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Roxanne stava osservando dalla finestra della sua stanza la
carrozza che lentamente varcava l’ingresso della tenuta: suo
padre era infine tornato a casa.
A malincuore la giovane ragazza constatò che le sue preghiere
non erano state ascoltate. Aveva sperato in qualche contrattempo
che ritardasse quel rientro, ma ciò non era accaduto, e come se
non bastasse non poteva neanche contare sull’appoggio di suo
fratello Albert.
Avrebbe tanto voluto avere un carattere forte e deciso come era
stato quello di sua madre, invece aveva ereditato da lei solo la
straordinaria bellezza che aveva reso la signora Horwood una
delle donne più ammirate del luogo. Nessuna meraviglia che suo
padre l’avesse chiesta in sposa poco dopo averla conosciuta.
Era stato un matrimonio felice, ma poi sua madre si era
improvvisamente ammalata e dopo la sua morte il signor Horwood
si era lentamente chiuso in se stesso.
Roxanne e Albert avevano sempre rispettato la distaccata
sofferenza del padre, in cui riconoscevano il loro stesso
dolore, e credevano che le cose sarebbero rimaste così.
Forse fu per questo che rimasero molto sorpresi quando, qualche
tempo dopo, lui annunciò che si sarebbe risposato.
La seconda signora Horwood non eguagliava neanche lontanamente
colei che l’aveva preceduta, e probabilmente ne era consapevole,
ma non sembrava importarle. Roxanne e Albert l’avevano sempre
trattata con rispetto e cortesia, ma non c’era affetto nei modi
gentili che le rivolgevano.
In ogni caso erano considerazioni ormai inutili, dato che quella
situazione era durata poco: ben presto, infatti, la seconda
signora Horwood era praticamente sparita nel nulla, dileguata
senza lasciar traccia.
Roxanne ripensò allo stupore di suo padre che ancora adesso,
dopo tanto tempo, non riusciva a trovare una spiegazione logica
a ciò che era accaduto. Parlare di dolore sarebbe stato
eccessivo, ma ciò non escludeva che quella storia lo avesse
molto turbato.
Roxanne era anche a conoscenza delle cattiverie messe in giro
dalla gente: si sussurrava che il signor Horwood avesse ucciso
la sua nuova consorte facendo sparire chissà dove il corpo, e
c’era addirittura chi pensava che anche la sua prima moglie non
fosse morta per cause naturali.
Ovviamente erano voci prive di qualsiasi fondamento, suo padre
aveva sì un carattere burbero, ma era assolutamente incapace di
far del male a qualcuno.
Chiunque affermasse il contrario era uno sciocco.
Fortunatamente nessuno pronunciava quelle accuse ad alta voce,
dato il rango e il prestigio sociale di cui suo padre godeva.
Proprio grazie alla posizione da lui rivestita era riuscito
senza eccessiva difficoltà a trovare una terza moglie, che aveva
potuto sposare legalmente in quanto la seconda signora Horwood
era ormai per legge considerata un caso di “morte presunta”,
ovviamente salvo prova contraria. In tal caso le nuove nozze
sarebbero state nulle.
Roxanne non aveva ancora conosciuto la nuova signora Horwood,
non aveva neanche partecipato alle nozze per via della sua
salute cagionevole; Albert invece non vi aveva preso parte
perché troppo impegnato nei suoi viaggi di lavoro in giro per
l’Europa.
E ora i novelli sposi erano infine arrivati a casa.
Roxanne era molto nervosa all’idea di conoscerla e di dover
vivere con lei. Qualche giorno prima aveva scritto ad Albert
supplicandolo di tornare a casa anche solo per un breve periodo,
perché aveva bisogno di lui. Lei si sentiva forte solo quando lo
aveva al suo
fianco; era la sua roccia, il suo punto fermo.
Albert non si era fatto pregare, ma occorrevano diversi giorni
di viaggio prima di arrivare a casa. Nel frattempo avrebbe
dovuto cavarsela da sola, e ciò la rendeva molto inquieta.
Sbirciò tra le tende: la vide scendere dalla carrozza e notò che
era molto giovane, probabilmente quasi sua coetanea.
Moderatamente carina. Nulla in confronto alla leggendaria
bellezza della compianta signora Horwood.
Ma il passato era passato, e il presente era lei: si guardava
attorno compiaciuta, sapendo di essere lì come padrona e non
come ospite. Ora era lei la signora Horwood.
******
La giovane sposa si adattò ben presto a quella nuova vita agiata
e in pochi giorni imparò a gestire l’immensa proprietà da
perfetta padrona di casa. Suo marito le concedeva tutto ciò che
voleva e non c’era nulla che non potesse darle: sposarlo era
stata indubbiamente un’ottima decisione.
La nuova signora Horwood aveva dovuto lottare contro molti
ostacoli per giungere a quelle nozze, a causa di ciò che si
diceva in giro sul signor Horwood e le sue precedenti mogli. I
suoi familiari, temendo per la sua incolumità, avevano cercato
inutilmente di dissuaderla insistendo sul fatto che fosse un
uomo dai molti segreti e probabilmente pericoloso, ma lei era
stata irremovibile.
Era attratta dalla sua vasta ricchezza, ma il suo giudizio non
era annebbiato, e non lo reputava pericoloso. La sua prima
moglie era stata seguita da diversi medici durante la malattia e
se fosse stata assassinata si sarebbe certo venuto a sapere.
Quanto alla seconda… Beh, nessuno poteva dire con certezza cosa
fosse accaduto, ma ciò non era sufficiente ad incolpare il
marito.
L’unica cosa che la nuova signora Horwood non aveva trovato di
suo gradimento era stata la pallida figlia del marito, Roxanne.
Somigliava incredibilmente a sua madre e ciò le procurava
un’incondizionata adorazione da parte di suo padre. Ogni volta
che matrigna e figliastra si trovavano nella stessa stanza,
tutte le attenzioni erano per quest’ultima, e la signora Horwood
era estremamente infastidita da tale situazione. Decise che ben
presto avrebbe persuaso suo marito a mandare la figlia in
collegio, nonostante la sua salute cagionevole.
C’era poi l’altro figlio, Albert, che ancora non conosceva.
Sempre in viaggio per affari, non le avrebbe creato problemi
dato che la sua presenza sarebbe stata sporadica. Era previsto
il suo arrivo per la settimana seguente e Roxanne sembrava
davvero impaziente di rivederlo.
Suo marito le aveva spiegato che i due fratelli erano legati in
modo quasi morboso, specialmente dopo la morte della madre.
Alla novella sposa non piaceva che si facessero riferimenti alle
precedenti signore Horwood e in particolar modo alla prima. Era
principalmente per questo motivo che non gradiva la presenza dei
suoi figliastri, ma in qualche modo avrebbe provveduto.
Doveva essere chiaro a tutti che c’era una sola signora Horwood,
ed era lei.
******
Appena Albert tornò a casa, Roxanne si sentì subito meglio; non
era più sola.
La nuova moglie di suo padre le era apertamente ostile e
sembrava non provare simpatia neanche per suo fratello, che
ancora non riusciva a chiamarla “signora Horwood”.
Poco male, questo avrebbe facilitato il loro compito.
Lei e Albert erano due anime complementari, non riuscivano ad
immaginarsi l’uno senza l’altro.
A chi li osservava dall’esterno poteva sembrare che la persona
predominante fosse Albert: energico, deciso, intraprendente, un
punto di riferimento per la giovane e malaticcia sorella.
In realtà le dinamiche tra di loro erano ben diverse; Roxanne
aveva potere su di lui e riusciva a fargli fare qualsiasi cosa.
Nel corso degli anni l’affetto e la complicità tra di loro si
erano accentuati a tal punto che quando uno dei due mancava,
l’altro si sentiva perduto. Ma quando si ritrovavano tutto
cambiava.
A legarli ulteriormente c’era poi il ricordo della loro
splendida madre, la compianta signora Horwood.
I due fratelli avevano considerato un oltraggio il secondo
matrimonio del padre, e anche il terzo.
Nessuna donna avrebbe mai potuto sostituirsi alla signora
Horwood, era un insulto anche solo pensarlo. Lei era unica e il
suo vuoto non sarebbe mai stato colmato.
Si meravigliavano di come il padre non se ne rendesse conto, ma
fortunatamente c’erano loro due ad occuparsi della faccenda.
Avrebbero provveduto a sistemare la terza moglie come avevano
già fatto con la seconda: non era stato semplice murarla nella
parete della vecchia cantina ormai in disuso, avevano dovuto
lavorare duramente per tutta la notte, specialmente Albert, data
la delicata salute di Roxanne. Il risultato era stato infine
eccellente, nessuno l’avrebbe mai trovata.
Si erano sempre chiesti se il padre sospettasse o meno di loro.
Era una domanda a cui non sapevano rispondere con certezza, ma
presumevano di no, visto che aveva avuto l’indecenza di sposarsi
di nuovo.
Questo significava un’altra notte di duro lavoro per loro due,
ma ne valeva la pena: tutto pur di onorare la memoria della
signora Horwood, l’unica e sola. Se avesse potuto vederli,
sarebbe stata fiera di loro.
Non potevano occuparsene immediatamente, ma appena il signor
Horwood si fosse recato via qualche giorno per affari avrebbero
provveduto alla sua dolce sposa.
Confortati da tali pensieri cenavano ora tutti insieme, e
ciascuno di loro era di buon umore: Roxanne e Albert gioivano
sapendo che l’usurpatrice sarebbe presto uscita dalla scena;
l’ignara vittima pregustava inutilmente il momento in cui i suoi
figliastri avrebbero lasciato la casa paterna; suo marito era
felice di quell’idilliaco quadretto familiare.
Mangiarono di gusto e conversarono amabilmente tutta la sera.
Ad un certo punto il signor Horwood propose un brindisi, e
furono tutti d’accordo nel rivolgere tale brindisi a colei che
recava gioia in quella casa: la signora Horwood.
FINE
Le pagine di
Mariarita Cupersito su LiberaEva
http://www.myspace.com/mariarita.cupersito
Racconto inserito nell’antologia collettiva “365 Storie Cattive” a cura di
Paolo Franchini.
Il ricavato delle vendite sarà devoluto a A.I.S.EA Onlus, l'associazione
che raggruppa le famiglie italiane con figli colpiti da Emiplegia
Alternante.
Link:
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=545268
Mariarita Cupersito è una
giovane scrittrice salernitana.
Caratteristica principale dei suoi testi è uno stile che richiama le
atmosfere della letteratura gotica cui si miscelano ironia e un certo
sadismo latente, osmosi che costituisce un vero
e proprio marchio di fabbrica dell'autrice.
Dotata di una tecnica narrativa molto scorrevole e di un umorismo
tipicamente britannico, la Cupersito vanta una grande passione per la
fotografia posando come modella per scatti dai contorni dark e
talvolta provocatori, che si sono segnalati in concorsi quali la sezione
fotografica del “Mystfest - Obiettivo Giallo” del 2010 (Primo premio della
giuria
popolare) e “Visioni in giallo” nell’ambito della rassegna Giallolatino
2010
(finalista).
Scrittrice precoce, a soli sedici anni viene premiata da Andrea G.
Pinketts,
in occasione del Concorso “Mini giallo dell’anno” indetto dalla Pro-loco
di
Atena Lucana (SA). Lo studio in giurisprudenza e impegni di varia natura,
però,
la portano ad allontanarsi dalla scrittura, ma se è vero che i primi amori
non
si scordano mai la Cupersito non costituisce eccezione. Dal 2009, infatti,
ritorna a scrivere interessandosi soprattutto al giallo e al gotico,
vincendo
con "Lady Catherine" il concorso letterario nazionale "Poeti e Narratori"
organizzato dalla Gds Edizioni. Per conto della stessa casa editrice, in
rapida
successione, da alle stampe la raccolta "Gocce di Cristallo Nero" e le
novelle
"Cassandra", "La Colpa di Madeleine" e "Poi venne il buio".
Nel 2010 ottiene un prestigioso risultato giungendo finalista al concorso
letterario “Orme Gialle” e viene inclusa in antologie di editori vari
(Caravaggio Editore, Delos Books, Edizioni Montag, MySecertDiary,
GiovaneHolden, Del Bucchia Editore). Il romanzo breve "Vederti strisciare"
(Gds
edizioni) è attualmente in fase di pubblicazione. |
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