Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male. Questo è tutto. Oscar Wilde

 

 

La Sartina
Ricominciamo

 

 

 




…la vita mi ha insegnato che quasi niente è del tutto impossibile.” Sì, l’aveva detto, era vero. Ma non pensava potesse essere così vero. Né pensava che suo marito Alberto l’amasse così tanto. E poi… beh: l’aveva detto per Riccardo, per la loro stupenda e inimmaginabile amicizia a distanza
(settecento chilometri di distanza), fatta di confidenze, di comprensioni, di godimenti, di immagini inimmaginabili e segrete.
“Vorrei tanto che tu gioissi di me e tuo marito assieme” le aveva scritto
“Già…” gli aveva risposto
“Lo vorresti anche tu?” le aveva scritto
“Sì” gli aveva risposto
“Non succederà mai, lo sai: è impossibile…” le aveva scritto
…la vita mi ha insegnato… lei aveva risposto.

E ora era lì, nella sua cameretta; i bambini quel pomeriggio da amici. Finalmente soli dopo una settimana di lavoro pesante, in cui l’amore era stato relegato quasi nel dimenticatoio. Lei e suo marito Alberto, semplicemente nudi, sdraiati l’una accanto all’altro. Lui le baciava le palpebre, l’accarezzava come sapeva fare, la gratificava in ogni suo punto, e lei ne godeva mostrandogli la sua sincera gratitudine, e preparandosi al dono.
Lo amava molto, e sentiva quanto lui amava lei.
A un tratto si udì il suono del citofono. L’uomo fece per risollevarsi. “Non andare…” lei disse “saranno i soliti della pubblicità…”; l’uomo continuava a lasciarla; fece per trattenerlo posandogli la mano sul braccio: lui gliela prese dolcemente, le sorrise ironico, le ripose la mano sul letto: “aspetta: solo un momento: sono subito da te”.
Si accoccolò un po’ delusa e attese: “Poteva restare” pensò “ma si tratta solo di qualche secondo: non abbiamo certo problemi a ricominciare come e meglio di prima!”. Sorrise compiaciuta.
Sentì i piedi nudi del coniuge attraversare due stanze; lui che diceva “chi è?”; poi lo scattino che apriva di sotto. “Appunto: i soliti delle reclame!” pensò. Eppure… bah! Forse si sbagliava: le parve che lui aprisse il portone di casa, e non lo richiudesse.
Il marito ricomparve sull’entrata della camera, nella sua elegante nudità maschile, e fu presto di nuovo accanto a lei. “Chi era?” lei chiese. Lui non rispose; ancora sorrise ironico; poi ricominciarono i baci, le carezze, le coccole, i preliminari.

Presto arrivò il momento in cui lei si poneva su di lui: le mani sulle spalle, e lo fissava prima di baciarlo con tutta la sua passione. E in quel momento credé di sentire il portone chiudersi. Si voltò e…. Riccardo era sulla porta della stanza.
Il suo viso ora era un misto di stupore, terrore, curiosità e (perché negarlo?) contentezza. Si voltò verso il marito senza un suono, lo sguardo spaventato interrogativo. “Come…” riuscì a spiccicare appena. “ssst…” fece lui: “ora hai altro a cui pensare”. La sdraiò con decisione di nuovo di fianco a sé, ricominciò a curarsi del suo corpo; lei, non sapeva come, partecipava tale quale a prima, a sempre. Solo, ogni tanto girava il capo, osservava Riccardo: con calma e lo stesso sorriso divertito di Alberto lui si stava spogliando. Alberto dal canto suo la lasciava un po’ fare, poi le prendeva delicatamente il mento e glielo rigirava verso di sé; così lei aveva dei flashes di Riccardo: a torso nudo. In slip. In completa nudità. Presto il marito fu dentro di lei, di lei che lo abbracciava piena d’amore. Senti Riccardo arrivare da dietro, premere sul suo corpo, tenerla per le spalle, lodarla sussurrando parole al suo orecchio. Lei era burro e marmellata fra i pani dei suoi uomini, di cui riconosceva la crosta dura e la mollica morbida. Esplose fra le braccia del marito, poi nascose la testa sul suo collo.

I due la lasciarono riposare un poco così. Sentì Riccardo che diceva ad Alberto: “Com’è bella!” e Alberto che rispondeva: “Sono contento che tu lo dica”.
Poi, delicatamente, la voltavano sul fianco opposto: i suoi occhi si aprirono enormi, stupiti, curiosi sul viso dolcissimo di Riccardo, che le dedicava le stesse carezze, gli stessi baci del marito; mentre quest’ultimo la stringeva da dietro, e la lodava come l’amico aveva fatto prima.

Io… ora sto per… pensò; e pensò bene: una seconda, incontrovertibile esplosione la regalò completamente ai suoi uomini; ora si nascose fra le braccia di Riccardo, riposò assaporando tutto il proprio stupore. Poi si mise a viso in su, tenendo con le sue le mani di entrambi. Loro, in silenzio, la testa appoggiata alla mano, la guardavano sorridenti. Assaporò ancora , più consapevole, quello strabiliante dono. Ora sentiva di dover fare qualcosa di gentile per loro: “Vi preparo un caffè?” domandò “Facciamo noi: sei la nostra Reginella, no?”. Non li contrastò: pose le proprie mani sotto la nuca, e rimase nuda ad attendere sul letto guardando il soffitto; ascoltando i rumori dei suoi ammiratori in cucina.
Tornarono con un vassoio: c’erano tre tazzine, fette di pane imburrate e spalmate di marmellata. Si tirò su a fachiro; prese piano una prima fetta, poi ne divorò altre due: l’amore e l’emozione le avevano messo addosso una fame da lupi! I maschi intanto sorbivano lentamente il caffè, in piedi; poi si sedettero accanto a lei.

“E ora: che facciamo?” chiese ironico Riccardo.
Lei guidò le mani sui loro visi, trasse un lungo sospiro fingendo obbligata rassegnazione e tradendo una gioia innegabile. Poi udì uscire la propria voce: chiara, gentile: “Ricominciamo”.







Questo racconto è frutto di fantasia. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.
 

FINE

 

 

 

 

 
 
 

I RACCONTI DELL'AUTRICE SU LIBERAEVA

 

Foto Qeta Gvinepadze

 

Il presente racconto è tutelato dai diritti d'autore.
L'utilizzo è limitato ad un ambito esclusivamente personale.
Ne è vietata la riproduzione, in qualsiasi forma, senza il consenso dell'autore

 

 

 

TORNA SU (TOP)

 LiberaEva Magazine Tutti i diritti Riservati  Contatti

Condividi