reso la signora Horwood una delle donne più ammirate del luogo. Nessuna meraviglia che suo padre l’avesse chiesta in sposa poco dopo averla conosciuta.
Era stato un matrimonio felice, ma poi sua madre si era improvvisamente ammalata e dopo la sua morte il signor Horwood si era lentamente chiuso in se stesso.
Roxanne e Albert avevano sempre rispettato la distaccata sofferenza del padre, in cui riconoscevano il loro stesso dolore, e credevano che le cose sarebbero rimaste così.
Forse fu per questo che rimasero molto sorpresi quando, qualche tempo dopo, lui annunciò che si sarebbe risposato.
La seconda signora Horwood non eguagliava neanche lontanamente colei che l’aveva preceduta, e probabilmente ne era consapevole, ma non sembrava importarle. Roxanne e Albert l’avevano sempre trattata con rispetto e cortesia, ma non c’era affetto nei modi gentili che le rivolgevano.
In ogni caso erano considerazioni ormai inutili, dato che quella situazione era durata poco: ben presto, infatti, la seconda signora Horwood era praticamente sparita nel nulla, dileguata senza lasciar traccia.

Roxanne ripensò allo stupore di suo padre che ancora adesso, dopo tanto tempo, non riusciva a trovare una spiegazione logica a ciò che era accaduto. Parlare di dolore sarebbe stato eccessivo, ma ciò non escludeva che quella storia lo avesse molto turbato.
Roxanne era anche a conoscenza delle cattiverie messe in giro dalla gente: si sussurrava che il signor Horwood avesse ucciso la sua nuova consorte facendo sparire chissà dove il corpo, e c’era addirittura chi pensava che anche la sua prima moglie non fosse morta per cause naturali.
Ovviamente erano voci prive di qualsiasi fondamento, suo padre aveva sì un carattere burbero, ma era assolutamente incapace di far del male a qualcuno.
Chiunque affermasse il contrario era uno sciocco.
Fortunatamente nessuno pronunciava quelle accuse ad alta voce, dato il rango e il prestigio sociale di cui suo padre godeva.
Proprio grazie alla posizione da lui rivestita era riuscito senza eccessiva difficoltà a trovare una terza moglie, che aveva potuto sposare legalmente in quanto la seconda signora Horwood era ormai per legge considerata un caso di “morte presunta”, ovviamente salvo prova contraria. In tal caso le nuove nozze sarebbero state nulle.
Roxanne non aveva ancora conosciuto la nuova signora Horwood, non aveva neanche partecipato alle nozze per via della sua salute cagionevole; Albert invece non vi aveva preso parte perché troppo impegnato nei suoi viaggi di lavoro in giro per l’Europa.
E ora i novelli sposi erano infine arrivati a casa.
Roxanne era molto nervosa all’idea di conoscerla e di dover vivere con lei. Qualche giorno prima aveva scritto ad Albert supplicandolo di tornare a casa anche solo per un breve periodo, perché aveva bisogno di lui. Lei si sentiva forte solo quando lo aveva al suo
fianco; era la sua roccia, il suo punto fermo.
Albert non si era fatto pregare, ma occorrevano diversi giorni di viaggio prima di arrivare a casa. Nel frattempo avrebbe dovuto cavarsela da sola, e ciò la rendeva molto inquieta.
Sbirciò tra le tende: la vide scendere dalla carrozza e notò che era molto giovane, probabilmente quasi sua coetanea. Moderatamente carina. Nulla in confronto alla leggendaria bellezza della compianta signora Horwood.
Ma il passato era passato, e il presente era lei: si guardava attorno compiaciuta, sapendo di essere lì come padrona e non come ospite. Ora era lei la signora Horwood.


******


La giovane sposa si adattò ben presto a quella nuova vita agiata e in pochi giorni imparò a gestire l’immensa proprietà da perfetta padrona di casa. Suo marito le concedeva tutto ciò che voleva e non c’era nulla che non potesse darle: sposarlo era stata indubbiamente un’ottima decisione.
La nuova signora Horwood aveva dovuto lottare contro molti ostacoli per giungere a quelle nozze, a causa di ciò che si diceva in giro sul signor Horwood e le sue precedenti mogli. I suoi familiari, temendo per la sua incolumità, avevano cercato inutilmente di dissuaderla insistendo sul fatto che fosse un uomo dai molti segreti e probabilmente pericoloso, ma lei era stata irremovibile.
Era attratta dalla sua vasta ricchezza, ma il suo giudizio non era annebbiato, e non lo reputava pericoloso. La sua prima moglie era stata seguita da diversi medici durante la malattia e se fosse stata assassinata si sarebbe certo venuto a sapere. Quanto alla seconda… Beh, nessuno poteva dire con certezza cosa fosse accaduto, ma ciò non era sufficiente ad incolpare il marito.
L’unica cosa che la nuova signora Horwood non aveva trovato di suo gradimento era stata la pallida figlia del marito, Roxanne.

Somigliava incredibilmente a sua madre e ciò le procurava un’incondizionata adorazione da parte di suo padre. Ogni volta che matrigna e figliastra si trovavano nella stessa stanza, tutte le attenzioni erano per quest’ultima, e la signora Horwood era estremamente infastidita da tale situazione. Decise che ben presto avrebbe persuaso suo marito a mandare la figlia in collegio, nonostante la sua salute cagionevole.
C’era poi l’altro figlio, Albert, che ancora non conosceva. Sempre in viaggio per affari, non le avrebbe creato problemi dato che la sua presenza sarebbe stata sporadica. Era previsto il suo arrivo per la settimana seguente e Roxanne sembrava davvero impaziente di rivederlo.
Suo marito le aveva spiegato che i due fratelli erano legati in modo quasi morboso, specialmente dopo la morte della madre.
Alla novella sposa non piaceva che si facessero riferimenti alle precedenti signore Horwood e in particolar modo alla prima. Era principalmente per questo motivo che non gradiva la presenza dei suoi figliastri, ma in qualche modo avrebbe provveduto.
Doveva essere chiaro a tutti che c’era una sola signora Horwood, ed era lei.


******


Appena Albert tornò a casa, Roxanne si sentì subito meglio; non era più sola.
La nuova moglie di suo padre le era apertamente ostile e sembrava non provare simpatia neanche per suo fratello, che ancora non riusciva a chiamarla “signora Horwood”.
Poco male, questo avrebbe facilitato il loro compito.
Lei e Albert erano due anime complementari, non riuscivano ad immaginarsi l’uno senza l’altro.
A chi li osservava dall’esterno poteva sembrare che la persona predominante fosse Albert: energico, deciso, intraprendente, un punto di riferimento per la giovane e malaticcia sorella.

In realtà le dinamiche tra di loro erano ben diverse; Roxanne aveva potere su di lui e riusciva a fargli fare qualsiasi cosa. Nel corso degli anni l’affetto e la complicità tra di loro si erano accentuati a tal punto che quando uno dei due mancava, l’altro si sentiva perduto. Ma quando si ritrovavano tutto cambiava.
A legarli ulteriormente c’era poi il ricordo della loro splendida madre, la compianta signora Horwood.
I due fratelli avevano considerato un oltraggio il secondo matrimonio del padre, e anche il terzo.
Nessuna donna avrebbe mai potuto sostituirsi alla signora Horwood, era un insulto anche solo pensarlo. Lei era unica e il suo vuoto non sarebbe mai stato colmato.
Si meravigliavano di come il padre non se ne rendesse conto, ma fortunatamente c’erano loro due ad occuparsi della faccenda.
Avrebbero provveduto a sistemare la terza moglie come avevano già fatto con la seconda: non era stato semplice murarla nella parete della vecchia cantina ormai in disuso, avevano dovuto lavorare duramente per tutta la notte, specialmente Albert, data la delicata salute di Roxanne. Il risultato era stato infine eccellente, nessuno l’avrebbe mai trovata.
Si erano sempre chiesti se il padre sospettasse o meno di loro. Era una domanda a cui non sapevano rispondere con certezza, ma presumevano di no, visto che aveva avuto l’indecenza di sposarsi di nuovo.
Questo significava un’altra notte di duro lavoro per loro due, ma ne valeva la pena: tutto pur di onorare la memoria della signora Horwood, l’unica e sola. Se avesse potuto vederli, sarebbe stata fiera di loro.
Non potevano occuparsene immediatamente, ma appena il signor Horwood si fosse recato via qualche giorno per affari avrebbero provveduto alla sua dolce sposa.

Confortati da tali pensieri cenavano ora tutti insieme, e ciascuno di loro era di buon umore: Roxanne e Albert gioivano sapendo che l’usurpatrice sarebbe presto uscita dalla scena; l’ignara vittima pregustava inutilmente il momento in cui i suoi figliastri avrebbero lasciato la casa paterna; suo marito era felice di quell’idilliaco quadretto familiare.
Mangiarono di gusto e conversarono amabilmente tutta la sera.
Ad un certo punto il signor Horwood propose un brindisi, e furono tutti d’accordo nel rivolgere tale brindisi a colei che recava gioia in quella casa: la signora Horwood.
 


 

FINE

Le pagine di Mariarita Cupersito su LiberaEva

http://www.myspace.com/mariarita.cupersito
Racconto inserito nell’antologia collettiva “365 Storie Cattive” a cura di Paolo Franchini.
Il ricavato delle vendite sarà devoluto a A.I.S.EA Onlus, l'associazione che raggruppa le famiglie italiane con figli colpiti da Emiplegia Alternante.
Link: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=545268



Mariarita Cupersito è una giovane scrittrice salernitana.
Caratteristica principale dei suoi testi è uno stile che richiama le atmosfere della letteratura gotica cui si miscelano ironia e un certo sadismo latente, osmosi che costituisce un vero
e proprio marchio di fabbrica dell'autrice.
Dotata di una tecnica narrativa molto scorrevole e di un umorismo
tipicamente britannico, la Cupersito vanta una grande passione per la
fotografia posando come modella per scatti dai contorni dark e
talvolta provocatori, che si sono segnalati in concorsi quali la sezione
fotografica del “Mystfest - Obiettivo Giallo” del 2010 (Primo premio della giuria
popolare) e “Visioni in giallo” nell’ambito della rassegna Giallolatino 2010
(finalista).
Scrittrice precoce, a soli sedici anni viene premiata da Andrea G. Pinketts,
in occasione del Concorso “Mini giallo dell’anno” indetto dalla Pro-loco di
Atena Lucana (SA). Lo studio in giurisprudenza e impegni di varia natura, però,
la portano ad allontanarsi dalla scrittura, ma se è vero che i primi amori non
si scordano mai la Cupersito non costituisce eccezione. Dal 2009, infatti,
ritorna a scrivere interessandosi soprattutto al giallo e al gotico, vincendo
con "Lady Catherine" il concorso letterario nazionale "Poeti e Narratori"
organizzato dalla Gds Edizioni. Per conto della stessa casa editrice, in rapida
successione, da alle stampe la raccolta "Gocce di Cristallo Nero" e le novelle
"Cassandra", "La Colpa di Madeleine" e "Poi venne il buio".
Nel 2010 ottiene un prestigioso risultato giungendo finalista al concorso
letterario “Orme Gialle” e viene inclusa in antologie di editori vari
(Caravaggio Editore, Delos Books, Edizioni Montag, MySecertDiary,
GiovaneHolden, Del Bucchia Editore). Il romanzo breve "Vederti strisciare" (Gds
edizioni) è attualmente in fase di pubblicazione.

 

 
 
     
 
 
     

 

 

 

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