Mattina di lunedì fredda e piovigginosa: non proprio
l'ideale per iniziare una settimana di lavoro.. Salì in macchina e lasciò
il suo quartiere, imboccando la strada provinciale che tagliava in due un
tratto di campagna: la percorreva ormai da anni , e non le dispiaceva
godersi la vista dei prati, delle ginestre, del fiume riparato dai pioppi,
prima di affrontare lunghe ore in ufficio: quell'ufficio e quel posto non
da poco che aveva conquistato caparbiamente, immolando sulla scrivania più
di quanto avrebbe voluto, senza però mai deviare dalla direzione che aveva
scelto... LAVORI IN CORSO: cartelli, transenne , operai che spostavano
cavi tubi e attrezzi.
Accostò per permettere il passaggio di uno scavatore,
seccata, ma in fondo un po' contenta di quel diversivo che le permetteva
di guadagnare qualche minuto di pace... lasciò scorrere lo sguardo sui
ciuffi d'erba e sui cespugli a lato della strada: c'erano delle roselline
selvatiche fiorite, le delicate corolle sgocciolanti... poi la sua
attenzione si spostò sugli operai al lavoro: immaginò che si fossero
alzati molto presto, lasciando le loro donne ancora tra le lenzuola, o
raggomitolate su una sedia in cucina, nell'odore del caffè appena fatto,
dopo un bacio frettoloso... chissà come doveva essere felice e innamorata
la donna di quello che adesso si avvicinava, certo per dirle di spostare
la macchina, o cose del genere.... abbassò il finestrino, le apparve
nitido e attraente il viso dell'uomo, i suoi occhi scuri e un po'
cerchiati, lo sguardo quasi timido mentre la pregava di arretrare un poco
e di attendere per qualche minuto: avrebbero liberato subito la corsia...
Poi, all'improvviso, come una voce piovuta da altrove,
un sussurro e al tempo stesso un ordine secco e imperioso "sei
bellissima". Un linguaggio nuovo: eppure le sentiva spesso quelle due
parole, falso complimento per nascondere pensieri velenosi o omaggio
sbrigativo di chi la riteneva sua proprietà; mai così immediate e vive.
Guardò quelle mani sciupate, ma forti e vere, e pensò che da tanto tempo
non c'era nella sua vita qualcosa di autentico, tutto era troppo studiato,
troppo artificioso; e per lei - al contrario di ora - troppo prevedibile.
Si ritrovò, quasi senza rendersene conto, a sfiorare
quelle mani, a passare le dita sul braccio, poi sulle labbra: adesso si
sollevava un po' per avvicinare il viso a quello di lui, catturarlo in un
bacio avido , quasi prostrato, quasi doloroso...ma che stava facendo?
Baciare così uno sconosciuto? Sotto gli occhi degli altri, che (ne era
certa) ridevano godendosi la scena? Si sentiva quegli sguardi ironici
addosso, si sentiva preda di un pubblico che in quel momento non avrebbe
voluto avere... ma al tempo stesso tutto questo la eccitava: al tempo
stesso si voleva spavalda: perché era lei e soltanto lei che lo aveva
voluto baciare: "voluto"... ecco! Lo voleva baciare perché le piaceva, le
piaceva quell'uomo e quel bacio, le piaceva scegliere di mostrare come
apriva e chiudeva le labbra magicamente, traendo a sé la creatura che
aveva davanti.
Continuò, sentendosi montare dentro un'eccitazione che
non ricordava. Poi rimase immobile, gli occhi chiusi, completamente
padrona e consapevole del suo gesto, del suo stato. Le labbra dell'uomo si
scostarono, lui si liberò con gentilezza dalle sue mani e fece per tornare
al lavoro: soltanto, prima si diresse al cespuglio di rose e ne staccò
una: una rosellina selvatica. Gliela porse con un sorriso tra il tenero e
il divertito: "Sì, sei bellissima, davvero: peccato che quelle come te non
si interessino mai di quelli come me.. voglio dire: una vera donna di un
vero uomo: non sai che ti perdi.." Lui raggiunse gli altri ; quelli
ammiccavano, e ridacchiavano, mentre lei si sentiva frantumare in schegge
piccole piccole... La strada adesso era libera: una veloce sistemata al
trucco e ai capelli, un profondo respiro. Ripartì impassibile, guardando
dritto davanti a sé, senza alcuna esitazione...