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Ho iniziato, come credo
molti ragazzini, a toccarmi verso i dieci o undici anni, ma la prima
masturbazione vera fu a dodici, ascoltando Paul Anka e guardando le
copertine di Quattroruote. No, non era una perversione automobilistica,
semplicemente perchè ritraevano fotomodelle in pose allora provocanti.
Come le pagine centrali di una rivista di destra "Il Borghese " della
quale avevo trovato dei pacchi in una soffitta abbandonata. Forse per dare
un senso alla personalità dei loro lettori le quattro pagine centrali e
patinate erano dedicate a fotografie in bianco e nero di attrici e modelle
di allora, in abbigliamenti sexy. La mia favorita stimolatrice di erezioni
fu sicuramente Elenora Rossi Drago, seduta in poltrona con le gambe
scoperte, reggicalze e calze nere. Seguendo le spiegazioni di amici più
esperti avevo imparato la manipolazione che porta a quel piacere strano.
Il giochino era riuscito con grande soddisfazione, così il passatempo si
ripeteva quasi quotidianamente con l'aiuto della fantasia più sfrenata o
sensibilizzato da qualsiasi stimolo visivo.
Quell'anno ero stato invitato a trascorrere una settimana in montagna,
dagli zii, prima di andare in vacanza al mare con mia madre. Mio cugino
aveva la mia età e nei miei altri soggiorni a casa loro avevo dormito con
lui nella sua cameretta. Questa volta però il mio arrivo coincise con un
bella varicella che colpì il mio compagno di camera costringendolo a letto
e obbligandomi, per motivi prudenziali, a dormire per una settimana in
un'altra stanza e in un letto matrimoniale, con sua sorella, la cugina
Gabriella di 23 anni.
Gabriella era spesso stato oggetto delle mie fantasie grazie ad un corpo
che a me allora sembrava da Pin Up . Purtroppo, dopo un fidanzamento
andato male, era diventata estremamente bigotta al punto di non potermi
permettere di dire nemmeno "casino" senza farla arrossire e pigliarmi un
rimbrotto, sembrava le fosse nata una vocazione per farsi suora.
Probabilmente aveva visto e toccato solo il pene del fidanzato, prima
della crisi mistica e forse per questo motivo si trascinava la mania di
lavarsi continuamente le mani durante il giorno senza un apparente motivo
igienico.
Il ricordo di qualche contatto impuro forse la tormentava, per questo si
spogliava in bagno ed entrava in camera da letto già in pigiama ed al
buio, per paura di farsi vedere da me. Nel letto poi, non c'era mai fra di
noi meno di un metro di distanza, ma non ostante questi presupposti, mi
eccitava e quando riuscivo a trovare le sue mutandine nella cesta dei
panni da lavare le annusavo eccitandomi. Non so se ci fosse qualcosa di
feticistico in ciò per un ragazzino dodicenne o se fosse semplicemente la
curiosità di annusare l'odore di una donna.
Una mattina io e la cugina eravamo andati a fare una passeggiata nei
boschi dietro la casa e dopo un'ora ci eravamo fermati a riposare
all'ombra di grandi piante secolari. Gabriella aveva steso il foulard che
portava abitualmente sulle spalle, mostrandomi il candore del suo collo e
si era sdraiata su un prato leggermente in discesa, che emanava quel
profumo umido e pesante, misto di terra e muschio che sale quando il caldo
asciuga l'erba dagli umori della notte. Era bellissima, i raggi del sole
filtravano fra le foglie dei castani mosse dal vento e illuminavano come
in un caleidoscopio la sua pelle bianca. Giocavano sul suo viso come una
gibigiana e la obbligavano a tenere gli occhi socchiusi. Non si poteva
accorgere che io, stando seduto un pò più in basso nel prato, riuscivo a
guardarle le cosce nude sotto la gonna tirata a coprire le ginocchia.
Il desiderio di masturbarmi guardando quello spettacolo diventò
impellente, così mi allontanai e credendo si fosse addormentata mi misi a
sfogare le pulsioni provocate dalla vista delle sue gambe dietro un
cespuglio. Preso da quella occupazione non mi accorsi però dei suoi
movimenti. Mi stava cercando. Mi trovò e col corpo del reato in mano:
rimase qualche secondo a guardarmi, prima negli occhi, poi più in basso e
si girò allontanandosi da quella visione peccaminosa, forse cercando un
ruscello per lavare dagli occhi l'immagine oscena. Io ero rosso, per due
motivi, l'impegno profuso nell'attività e la vergogna. Non mi disse nulla,
come se non fosse successo niente e mentre cercavo faticosamente di
chiudere la lampo senza farmi male, se ne andò, riprendendo la strada del
ritorno. Poco dopo la raggiunsi, camminando a testa bassa qualche metro
dietro di lei, sconsolato come chi è stato beccato con le dita nella
marmellata, ma con la visione del suo didietro che non calmava certo la
mia eccitazione, interrotta bruscamente. In casa non mi rivolse la parola
per il resto della giornata, alimentando il mio timore che raccontasse
qualcosa alla zia. La vergogna del raccontare l'accaduto, l'avrebbe
convinta a stare zitta. Ne ero certo.
La sera andai a letto molto presto e prima di addormentarmi, ripensando
alla visione pomeridiana delle sue cosce, ripresi l'operazione incompiuta,
toccandomi sotto le coperte, fino a quando non la sentii entrare in camera
e infilarsi nel letto. Smisi subito per la paura di essere beccato nella
mia impura attività per la seconda volta nello stesso giorno. Finsi di
dormire, tentando realmente di addormentarmi, ma lui non ne voleva sapere
di assopirsi.
Dopo una decina di minuti, credevo che Gabriella sdraiata di schiena si
fosse addormentata e ne ascoltavo il respiro piacevolmente ritmato. Mi
sbagliavo, la cara cugina, avendo capito o immaginato cosa stavo facendo
poco prima, credendomi addormentato, fece scivolare una mano verso la mia
parte di letto fino a raggiungere il mio corpo. La mia rigidità ormai non
riguardava più solo quella piccola parte di me, ero tutto duro e teso,
d'altronde era la prima volta che lui incontrava una mano che non
appartenesse al suo stesso corpo.
Quella mano lo accarezzò prima solo sfiorandolo e costatandone la
consistenza, poi strinse le dita e iniziò un impacciato su e giù! La mano
entrò nel pigiama delicatamente, mentre io non avevo neanche il coraggio
di muovermi per la paura che fosse un sogno e svanisse. Gabri la mattina
dopo fece finta di nulla e mise il mio pigiama a bagno con la biancheria
sporca. Ogni sera, per il resto della settimana attesi inutilmente il
ripetersi del miracolo. Inutilmente. Forse la cugina pentita, da giorni
stava scontando il suo errore con continue abluzioni della povera mano
peccatrice.
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