Ero ancora una bambina quando mia nonna mi insegnò a
ricamare, a cucire e a intrecciare pizzi: in estate andavamo a sederci su
una panca di legno, all’ombra della grande quercia dietro la casa, con la
scatola dei nostri lavori: ogni giorno mi spiegava nuovi punti, guidando
con pazienza le mie mani nella scoperta dei segreti della più femminile
delle arti, mentre io con stupore, come chi assiste a una magia, vedevo
nascere da un semplice filo bianco corolle di fiori, cristalli di neve,
spighe di grano e colombe aggraziate.
Era così strano vedere lei e altre donne, sempre
austere negli abiti scuri, con le mani segnate dai lavori pesanti,
dipanare poesie su una batista di lino, scrivere musica con un uncinetto,
melodie di intrecci graziosi: il loro modo di raccontare l’amore, la
bellezza e i sogni felici che i giorni duri stentavano a offrire.
Non capivo, io che ero bambina, perché niente di questa
bellezza andasse poi a mostrarsi con loro: non avevano ornamenti sui
vestiti severi, sui capelli tirati e raccolti, il solo gioiello era la
fede nuziale…. la loro arte, la poesia delle mani era tutta riservata al
corredo, a tendine intagliate come vetrate di cattedrale, a federe spumose
di trine, a camicie da notte leggiadre con bottoncini di madreperla: il
frutto di tanto lavoro nascosto dentro una cassa e chiuso a chiave come un
segreto: e alla fine girare la chiave per fare bella solo una stanza, dove
andare a dormire con un uomo di poche parole, che di giorno sudava nei
campi, con le cesoie in tasca e gli scarponi pesanti. Che mai poteva
importare a lui, che si occupava di terre e cavalli, di un corredo, di un
letto rifatto con una coperta dalle lunghe frange?
Non capivo, non sapevo ancora, che nella vita di queste
donne c’era però un segreto importante: quello dell’uomo che ti adagia sul
letto e ti dischiude una notte di gioia, e non importa se sei una duchessa
o una massaia che strofina i fornelli, perché un uomo che ti desidera ti
fa sentire l’unica al mondo: i suoi baci ti portano altrove, e per quella
notte dimentichi il freddo, la fatica e le finestre scheggiate, ti
abbandoni al piacere più grande, e nessuna può avere di meglio di quelle
carezze che ti fanno volare. E allora vale davvero la pena di abbellire
quella camera chiusa: è lì che tocchi tutti i tuoi sogni, e vesti quel
letto di ricami sfilati, di viticci e boccioli di rose, come un altare per
un rito solenne, come una tavola nei giorni di festa, quando si beve il
vino invecchiato e si mangiano i dolci odorosi di forno.
Adesso lo so, perché ci sei tu: riempi di amore tutti i
miei giorni, sei il vino più forte, sei l’odore dei dolci sfornati, il
miele nuovo che stilla dai favi nel brusio delle api impazzite. Sul mio
letto coperto di lino, tra le lenzuola bianche come vele, arrivi la notte
e mi porti lontano, come una barca che attraversa il mare : le tue carezze
forti come onde, il sudore è acqua salata, i tuoi sospiri una brezza
pungente che mi investe e mi fa tremare. Dopo l’amore, in attesa
dell’alba, mi rifugio dentro il tuo abbraccio, e mentre tu mi accarezzi i
capelli io chiudo gli occhi e mi lascio cullare: torno bambina, sono
all’ombra della quercia, con tanti sogni e un filo bianco da intrecciare…