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La Sartina
Ricominciamo
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…la vita mi ha insegnato che quasi niente è del tutto
impossibile.” Sì, l’aveva detto, era vero. Ma non pensava
potesse essere così vero. Né pensava che suo marito Alberto
l’amasse così tanto. E poi… beh: l’aveva detto per Riccardo, per
la loro stupenda e inimmaginabile amicizia a distanza
(settecento chilometri di distanza), fatta di confidenze, di
comprensioni, di godimenti, di immagini inimmaginabili e
segrete.
“Vorrei tanto che tu gioissi di me e tuo marito assieme” le
aveva scritto
“Già…” gli aveva risposto
“Lo vorresti anche tu?” le aveva scritto
“Sì” gli aveva risposto
“Non succederà mai, lo sai: è impossibile…” le aveva scritto
…la vita mi ha insegnato… lei aveva risposto.
E ora era lì, nella sua cameretta; i bambini quel pomeriggio da
amici. Finalmente soli dopo una settimana di lavoro pesante, in
cui l’amore era stato relegato quasi nel dimenticatoio. Lei e
suo marito Alberto, semplicemente nudi, sdraiati l’una accanto
all’altro. Lui le baciava le palpebre, l’accarezzava come sapeva
fare, la gratificava in ogni suo punto, e lei ne godeva
mostrandogli la sua sincera gratitudine, e preparandosi al dono.
Lo amava molto, e sentiva quanto lui amava lei.
A un tratto si udì il suono del citofono. L’uomo fece per
risollevarsi. “Non andare…” lei disse “saranno i soliti della
pubblicità…”; l’uomo continuava a lasciarla; fece per
trattenerlo posandogli la mano sul braccio: lui gliela prese
dolcemente, le sorrise ironico, le ripose la mano sul letto:
“aspetta: solo un momento: sono subito da te”.
Si accoccolò un po’ delusa e attese: “Poteva restare” pensò “ma
si tratta solo di qualche secondo: non abbiamo certo problemi a
ricominciare come e meglio di prima!”. Sorrise compiaciuta.
Sentì i piedi nudi del coniuge attraversare due stanze; lui che
diceva “chi è?”; poi lo scattino che apriva di sotto. “Appunto:
i soliti delle reclame!” pensò. Eppure… bah! Forse si sbagliava:
le parve che lui aprisse il portone di casa, e non lo
richiudesse.
Il marito ricomparve sull’entrata della camera, nella sua
elegante nudità maschile, e fu presto di nuovo accanto a lei.
“Chi era?” lei chiese. Lui non rispose; ancora sorrise ironico;
poi ricominciarono i baci, le carezze, le coccole, i
preliminari.
Presto arrivò il momento in cui lei si poneva su di lui: le mani
sulle spalle, e lo fissava prima di baciarlo con tutta la sua
passione. E in quel momento credé di sentire il portone
chiudersi. Si voltò e…. Riccardo era sulla porta della stanza.
Il suo viso ora era un misto di stupore, terrore, curiosità e
(perché negarlo?) contentezza. Si voltò verso il marito senza un
suono, lo sguardo spaventato interrogativo. “Come…” riuscì a
spiccicare appena. “ssst…” fece lui: “ora hai altro a cui
pensare”. La sdraiò con decisione di nuovo di fianco a sé,
ricominciò a curarsi del suo corpo; lei, non sapeva come,
partecipava tale quale a prima, a sempre. Solo, ogni tanto
girava il capo, osservava Riccardo: con calma e lo stesso
sorriso divertito di Alberto lui si stava spogliando. Alberto
dal canto suo la lasciava un po’ fare, poi le prendeva
delicatamente il mento e glielo rigirava verso di sé; così lei
aveva dei flashes di Riccardo: a torso nudo. In slip. In
completa nudità. Presto il marito fu dentro di lei, di lei che
lo abbracciava piena d’amore. Senti Riccardo arrivare da dietro,
premere sul suo corpo, tenerla per le spalle, lodarla
sussurrando parole al suo orecchio. Lei era burro e marmellata
fra i pani dei suoi uomini, di cui riconosceva la crosta dura e
la mollica morbida. Esplose fra le braccia del marito, poi
nascose la testa sul suo collo.
I due la lasciarono riposare un poco così. Sentì Riccardo che
diceva ad Alberto: “Com’è bella!” e Alberto che rispondeva:
“Sono contento che tu lo dica”.
Poi, delicatamente, la voltavano sul fianco opposto: i suoi
occhi si aprirono enormi, stupiti, curiosi sul viso dolcissimo
di Riccardo, che le dedicava le stesse carezze, gli stessi baci
del marito; mentre quest’ultimo la stringeva da dietro, e la
lodava come l’amico aveva fatto prima.
Io… ora sto per… pensò; e pensò bene: una seconda,
incontrovertibile esplosione la regalò completamente ai suoi
uomini; ora si nascose fra le braccia di Riccardo, riposò
assaporando tutto il proprio stupore. Poi si mise a viso in su,
tenendo con le sue le mani di entrambi. Loro, in silenzio, la
testa appoggiata alla mano, la guardavano sorridenti. Assaporò
ancora , più consapevole, quello strabiliante dono. Ora sentiva
di dover fare qualcosa di gentile per loro: “Vi preparo un
caffè?” domandò “Facciamo noi: sei la nostra Reginella, no?”.
Non li contrastò: pose le proprie mani sotto la nuca, e rimase
nuda ad attendere sul letto guardando il soffitto; ascoltando i
rumori dei suoi ammiratori in cucina.
Tornarono con un vassoio: c’erano tre tazzine, fette di pane
imburrate e spalmate di marmellata. Si tirò su a fachiro; prese
piano una prima fetta, poi ne divorò altre due: l’amore e
l’emozione le avevano messo addosso una fame da lupi! I maschi
intanto sorbivano lentamente il caffè, in piedi; poi si
sedettero accanto a lei.
“E ora: che facciamo?” chiese ironico Riccardo.
Lei guidò le mani sui loro visi, trasse un lungo sospiro
fingendo obbligata rassegnazione e tradendo una gioia
innegabile. Poi udì uscire la propria voce: chiara, gentile:
“Ricominciamo”.
Questo racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone o
fatti realmente accaduti è puramente casuale.
FINE
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