RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

La Sartina

 
 

Ricamo

 
 

 
 

Foto roberto crosara

 
 
 

Ero ancora una bambina quando mia nonna mi insegnò a ricamare, a cucire e a intrecciare pizzi: in estate andavamo a sederci su una panca di legno, all’ombra della grande quercia dietro la casa, con la scatola dei nostri lavori: ogni giorno mi spiegava nuovi punti, guidando con pazienza le mie mani nella scoperta dei segreti della più femminile delle arti, mentre io con stupore, come chi assiste a una magia, vedevo nascere da un semplice filo bianco corolle di fiori, cristalli di neve, spighe di grano e colombe aggraziate.

Era così strano vedere lei e altre donne, sempre austere negli abiti scuri, con le mani segnate dai lavori pesanti, dipanare poesie su una batista di lino, scrivere musica con un uncinetto, melodie di intrecci graziosi: il loro modo di raccontare l’amore, la bellezza e i sogni felici che i giorni duri stentavano a offrire.

Non capivo, io che ero bambina, perché niente di questa bellezza andasse poi a mostrarsi con loro: non avevano ornamenti sui vestiti severi, sui capelli tirati e raccolti, il solo gioiello era la fede nuziale…. la loro arte, la poesia delle mani era tutta riservata al corredo, a tendine intagliate come vetrate di cattedrale, a federe spumose di trine, a camicie da notte leggiadre con bottoncini di madreperla: il frutto di tanto lavoro nascosto dentro una cassa e chiuso a chiave come un segreto: e alla fine girare la chiave per fare bella solo una stanza, dove andare a dormire con un uomo di poche parole, che di giorno sudava nei campi, con le cesoie in tasca e gli scarponi pesanti. Che mai poteva importare a lui, che si occupava di terre e cavalli, di un corredo, di un letto rifatto con una coperta dalle lunghe frange?

Non capivo, non sapevo ancora, che nella vita di queste donne c’era però un segreto importante: quello dell’uomo che ti adagia sul letto e ti dischiude una notte di gioia, e non importa se sei una duchessa o una massaia che strofina i fornelli, perché un uomo che ti desidera ti fa sentire l’unica al mondo: i suoi baci ti portano altrove, e per quella notte dimentichi il freddo, la fatica e le finestre scheggiate, ti abbandoni al piacere più grande, e nessuna può avere di meglio di quelle carezze che ti fanno volare. E allora vale davvero la pena di abbellire quella camera chiusa: è lì che tocchi tutti i tuoi sogni, e vesti quel letto di ricami sfilati, di viticci e boccioli di rose, come un altare per un rito solenne, come una tavola nei giorni di festa, quando si beve il vino invecchiato e si mangiano i dolci odorosi di forno.

Adesso lo so, perché ci sei tu: riempi di amore tutti i miei giorni, sei il vino più forte, sei l’odore dei dolci sfornati, il miele nuovo che stilla dai favi nel brusio delle api impazzite. Sul mio letto coperto di lino, tra le lenzuola bianche come vele, arrivi la notte e mi porti lontano, come una barca che attraversa il mare : le tue carezze forti come onde, il sudore è acqua salata, i tuoi sospiri una brezza pungente che mi investe e mi fa tremare. Dopo l’amore, in attesa dell’alba, mi rifugio dentro il tuo abbraccio, e mentre tu mi accarezzi i capelli io chiudo gli occhi e mi lascio cullare: torno bambina, sono all’ombra della quercia, con tanti sogni e un filo bianco da intrecciare…

 

 

 
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