Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male. Questo è tutto. Oscar Wilde

 

 

La Sartina
Trecce verde mare

 

 

 


 

Il Corso illuminato dalle luci serali metteva di buon umore:
c’era molta gente nonostante il freddo, e Mara era felice di camminare tra la folla e di confondersi
con le persone che guardavano le vetrine sfavillanti.
Il marito era tornato un po’ indietro per salutare dei conoscenti, lei invece non aveva simpatia per loro, quindi si era finta interessata ai volumi esposti in una libreria: si ritrasse però arrossendo: in bella vista c’era l’ultimo romanzo di Paolo.
Era un romanzo erotico, il terzo dei suoi, ed era stato accolto con entusiasmo dai lettori,
affascinati dal suo stile raffinato e sottile, dagli intrecci mai banali, dal profumo che ogni pagina sembrava emanare: in molti si chiedevano quali donne fossero le ispiratrici di quei romanzi, ma lui
da vero gentiluomo non aveva mai rivelato particolari di questo genere.
Per fortuna, pensò Mara, immagino l’espressione del compassato libraio se sapesse che la protagonista dell’ultimo libro sta lì dietro la vetrina, con un cappotto scuro la sciarpa e gli stivaletti!

Paolo era un amico di suo marito fin dai primi anni di scuola: erano molto diversi, tra i due Alessandro era il più tranquillo e razionale, e dopo qualche timida avventura giovanile aveva “messo la testa a posto”: si era buttato sul lavoro aprendo uno studio commerciale che gli dava buoni profitti, e subito dopo aveva pensato al matrimonio con Mara.
Lei ne era stata felice: Alessandro sapeva darle, oltre all’amore, la stabilità e la sicurezza che le erano sempre mancate. Era figlia di genitori divorziati, spettatrice di tante liti e protagonista di tanti spostamenti da una parte all’altra.
Naturalmente era anche innamorata e non chiedeva altro: dopo non aveva avuto rimpianti né avvertiva mai noia o insofferenza. per quella vita un po’ piatta e in fondo prevedibile.


Paolo invece era l’irrequieto single, l’eclettico giornalista dai mille interessi, che trascorreva una buona parte del suo tempo in giro per l’Europa impegnato nella stesura di articoli sui principali eventi culturali.
Solo negli ultimi anni si era cimentato nella scrittura erotica: tutti all’inizio pensavano a un sogno strampalato, invece il suo primo libro aveva avuto un successo inaspettato ed era stato considerato un evento, una grande novità in questo genere letterario.
A Mara lui non era mai piaciuto: era certo un uomo pieno di fascino, ma lei lo trovava troppo originale, distante dalla vita quotidiana, troppo inafferrabile e complicato.
Del resto Paolo doveva considerarla una anonima insegnante di provincia senza ambizioni e poco interessante: Mara lo percepiva dal suo tono benevolo durante i loro incontri,(lo stesso che lei usava con i suoi alunni di scuola media, pensava irritata ) tono che la bloccava e la faceva sembrare impacciata e rigida: ancora di più quando lui arrivava con la compagna di turno, sempre ovviamente bellissima elegante e spigliata.
Lei li avrebbe volentieri evitati, ma sapeva quanto quella amicizia fosse importante per Alessandro e non avrebbe mai detto o fatto qualcosa che potesse incrinarla: si limitava perciò a conversare educatamente; appena poteva si eclissava con la scusa di lasciarli soli, magari avviando con la compagna di turno una lunga chiacchierata a base di moda e di palestre.

C’era stato però quel sabato pomeriggio…



*****


Era tornata da scuola con un terribile mal di testa: aveva preparato svogliatamente il pranzo e senza neppure mangiare si era buttata sul letto, sfilandosi solo i jeans e tirandosi addosso la trapunta fino a coprirsi del tutto.
Era piombata presto in un sonno profondo: a un certo punto le era parso che Alessandro la chiamasse, ma forse lo aveva solo sognato.
Quando riaprì gli occhi la luce del giorno era molto calata.
Si sentiva meglio: con i calzini bianchi ancora ai piedi scese dal letto e si diresse verso il soggiorno.
“Avresti potuto svegliarmi prima: è già tar..” la frase gelò, e così pure la mano che spalancava la porta sul soggiorno: Alessandro non era solo!
Paolo sedeva rilassato sul divano, con una birra in mano e un’espressione di divertito stupore.
Mara invece arrossì violentemente, realizzando che indossava solo il maglione, e che questo le copriva appena i fianchi….fece per ritrarsi, ma fu Alessandro a sbloccare quel momento di imbarazzo:
“Dai, vieni avanti: Paolo non è mica un estraneo! Poi non credo che si scandalizzi per così poco:
ne avrà ben viste di gambe femminili…certo le tue sono deliziose” continuò, cingendola con un braccio e baciandola teneramente “Stai meglio tesoro?”
“Ho ancora l’emicrania “ mentì lei, raggiungendo la poltrona con la provvidenziale coperta di pile:
era furiosa con se stessa ma anche con suo marito, che era stato così indifferente!
Era stato come se le avesse detto: un uomo come Paolo neppure si accorge di te...che effetto vuoi che gli faccia vederti così mezza svestita ?
Ma come? Era così poco desiderabile? Davvero non suscitava il minimo interesse in altri uomini? Si sentiva bruciare gli occhi per l’umiliazione: per un istante fu tentata di vendicarsi alzandosi e spogliandosi lentamente, con movenze da sirena, solo per vederli tutti e due attoniti, ammaliati dalle sue forme nude…fu la voce del marito a distoglierla da questo pensiero un po’ folle:
“Ti preparo un tè all’arancia, ti farà bene”
“Grazie “ risposta secca.


Paolo era rimasto in silenzio: adesso che Alessandro trafficava in cucina le rivolse un lungo sguardo, non più gentilmente canzonatorio, ma serio e dolce, quasi commosso, come se la vedesse per la prima volta, come se ammirasse un capolavoro di quelli che ti lasciano senza fiato.
“Sei stupenda “ fece in tempo a sussurrarle.


*****


“ Ho sempre invidiato Alessandro, perché ha trovato una donna bella, dolce e intelligente come te: ho anche pensato qualche volta che forse non ti merita.
Lo so, sono un suo amico e non dovrei essere cattivo: tu lo ami, anche lui ti ama molto, è solo che trova così naturale averti accanto, e invece dovrebbe ogni giorno stupirsi per il grande dono che ha ricevuto, dovrebbe restare incantato da te, come lo sono stato io oggi: mi ha fatto impazzire vederti così, con l’aria assonnata, coperta solo di quel maglione verde mare…quanto avrei voluto stringerti, infilare le mani sotto quelle trecce di lana morbida, sentire il calore della tua pelle...sentire il ritmo lieve del tuo respiro…”

Quella mail era stata solo la prima: da allora Paolo le scriveva ogni giorno: lunghe lettere, poesie, racconti, colmi di ammirazione e di desiderio.
Mara all’inizio aveva esitato a rispondere: mi sta prendendo in giro, aveva pensato scettica:
vuole solo giocare un po’ con una maestrina di provincia…
Ma Paolo continuava, caparbio: allora lei aveva ricambiato, prima solo curiosa, poi sempre più stupita, perché stava scoprendo grazie a lui un fascino e una femminilità che mai avrebbe creduto di possedere.


Non c’era una vera storia tra loro: si incontravano di rado e sempre di sfuggita, poche ore ritagliate in qualche angolo delle loro giornate: sì, incontri brevi, rubati... con tanta dolcezza e nessuna cattiveria.
La vetrina ora le rimandava il suo volto sempre un po' stupito e infantile, dalle guance paffutelle, arrossato dal freddo e incorniciato dal bavero del cappotto, sfiorato dalle luci del
Natale... ma lei lo vedeva libero, volto all'insù, acceso dall’emozione. Rivedeva quell'uomo
padrone di tante storie e di tanti cuori, che cedeva esplodendo tutto il suo desiderio e il suo
amore, e poi le accarezzava la testa mentre sussurrava "sei così dolce... sei così bella..."

Il loro scambio di emozioni era fortissimo e tenero, gioioso e inebriante, tanto che aveva dato corpo all’ultimo romanzo, il cui titolo aveva così incuriosito i lettori : TRECCE VERDE MARE.

Eccolo, campeggiava a grandi lettere sulla copertina del libro, che sembrava ammiccarle nei riflessi della vetrina.
Mara sorrise, serena, appagata, compiaciuta, prima di andare incontro al marito e prenderlo a braccetto:
“Che freddo! Andiamo a prendere una cioccolata calda, ti va? “ chiese Alessandro.
“Sai bene che le dolcezze mi vanno sempre ”
rispose lei.




Questo racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.
 

FINE

 

 

 

 
 
 

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Foto KemalKamilAKCA

 

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