Tra le pagine… Quello della lavanderia era l’ultimo
impegno della giornata, finalmente! E nemmeno il più pesante, anzi le
piaceva andarci alla fine del solito pomeriggio di spese e starsene in
pace per poco più di un’ora, giusto il tempo di lavare e asciugare i
piumini…e poi il mercoledì non c’era quasi nessuno… Dopo aver avviato la
lavatrice frugò nella borsa alla ricerca del libro che ormai era lì dentro
da settimane, senza che riuscisse a finirlo, e rialzando gli occhi lo
vide: il giovane proprietario della libreria all’inizio della strada, a
quanto pare assiduo cliente della lavanderia, che più di una volta le
aveva chiesto consiglio sulle temperature di lavaggio…un po’ imbranato in
queste cose, forse viveva da solo, e da non molto tempo...però, davvero un
bel ragazzo, e poi lì, fuori dal suo austero negozio, con
quell’abbigliamento spavaldo, si faceva notare: di sicuro le donne non gli
mancavano…chissà che vita movimentata…
Una vita molto diversa dalla sua, ormai definita,
assestata tra figli marito e lavoro: era soddisfatta e non rimpiangeva mai
niente, anzi si considerava fortunata rispetto ad amiche che negli anni
avevano visto le loro storie naufragare, i loro matrimoni sprofondare
nell’infelicità, o che non erano riuscite ad avere un figlio pur
desiderandolo con tutte le loro forze….lei invece, senza passioni
travolgenti e senza brillanti avventure, aveva portato avanti con costanza
la sua vita, lavorando e dedicandosi alla famiglia senza altri grilli per
la testa…è vero, a volte, soprattutto la sera, le capitava di fermarsi a
guardare fuori, verso le montagne che si intravedevano oltre i tetti del
suo quartiere, e di lasciarsi prendere da una strana triste
inquietudine…ma era solo un momento, poi scacciava via il pensiero, quasi
sentendosi in colpa per quella che considerava ingratitudine nei confronti
dell’esistenza.
Scosse la testa e si immerse nella lettura… “Le piace
allora?” Quasi trasalì: era lui a chiederlo… “Il romanzo” proseguì,
indicando il volume che lei teneva in mano e che neanche ricordava di aver
comprato nella sua libreria… “Sì, è interessante, soprattutto la seconda
parte… “ scambiarono ancora qualche opinione sull’autore e il suo stile, e
intanto lui piegava in modo maldestro i suoi indumenti e li ficcava alla
rinfusa in un sacco di plastica, mentre i pochi altri clienti aspettavano
annoiati, immersi nel basso ronzio delle macchine.
Fine del ciclo di asciugatura: recuperò anche lei tutte
le sue cose, e poi il libro che aveva lasciato sulla sedia: si accorse
però che dalle pagine spuntava un foglio piegato in due , un normale A4
bianco stampato: una poesia ! La lesse: era una bella poesia d’amore,
originale ed intensa, non una di quelle insulsaggini che affollano alcuni
siti Internet…restava però da capire come fosse finita tra le pagine: di
certo non c’era prima, e l’unico che si era avvicinato al suo posto era
quel ragazzo… però, un appassionato di poesie : credeva che non ne
esistessero più da tempo ! Forse per lui era un’originale arma di
conquista, magari trascriveva i versi più belli che trovava e li regalava
alle donne per fare colpo…sì, ma perché a lei, e di nascosto per giunta ?
“Non farti strane idee: è solo gentilezza verso una
cliente “ pensò, sorridendo di se stessa: ma smise di sorridere quando
trovò una seconda poesia infilata nel tergicristalli della
macchina…questa, molto più intensa della prima , non lasciava adito a
dubbi. Curioso gioco, quello del libraio: si sorprese a considerarlo
tenero e gradevole, niente affatto irritante come certi grossolani
tentativi di approccio che pure non le erano mai mancati, e che aveva
sempre provveduto a gelare senza perdere tempo.
Quella sera, dopo aver messo a letto i bambini, si
raggomitolò come al solito sul divano in compagnia del suo romanzo, ma
invece si ritrovò a rileggere quei versi, quelle parole che sempre più
parevano staccarsi dal foglio e farsi vere, vive della passione e
dell’adorazione che raccontavano: e fu con una piccola fitta di dolore che
decise di troncare, il giorno dopo, quel gioco gentile che non le era
dispiaciuto…
*****
Approfittò della pausa pranzo per raggiungere la
libreria, quando arrivò era quasi l’ora di chiusura e non c’erano clienti:
si diresse subito al bancone, dove lui stava armeggiando al computer:
“L’altra sera deve aver dimenticato questi” e gli porse i fogli con le
poesie, ricevendo in cambio un luminoso sorriso: “Sai bene che non li ho
dimenticati: volevo che li avessi tu…non sono molto bravo a scrivere
poesie, di certo non come loro” e indicò i nomi di famosi autori impressi
sui dorsi dei libri tutt’intorno” ma mi piace esprimere quello che provo…e
avrai capito che sei tu a farmi provare questo…e questo, e questo...”
Tirò fuori da un cassetto altri fogli, alcuni scritti a
mano, altri stampati…erano decine, e le aveva create tutte per lei ! “Devo
dire che non ho mai scritto tanto come ora…è che vorrei dirtele
direttamente queste cose, ma le parole mi abbandonano quando sono davanti
a te …”
Sapeva quale sarebbe stata a quel punto la cosa più
ragionevole da fare: respingerlo con gentilezza , sorridergli con aria
materna e augurarli ogni bene con una brava ragazza, e magari pregarlo di
rimanere amici… certo, sarebbe stato ragionevole, sensato, proprio quello
che ci si sarebbe aspettato da lei: ma, lo sentì senza incertezze, non era
quello che voleva.
Si avvicinò invece, guardandolo attraverso le lacrime
che irrompevano prepotenti, avvinta dalla nuova stupenda sensazione che
lui le stava regalando, mentre un soffio di vento si insinuava dalla porta
semiaperta e sparpagliava i fogli sul bancone…quel soffio di vento la fece
sussultare, e senz'accorgersene si ritrovò nelle braccia di lui. Le lingue
si intrecciavano, prepotenti e violente, poi si acquietavano e lentamente
si gustavano a vicenda, fino a saziarli quasi nella completezza dell’atto
d’amore. Passarono ancora minuti a guardarsi, poi lui la baciò sugli
occhi. Si staccarono. Lei non si illudeva: era serenamente consapevole,
che di lì a poco sarebbe tornata al lavoro, e poi a casa, e la sera
avrebbe dormito nel suo letto: questo era solo un momento, uno di quegli
strani doni inaspettati che ogni tanto la vita riserva, bello e fugace
come un arcobaleno: e come un arcobaleno si sarebbe dissolto, forse senza
lasciarle niente, ma per il momento non chiedeva altro: desiderava
soltanto viverlo e sentirsi vibrare addosso i suoi meravigliosi colori.