RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

La Sartina

 
 

Azzurro polvere

 
 

 
 

Foto giuseppecirchetta

 
 
 

Il giovane barista mi guarda un po’ stupito: mi vede tutte le mattine, vengo sempre qui per la colazione prima del lavoro, ma oggi è Domenica e l’atelier è chiuso… Porta sorridendo il cornetto tiepido e il cappuccino con il cuore formato dal cacao sulla schiuma: mi chiedo a volte se disegna cuori su tutti i cappuccini, o solo su quelli delle clienti più gradite….

Ma oggi sono nervosa, sto ancora pensando all’incontro di ieri con lei: eravamo inseparabili, prima che si sposasse e che il mio lavoro mi impegnasse tanto… Eravamo e siamo ancora molto diverse: io quella carina, ma anonima, passavo sempre inosservata, lei bellissima, biondissima e con un corpo perfetto, era la star in ogni situazione, corteggiata da tutti: stavo nel riflesso della sua luce, e nemmeno mi dispiaceva: mi sentivo più a mio agio nell’ombra…

Nessuno degli amici si stupì, quando il brillante architetto adorato da tutte (sì anche io, e più delle altre) la scelse e ne fece la sua preda: una splendida coppia, dicevano tutti… la invidiai molto e forse la odiai, ma solo per poco: poi fui felice per lei, davvero, e piangemmo insieme per la gioia quando fu fissata la data del matrimonio.

Il mio atelier era già ben avviato, avevo alle mie dipendenze tre sarte: ma per lei disegnai e realizzai con le mie mani l’abito da sposa, il più bello e sontuoso che avessi mai creato, un trionfo di ricami e di cristalli Swarovski, da vera principessa delle fiabe: fu il mio regalo di nozze.

E vissero felici e contenti…. così credevo: ma a poco a poco i primi segni, le prime nuvole leggere, poi sempre più dense fino al temporale: l’incontro di ieri: il brillante architetto si è stancato dopo solo pochi anni, passa da una donna all’altra, con la scusa di impegni professionali non torna a casa per giorni…

- Aiutami - mi ha mormorato in lacrime - non so a chi altro chiederlo..

- Avrei voluto scappare, dirle di rivolgersi a qualcun altro, invece… è stato stupido, ma ho promesso che gli avrei parlato: idea assurda! L’ho chiamato, lui ha accettato anche troppo in fretta, adesso sta arrivando e io non so proprio che dire….

* * * * *

E’ arrivato puntuale, strano per lui, bello ed elegante come sempre, ma senza quell’aria da dominatore del mondo. Ho parlato a lungo dentro quel bar, di quanto la moglie avesse bisogno del suo amore, di quanto fosse fragile dietro quell’aria da diva, e lui avrebbe dovuto saperlo che in fondo un periodo difficile capita a tutti, è normale, ma non si risolve niente buttando via tutto… l’ho pregato di riflettere, di non fare pazzie…

Lui non rispondeva e guardava altrove, io seccata stavo già pensando di andarmene, quando di colpo mi ha appoggiato le mani sulle spalle, e attirandomi a sé mi ha sussurrato:

- E’ una donna come te che voglio… avrei dovuto capirlo prima, sapevo che ti piacevo tantissimo - e mi teneva stretta - vedevo come mi guardavi con gli occhi colmi d’amore, e tu non sei come lei - e si avvicinava alle mie labbra - lei dice di amarmi, ma ama solo se stessa, sa guardare solo dentro uno specchio, la sua bellezza è la sua ossessione - e sentivo sul viso il suo respiro - …tu invece sei sincera e generosa e mi renderesti felice - e i suoi occhi scavavano nei miei - ….sono stato proprio uno stupido….

“Lo sei stato sì” avrei voluto rispondergli: invece mi sono staccata dalle sue mani e dal suo sguardo e gli ho chiesto di seguirmi. Il mio atelier è a pochi passi dal bar: ho aperto, abbiamo oltrepassato l’ esposizione e mentre aprivo la porta del laboratorio si è diretto verso il piccolo ufficio: chissà che pensava, magari di entrare lì e di finire con me sul divano…

Invece ho continuato a camminare, oltre gli scaffali con i rotoli delle sete, oltre i grandi tavoli da taglio, oltre le macchine per cucire e le scatole degli accessori: in fondo, dove ci sono gli abiti non ancora ultimati. Su uno dei manichini da sartoria c’è, ancora imbastito e senza decorazioni, un abito di pesante shantung di seta azzurro polvere: e lì mi sono fermata.

- Questo e’ per me - gli ho detto - mi sposo tra due mesi…. lui è un uomo davvero speciale, lo amo e sono felice…. avrei voluto dirvi di noi, ma eravate così presi dai vostri problemi… e poi sarà una cerimonia semplice , con pochi invitati…. Sì, sono tanto felice… perché hai creduto che dopo tanto tempo pensassi ancora a te? Ho smesso di desiderarti nel preciso momento in cui ho iniziato a disegnare l’abito da sposa per lei… non ho solo fatto un disegno, ma ho fatto sbocciare, ho dato forma al suo sogno, come faccio in fondo con tutte le spose: mi dicono che per questo ho tanto successo: e non distruggo quello che ho costruito…. adesso è tempo che io pensi a questo.

- Ho sistemato con cura una piega della seta azzurro polvere: - so che verrà molto bene, sarà semplice e bello… - Ha abbassato lo sguardo ed è andato via senza dire una parola: io sto tornando indietro, leggera, molto più leggera nel cuore, e ricambio il sorriso del giovane barista che adesso sta servendo ai tavoli fuori.

- Che splendida mattina, Giovanni! Mi prepara un altro dei suoi deliziosi cappuccini ? -

 
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