RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

La Sartina

 
 

Tra le pagine

 
 

 
 

Foto alexricca

 
 
 

Tra le pagine… Quello della lavanderia era l’ultimo impegno della giornata, finalmente! E nemmeno il più pesante, anzi le piaceva andarci alla fine del solito pomeriggio di spese e starsene in pace per poco più di un’ora, giusto il tempo di lavare e asciugare i piumini…e poi il mercoledì non c’era quasi nessuno… Dopo aver avviato la lavatrice frugò nella borsa alla ricerca del libro che ormai era lì dentro da settimane, senza che riuscisse a finirlo, e rialzando gli occhi lo vide: il giovane proprietario della libreria all’inizio della strada, a quanto pare assiduo cliente della lavanderia, che più di una volta le aveva chiesto consiglio sulle temperature di lavaggio…un po’ imbranato in queste cose, forse viveva da solo, e da non molto tempo...però, davvero un bel ragazzo, e poi lì, fuori dal suo austero negozio, con quell’abbigliamento spavaldo, si faceva notare: di sicuro le donne non gli mancavano…chissà che vita movimentata…

Una vita molto diversa dalla sua, ormai definita, assestata tra figli marito e lavoro: era soddisfatta e non rimpiangeva mai niente, anzi si considerava fortunata rispetto ad amiche che negli anni avevano visto le loro storie naufragare, i loro matrimoni sprofondare nell’infelicità, o che non erano riuscite ad avere un figlio pur desiderandolo con tutte le loro forze….lei invece, senza passioni travolgenti e senza brillanti avventure, aveva portato avanti con costanza la sua vita, lavorando e dedicandosi alla famiglia senza altri grilli per la testa…è vero, a volte, soprattutto la sera, le capitava di fermarsi a guardare fuori, verso le montagne che si intravedevano oltre i tetti del suo quartiere, e di lasciarsi prendere da una strana triste inquietudine…ma era solo un momento, poi scacciava via il pensiero, quasi sentendosi in colpa per quella che considerava ingratitudine nei confronti dell’esistenza.

Scosse la testa e si immerse nella lettura… “Le piace allora?” Quasi trasalì: era lui a chiederlo… “Il romanzo” proseguì, indicando il volume che lei teneva in mano e che neanche ricordava di aver comprato nella sua libreria… “Sì, è interessante, soprattutto la seconda parte… “ scambiarono ancora qualche opinione sull’autore e il suo stile, e intanto lui piegava in modo maldestro i suoi indumenti e li ficcava alla rinfusa in un sacco di plastica, mentre i pochi altri clienti aspettavano annoiati, immersi nel basso ronzio delle macchine.

Fine del ciclo di asciugatura: recuperò anche lei tutte le sue cose, e poi il libro che aveva lasciato sulla sedia: si accorse però che dalle pagine spuntava un foglio piegato in due , un normale A4 bianco stampato: una poesia ! La lesse: era una bella poesia d’amore, originale ed intensa, non una di quelle insulsaggini che affollano alcuni siti Internet…restava però da capire come fosse finita tra le pagine: di certo non c’era prima, e l’unico che si era avvicinato al suo posto era quel ragazzo… però, un appassionato di poesie : credeva che non ne esistessero più da tempo ! Forse per lui era un’originale arma di conquista, magari trascriveva i versi più belli che trovava e li regalava alle donne per fare colpo…sì, ma perché a lei, e di nascosto per giunta ?

“Non farti strane idee: è solo gentilezza verso una cliente “ pensò, sorridendo di se stessa: ma smise di sorridere quando trovò una seconda poesia infilata nel tergicristalli della macchina…questa, molto più intensa della prima , non lasciava adito a dubbi. Curioso gioco, quello del libraio: si sorprese a considerarlo tenero e gradevole, niente affatto irritante come certi grossolani tentativi di approccio che pure non le erano mai mancati, e che aveva sempre provveduto a gelare senza perdere tempo.

Quella sera, dopo aver messo a letto i bambini, si raggomitolò come al solito sul divano in compagnia del suo romanzo, ma invece si ritrovò a rileggere quei versi, quelle parole che sempre più parevano staccarsi dal foglio e farsi vere, vive della passione e dell’adorazione che raccontavano: e fu con una piccola fitta di dolore che decise di troncare, il giorno dopo, quel gioco gentile che non le era dispiaciuto…

*****

Approfittò della pausa pranzo per raggiungere la libreria, quando arrivò era quasi l’ora di chiusura e non c’erano clienti: si diresse subito al bancone, dove lui stava armeggiando al computer: “L’altra sera deve aver dimenticato questi” e gli porse i fogli con le poesie, ricevendo in cambio un luminoso sorriso: “Sai bene che non li ho dimenticati: volevo che li avessi tu…non sono molto bravo a scrivere poesie, di certo non come loro” e indicò i nomi di famosi autori impressi sui dorsi dei libri tutt’intorno” ma mi piace esprimere quello che provo…e avrai capito che sei tu a farmi provare questo…e questo, e questo...”

Tirò fuori da un cassetto altri fogli, alcuni scritti a mano, altri stampati…erano decine, e le aveva create tutte per lei ! “Devo dire che non ho mai scritto tanto come ora…è che vorrei dirtele direttamente queste cose, ma le parole mi abbandonano quando sono davanti a te …”

Sapeva quale sarebbe stata a quel punto la cosa più ragionevole da fare: respingerlo con gentilezza , sorridergli con aria materna e augurarli ogni bene con una brava ragazza, e magari pregarlo di rimanere amici… certo, sarebbe stato ragionevole, sensato, proprio quello che ci si sarebbe aspettato da lei: ma, lo sentì senza incertezze, non era quello che voleva.

Si avvicinò invece, guardandolo attraverso le lacrime che irrompevano prepotenti, avvinta dalla nuova stupenda sensazione che lui le stava regalando, mentre un soffio di vento si insinuava dalla porta semiaperta e sparpagliava i fogli sul bancone…quel soffio di vento la fece sussultare, e senz'accorgersene si ritrovò nelle braccia di lui. Le lingue si intrecciavano, prepotenti e violente, poi si acquietavano e lentamente si gustavano a vicenda, fino a saziarli quasi nella completezza dell’atto d’amore. Passarono ancora minuti a guardarsi, poi lui la baciò sugli occhi. Si staccarono. Lei non si illudeva: era serenamente consapevole, che di lì a poco sarebbe tornata al lavoro, e poi a casa, e la sera avrebbe dormito nel suo letto: questo era solo un momento, uno di quegli strani doni inaspettati che ogni tanto la vita riserva, bello e fugace come un arcobaleno: e come un arcobaleno si sarebbe dissolto, forse senza lasciarle niente, ma per il momento non chiedeva altro: desiderava soltanto viverlo e sentirsi vibrare addosso i suoi meravigliosi colori.

 

 

 
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