RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

La Sartina

 
 

Una notte intera

 
 

 
 

Foto Stefan Beutler

 
 
 


Ci mancava la pioggia questa sera! Sono qui da un po’ ormai, e ancora nessuno in vista: fa freddo, e questa dannata pioggerella mi sta inzuppando: poi mi fanno male i piedi, e sì che le ho pagate una fortuna queste scarpe! Del resto con tacchi così alti si sta per forza scomode, però mi fanno le gambe da urlo, lo vedo che i clienti ci rimangono incantati. Meno male, due fari rallentano: macchina potente, sarà il solito porco pieno di soldi, beh almeno c’è da guadagnare bene. Abbassa il vetro: mi aspettavo un vecchio, invece questo non avrà più di quarantacinque anni, bello anche, moro scuro di carnagione e vestito elegante: all’inizio mi chiedevo perché venissero a cercarci tipi così, che tanto possono trovare donne senza pagare, ma poi ho smesso di stupirmi: ho avuto clienti di tutti i tipi, dai ragazzini ai vecchi, dal povero sfigato all’industriale pieno di soldi: tutti arrivano qua con le stesse voglie e le stesse pretese, alla fine.

Gli faccio la solita domanda, ma questo mi chiede il prezzo per una notte intera a casa sua: richiesta insolita, penso, lui vedendomi incerta alza la posta, insiste.
“Devi venire con me , non voglio sentire storie: ci aspetta una bella notte, vedrai.” Non posso certo lasciarlo a quella cretina di Lola, accetto e salgo in macchina. Casa sua è a dieci minuti, dice, mette un CD.
"Che bella musica" Faccio io.
E lui "E’ Corelli. Anche a me piace, ascoltarlo mi fa stare così bene…la musica ci porta in un mondo diverso, più bello, e credo che anche tu voglia stare in un posto più bello, che mentre sei qui i tuoi pensieri vadano altrove: non è la prima volta che passo di qua, sai, e mi colpiscono sempre quei tuoi occhi sognanti, è questo che mi piace tanto di te...” Mi stupiscono le sue parole, vorrei dire qualcosa, ma mi limito a sorridere.

L’appartamento è spazioso, con piante verdi e tanti quadri pieni di colori: lui mi guida verso il bagno.
“Avrai freddo.” Dice.
“Fai pure una doccia calda, intanto io cucino qualcosa.” E mi lascia degli asciugamani e un kimono blu.
Che tipo, penso sotto il getto bollente, e intanto mi sembra di rinascere dopo quelle ore al freddo, il sapone profuma di lavanda, mi ricorda il bagno che facevo da bambina: mi asciugo i capelli e un odore di aglio soffritto mi guida verso la cucina, lui sta tagliando i pomodorini su un tagliere, risciacqua le olive e stappa il vino, ma che avrà in mente penso, certo uno così non capita spesso…
"Come sei bella senza trucco, hai un viso così dolce...proprio come ti immaginavo " Riesce a farmi sorridere di nuovo.
"Sei il primo che me lo dice, di solito gli uomini pensano a ben altro che a guardarmi in faccia."
"Alcuni uomini sono davvero stupidi ...non sanno guardare e non sanno sentire niente, quanto si perdono... "
"Si sta così bene qui, in questa casa...è tutto così piacevole...non sai quanto mi manca una casa vera, un sentimento vero..."
"Forse queste cose sono più vicine a te di quanto credi." E mi fissa, io non so più che dire...

Dopo un po' inizia ad apparecchiare con gesti sicuri, si vede che vive da solo, è abituato a ricevere donne, ma io non sono una delle sue amichette, non ha dovuto conquistarmi, solo pagarmi come tutte le puttane del mondo, intanto ho fame e la pasta ha un profumo delizioso, ci sediamo a mangiare, che buffo, come una coppia al primo appuntamento, e lui mi parla del suo lavoro, degli amici e le ultime vacanze, mi mostra le foto e i vasi di terracotta comprati in Messico, si alza per portare in tavola il filetto e il radicchio, certo che ne perde di tempo…
Dopo il caffè mi conduce sul divano, ecco penso, si è deciso: invece mi chiede che genere di film preferisco, mi porta una coperta che magari ho freddo.
“Va bene dimmi che vuoi fare.” Taglio corto.
E lui “Guardare un film”
“i solito me lo guadagno, quello che mi pagano.”
“Su questo stai tranquilla. Ti pago per stare qui con me e basta.”
(Non sarai uno di quelli che vogliono solo parlare perché sono stati mollati da poco, o non si sentono mai abbastanza maschi, o peggio un missionario con la fissazione di riportarmi sulla retta via…)
“ Così, senza fare niente?”
“Non è niente, è stare vicini, cenare, guardare un film, dormire: lo so che non ci conosciamo, ma sento che possiamo stare bene insieme... Di donne ne conosco tante, ma ho subito capito che tu hai qualcosa di diverso che mi piace molto: se avessi voluto solo sesso non mi sarebbe mancato il modo: ma non lo cerco, non questa sera...perchè lo trovi così strano?"

Certo che è strano, vorrei rispondergli, quando la sera tremi aspettando sulla strada, sperando che ti capiti solo gente innocua, non il pazzo che ti sgozza con una coltellata, come hanno fatto il mese scorso alla povera Marina, non quello che ti picchia e cerca di strozzarti, e speri solo di arrivare intera al giorno dopo: ma lui che può saperne, mette su uno stupido film di avventura e abbassa le luci, si siede vicino senza sfiorarmi, solo dopo un po’ mi infila le dita tra i capelli, mi accarezza come si fa con i gatti: che bello, mai nessuno mi tocca così, conosco solo mani smaniose o pesanti, che vogliono prendere per quanto hanno pagato, è così bello che quasi mi spaventa: tiro su la coperta e fingo di dormire. Sto pensando, sto sognando...
Un vento rabbioso solleva le onde, cammino scalza sulla riva bagnata, ma l’acqua avanza e trascina la sabbia da sotto i miei piedi, sto per cadere… non lasciarmi su questa spiaggia, non riuscirei a tornare a casa… Il mare è sparito, qualcuno mi stringe, posso sentire il suo profumo speziato: forse sono sveglia, sei tu che mi abbracci e mi mormori "piccola" nella stanza buia.

Mi prendi in braccio, mi porti con te... Fuori il cielo è schiarito, mi ero sono davvero addormentata sul divano, ma adesso mi sveglio nel letto, al tepore del piumino: lui armeggia in cucina e ha già fatto il caffè, lo porta in camera e mi chiede quanto zucchero, io invece penso oddio, perché ho voglia di baciarti? Non lo faccio mai, non bacio per davvero, come facevo con Mauro a quindici anni, nel cortile della scuola: Mauro era così bello, con i suoi occhi grigi, la bocca pulita che sapeva di menta: disegnava cuori e ci scriveva 4EVER, non è stato per sempre ma era bello pensarlo. Tu mi ricordi lui, quei giorni di dolcezza, le corse in motorino le zuffe e le risate, vorrei restare qui e abbracciarti sul divano, disegnare cuori sul tavolo di vetro…

Ma sul tavolo c’è la mia borsa, ci sono dentro i tuoi soldi: mi urlano che adesso faccio questo mestiere, che questo è un lavoro, non ci sono cuori, solo corpi un prezzo e voglie da placare. Vado a rivestirmi, mi specchio per truccarmi: ne metto tanto di trucco, una maschera sul viso per cancellare i segni di questa notte strana, e ripasso ancora il rossetto sulle labbra, che nasconda il bacio che avrei voluto darti: ho di nuovo le scarpe che mi slanciano le gambe, e questi tacchi alti puntuti come lame sono le mie armi per andare sulla strada, per reggere gli sguardi e sfidare tutti quanti.

Lascio sulla porta il tuo sorriso caldo, mi hai dato il tuo numero, mi dici di tornare: eppure non so se potrei mai farlo, non è così facile per chi fa la mia vita: posso solo venderti qualche ora del mio tempo, come a tutti i clienti che mi vengono a cercare, e anche tu se vuoi, sai già dove trovarmi, sai che su quella strada ci sto tutte le sere.
 

 

 
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