RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

La Sartina

 
 

Le tortore e il melograno

 
 

 
 

Foto tanya gramatikova

 
 
 

Il sole non era ancora spuntato, ma Karima non riusciva più a dormire: quel giorno sarebbe arrivato Etienne, lo straniero! Il padre di Karima, abile commerciante da tanto tempo, aveva suscitato non poco stupore tra parenti e conoscenti quando aveva deciso di mettersi in affari con l'europeo: straniero, e cristiano per giunta! Non era l'unico da quelle parti, ma la diffidenza era forte: invece il padre, che era sempre stato piuttosto indipendente e aperto di idee, oltre che molto acuto, anche questa volta aveva avuto una buona intuizione, perché Etienne Dubois in breve tempo aveva reso molto più prosperosi i suoi affari, soprattutto quelli sul commercio dei colombi da collezione, facendo arrivare da diverse parti del mondo esemplari rari e bizzarri, lavorando con tenacia e serietà, senza mai permettersi distrazioni, e si era guadagnato la stima di tutti.

Nessuno sapeva di preciso che cosa avesse portato lì quell'europeo dai capelli chiari e dai modi pacati, che viveva da solo e non aveva amici: adesso doveva concludere degli affari con persone della stessa città di Karima, lontano da dove abitava, e suo padre aveva pensato di ospitarlo per i pochi giorni necessari alla trattativa, un piccolo segno di riconoscenza dopo tutti i vantaggi che aveva ricevuto. In realtà c'era un altro motivo a spingere suo padre, anche se lui non l'avrebbe mai ammesso: la figlia maggiore aveva già rifiutato due proposte di matrimonio, e lui in cuor suo coltivava la speranza di concedere la sua mano a Etienne, un uomo rispettabile che di certo avrebbe abbracciato la loro fede e onorato la famiglia.

Nei giorni precedenti aveva rivolto alla moglie decine di raccomandazioni, e lei a sua volta aveva fatto lo stesso con le due figlie ormai vicine ai vent'anni, ordinando loro di pulire e rassettare tutto, di comportarsi con modestia in presenza dell'ospite e soprattutto di non rimanere da sole con lui, neanche per breve tempo.

Amina, più grande di Karima di due anni, ascoltava la madre con insofferenza appena dissimulata, ma per Karima le raccomandazioni erano quasi inutili: solo l'idea di avere un estraneo in casa la turbava, era sicura che mai si sarebbe avvicinata a lui: gli uomini non li capiva, la intimorivano, e provava un grande disagio quando la madre, parlando con altre donne, accennava al futuro delle figlie e ai loro matrimoni: c'era qualcosa di non detto in quei discorsi, il segreto dell'unione con un uomo, e poi il mistero della maternità, le sembrava impossibile che anche a lei potesse accadere tutto questo. Pensando alla vita coniugale la immaginava poi come una serie di doveri e rinunce, da rimandare per quanto possibile: certo alla fine il suo futuro sarebbe stato quello, e magari col tempo ne sarebbe stata felice, ma per il momento tutto le appariva così misterioso e spaventoso che subito ricacciava in fondo alla mente il pensiero e tornava a dedicarsi con sollievo alle sue poesie preferite e alle tortorelle che teneva in una voliera del giardino, all’ombra di un frondoso melograno.

Etienne Dubois aveva davvero un aspetto esotico, gli occhi chiarissimi e i lineamenti marcati: non era più giovane, anche se la sua espressione impenetrabile rendeva difficile assegnargli un'età precisa: a pranzo prese posto tra il padre e il maggiore dei figli maschi, gli altri intorno, mentre le donne portavano il cibo, preparato con cura in onore dell'ospite: lui conosceva bene la lingua e conversò piacevolmente per tutto il tempo, ma questo non gli impedì di rimanere colpito dalla delicata bellezza delle due sorelle, dalla fresca vitalità che pure trapelava dai loro modi composti: ne fu sorpreso, da tanto tempo non guardava più una donna...esattamente da quel maledetto giorno...invece adesso, improvvisamente, nonostante cercasse di pensare ad altro, avvertiva uno strano brivido alla vista di una fanciulla che porgeva con grazia sorridente la brocca dell'acqua, al passo leggero dell'altra che usciva dalla stanza in un tintinnio di monili d’argento.

Come era d'uso, dopo che gli uomini ebbero finito andarono a mangiare le donne, ed Etienne non poteva fare a meno di pensare alle dita delle due ragazze, che si sarebbero posate sulle stoviglie toccate da lui, avrebbero preso lo stesso cibo, portandolo alle labbra e gustandolo dopo il suo contatto: era un po’ come se fosse lui a sfiorarle, quelle labbra, e l’idea gli dava un dolce stupore… Karima aiutava la madre a riporre le stoviglie, rischiando di lasciarle cadere, tanto la sua attenzione vagava altrove: gli occhi dello straniero, che lei aveva incrociato solo per pochi istanti, le si erano fissati dentro, la turbavano e al tempo stesso le davano una strana gioia....era forse quello il mistero che non era riuscita ad afferrare dai discorsi delle altre donne, era quello l'amore tanto cantato dai poeti?

Raggiunse la sorella in giardino, chiedendosi se fosse il caso di confidarsi con lei: si dicevano sempre tutto, ma questo era un evento così diverso...non era sicura neppure di trovare le parole adatte a descrivere quello che provava... e se la sorella avesse riso di lei trattandola da bambina? Invece, quando si guardarono, Karima capì che non ci sarebbe stato bisogno di dire niente: Amina mostrava nel sorriso la sua stessa inquieta felicità. Quella sera le due rimasero a lungo a parlare e a leggere poesie, scoprendo per la prima volta le emozioni intrecciate in quei versi , con uno stupore nuovo che ne svelava il sorprendente significato. Dopo alcuni giorni lo straniero era ripartito, lasciando alcune coppie di splendidi colombi grigi, che adesso stavano in una voliera vicina a quella delle tortore di Karima: e proprio quest’ultima, passeggiando in giardino, ebbe un’idea che non tardò a confidare ad Amina…

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Etienne era di nuovo nella sua casa: solo, come ormai da anni, e tuttavia di colpo una nuova nostalgia gli piovve addosso, improvvisa come un temporale d'aprile, a bagnare - sciogliere forse - il dolore di sempre. Prese ancora una volta il vecchio album con le fotografie della sua Isabelle, lasciandosi travolgere dai ricordi. La guerra era ormai divampata in Europa, ma lui e Isabelle erano troppo innamorati per rimandare il matrimonio, e avevano trascorso giorni appassionati e gioiosi, prima della sua partenza: lui era un addestratore di colombi viaggiatori e si spostava in continuazione agli ordini dell’esercito. Dopo diverse settimane in missione era finalmente riuscito a tornare per tre giorni, e lui e Isabelle avevano fatto l’amore a lungo, impetuosamente, si erano addormentati sfiniti e si erano svegliati con il sole negli occhi e la voglia di stare così per sempre… Ma la guerra aveva spinto fino a lì i suoi tentacoli: due sconosciuti armati erano piombati in casa, in cerca di informazioni che erano convinti lui potesse avere, e per spingerlo a parlare avevano sparato: doveva essere solo una minaccia, ma il proiettile aveva centrato in pieno il petto di Isabelle che arrivava dalla cucina: era morta quasi subito, mentre i due fuggivano, e lui non riusciva a muoversi, a pensare, neppure a urlare, tanta era la sua disperazione, troppo grande per uscire dalla sua bocca...

Dopo il funerale di lei era partito senza più tornare, si era imbarcato sulla prima nave senza sapere dove sarebbe finito, tanto ormai niente più importava: era arrivato in questa terra piena di luce, dai vasti orizzonti sul deserto, e qui a poco a poco aveva ripreso a dedicarsi a quelle piccole creature alate, tanto più miti e innocenti degli uomini, innocenti come era lei… Un rumore fuori, al piccolo specchio d’acqua di fianco alla casa: un colombo era sceso a bere, esausto, ed aveva un foglietto arrotolato legato alla zampa.

Docilmente si lasciò catturare e lui aprì il piccolo rotolo: era una breve poesia . Una fonte sgorga dal mio cuore: lacrime e gioia. Una fonte diffonde il suo canto: dolci sospiri. Luce cristallina gioca sull'acqua: il tuo sorriso. Capì subito: l’animale era uno dei suoi, di quelli che aveva lasciato dopo la visita nella città vicina, e la poesia poteva essere stata mandata solo da una delle due ragazze: certo si era innamorata di lui…questa scoperta lo riempì di piacere e di tenerezza, anche se continuava a ripetersi che non avrebbe potuto ricambiare, non ancora…

Quella notte vide in sogno un deserto di sabbie e rocce, tutto era arido e come morto; all'improvviso, da una rupe nasceva un timido rivolo d’acqua, che diventava in breve più intenso, un fiume che inondava un largo wadi e, tutt'intorno, le sponde vegetavano di arbusti fioriti e alberi maestosi: e vicino a sé Isabelle, serena e sorridente, che lo invitava a bere quell’acqua limpida e a raccogliere i frutti, a riposare finalmente sull’erba e godere di quella nuova pace: era ciò che lei desiderava, e per questo aveva guidato fino a casa sua il colombo, messaggero buono di una nuova esistenza.

Etienne nell’ascoltarla piangeva, come chi ritorni ad un luogo amato dopo una lunga assenza, e si svegliò scoprendo che davvero aveva il viso bagnato di lacrime: il suo sguardo corse subito all’album, rimasto aperto sul tavolo dal giorno prima, ma anche dalla foto Isabelle sorrideva con la stessa tenerezza: era il momento di ripartire…

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Fu una bella sorpresa il ritorno dello straniero, che oltre al colombo fuggito portò diversi doni: per le due sorelle tessuti di seta in splendidi colori, e delicati oli profumati: nessuno avrebbe mai pensato che in fondo alla scatola c’era un messaggio, che solo colei che gli aveva scritto la poesia avrebbe potuto capire: Etienne era intenzionato a scoprire quale delle due pensava tanto a lui: certo, solo curiosità, si ripeteva: alla fine non sarebbe cambiato niente, in fondo erano ancora due bambine, dolci e belle e innocenti… Mentre con la famiglia prendeva il tè in giardino, approfittando dell’animata conversazione lui fece ad Amina una strana domanda: le chiese se il sole del mattino fosse più gradito ad una rosa già schiusa o ad un bocciolo…Amina sorrise in modo enigmatico senza rispondere, ma poco dopo trovò il modo di fargli scivolare tra le mani un minuscolo biglietto: “Il fiume che scorre entrambe le sponde lambisce e feconda “ Un fiume..come quello del sogno!

Fu certo d’avere capito quando vide Karima e Amina ammirare i suoi regali, dispiegare le sete e aprire i flaconi dei profumi, e poi sbirciare nel fondo della scatola, guardarsi e ridere con aria complice: capì che tutte e due erano innamorate di lui, senza gelosie, come se questo nuovo sentimento rendesse più forte il legame che da sempre le univa: e questa scoperta trascinò via le ultime scorie del suo dolore, lasciando la sua anima leggera e pulita, pronta a riempirsi di tutti gli amori che da quel momento avrebbe potuto contenere.

Quel giorno stesso chiese al suo amico la mano della figlia maggiore, e ottenne il consenso che in fondo si aspettava: Amina era felice di accettare la sua proposta, ma visto che sarebbe andata ad accasarsi lontana dalla famiglia, chiedeva di portare con sé l’amata sorella, perché ancora per qualche tempo non fossero separate.  

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La famiglia era di nuovo riunita in giardino: erano trascorsi quasi due anni dal matrimonio, e Amina e Fares (questo era ormai il nome di colui che era stato Etienne ) erano in visita dai genitori di lei , insieme ai loro due splendidi gemelli e a Karima, che li accudiva come se fossero suoi. In effetti uno dei due bimbi le somigliava moltissimo, e le era più affezionato dell’altro... Non erano gemelli identici, e mentre la nonna li vezzeggiava a non finire, il nonno, in un istante, capì tutto e sorrise, continuando conversare placidamente e a sorseggiare il tè, godendo della serena felicità che si irradiava dalle persone che lui più amava. Il sole al tramonto spandeva riflessi d’ambra e miele, sui volti e nei bicchierini colmi del tè. Tra i rami del melograno le tortore tubavano e l’aria profumava. Come d’incenso del Libano. .

 
 

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