RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

La Sartina

 
 

Sosta obbligata

 
 

 
 

Foto GerardChesneau

 
 
 

Mattina di lunedì fredda e piovigginosa: non proprio l'ideale per iniziare una settimana di lavoro.. Salì in macchina e lasciò il suo quartiere, imboccando la strada provinciale che tagliava in due un tratto di campagna: la percorreva ormai da anni , e non le dispiaceva godersi la vista dei prati, delle ginestre, del fiume riparato dai pioppi, prima di affrontare lunghe ore in ufficio: quell'ufficio e quel posto non da poco che aveva conquistato caparbiamente, immolando sulla scrivania più di quanto avrebbe voluto, senza però mai deviare dalla direzione che aveva scelto... LAVORI IN CORSO: cartelli, transenne , operai che spostavano cavi tubi e attrezzi.

Accostò per permettere il passaggio di uno scavatore, seccata, ma in fondo un po' contenta di quel diversivo che le permetteva di guadagnare qualche minuto di pace... lasciò scorrere lo sguardo sui ciuffi d'erba e sui cespugli a lato della strada: c'erano delle roselline selvatiche fiorite, le delicate corolle sgocciolanti... poi la sua attenzione si spostò sugli operai al lavoro: immaginò che si fossero alzati molto presto, lasciando le loro donne ancora tra le lenzuola, o raggomitolate su una sedia in cucina, nell'odore del caffè appena fatto, dopo un bacio frettoloso... chissà come doveva essere felice e innamorata la donna di quello che adesso si avvicinava, certo per dirle di spostare la macchina, o cose del genere.... abbassò il finestrino, le apparve nitido e attraente il viso dell'uomo, i suoi occhi scuri e un po' cerchiati, lo sguardo quasi timido mentre la pregava di arretrare un poco e di attendere per qualche minuto: avrebbero liberato subito la corsia...

Poi, all'improvviso, come una voce piovuta da altrove, un sussurro e al tempo stesso un ordine secco e imperioso "sei bellissima". Un linguaggio nuovo: eppure le sentiva spesso quelle due parole, falso complimento per nascondere pensieri velenosi o omaggio sbrigativo di chi la riteneva sua proprietà; mai così immediate e vive. Guardò quelle mani sciupate, ma forti e vere, e pensò che da tanto tempo non c'era nella sua vita qualcosa di autentico, tutto era troppo studiato, troppo artificioso; e per lei - al contrario di ora - troppo prevedibile.

Si ritrovò, quasi senza rendersene conto, a sfiorare quelle mani, a passare le dita sul braccio, poi sulle labbra: adesso si sollevava un po' per avvicinare il viso a quello di lui, catturarlo in un bacio avido , quasi prostrato, quasi doloroso...ma che stava facendo? Baciare così uno sconosciuto? Sotto gli occhi degli altri, che (ne era certa) ridevano godendosi la scena? Si sentiva quegli sguardi ironici addosso, si sentiva preda di un pubblico che in quel momento non avrebbe voluto avere... ma al tempo stesso tutto questo la eccitava: al tempo stesso si voleva spavalda: perché era lei e soltanto lei che lo aveva voluto baciare: "voluto"... ecco! Lo voleva baciare perché le piaceva, le piaceva quell'uomo e quel bacio, le piaceva scegliere di mostrare come apriva e chiudeva le labbra magicamente, traendo a sé la creatura che aveva davanti.

Continuò, sentendosi montare dentro un'eccitazione che non ricordava. Poi rimase immobile, gli occhi chiusi, completamente padrona e consapevole del suo gesto, del suo stato. Le labbra dell'uomo si scostarono, lui si liberò con gentilezza dalle sue mani e fece per tornare al lavoro: soltanto, prima si diresse al cespuglio di rose e ne staccò una: una rosellina selvatica. Gliela porse con un sorriso tra il tenero e il divertito: "Sì, sei bellissima, davvero: peccato che quelle come te non si interessino mai di quelli come me.. voglio dire: una vera donna di un vero uomo: non sai che ti perdi.." Lui raggiunse gli altri ; quelli ammiccavano, e ridacchiavano, mentre lei si sentiva frantumare in schegge piccole piccole... La strada adesso era libera: una veloce sistemata al trucco e ai capelli, un profondo respiro. Ripartì impassibile, guardando dritto davanti a sé, senza alcuna esitazione...

 
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