RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

La Sartina

 
 

Vicini

 
 

 
 

Foto Silvia Bratanova

 
 
 

Fu Flavia, la vulcanica sognatrice del quarto piano, a darle la notizia al volo, prendendo l’ascensore: “L’appartamento di fronte al tuo non l’affittano più agli studenti…pare che venga uno, sai, un fotografo, e anche piuttosto quotato… ha vissuto gli ultimi anni in Francia, pensa…”

E già nella sua testa stava accettando l’invito a cena di costui: poco mancava che si precipitasse all’istante a comprare un vestito per l’occasione, e magari le scarpe col tacco altissimo e un profumo da far svenire …senza avere idea di chi fosse, questo fotografo…a lei venne da sorridere, come le succedeva sempre con Flavia: era fatta così, un po’ impulsiva, ma in fondo aveva un cuore buono: le era stata molto vicina dopo la fine del suo amore, nei momenti più bui, che ancora stava male a ricordarli.

Il nuovo inquilino arrivò dopo tre settimane, tra la curiosità generale (le sue foto comparivano spesso sulle pagine patinate di riviste famose) e chissà che si aspettavano tutti, magari un personaggio esotico con al seguito uno stuolo di modelle adoranti: invece si trovarono davanti un uomo poco più che quarantenne, dall’aspetto piacevole ma molto normale e dai modi semplici e gentili: fece scaricare dal trasportatore poche cose, libri, qualche quadro: evidentemente non amava portarsi il lavoro a casa…

Arrivò con la sua compagna, una brunetta minuta dai lunghi capelli ricci e dal trucco pesante (delusione per Flavia, che però rivolse ben presto le sue attenzioni a un nuovo collega di lavoro, dichiaratamente single ) e in pochi giorni si spense l’attenzione verso i due: lei comunque quasi non avvertì il cambiamento, in quel periodo passava molto tempo fuori casa, e poi non era nello stato d’animo giusto per socializzare: solo poche frasi di circostanza nei brevi incontri all’ingresso o in ascensore, scambi di piccole cortesie, e finiva lì.

Un sabato pomeriggio, dopo aver riordinato un po’ le stanze e aver impastato e messo nel forno una torta alla cannella, si fermò sul balcone, a godere del sole così raro e gradito in quel periodo invernale, ma presto si accorse che anche il fotografo aveva avuto la stessa idea, e che dal suo balcone la guardava con un sorrisetto impertinente:
“Che profumo !” Disse, annusando l’aroma che arrivava dal forno
“Che sta preparando di buono ? Deve essere davvero brava in cucina…”
“E’ solo una torta.” Rispose lei un po’ indispettita, e con un breve saluto rientrò, chiudendosi rabbiosamente la porta-finestra alle spalle.

Certo, lui era famoso, amato e ammirato, magari viveva di sushi e vini pregiati, e doveva sembrarle patetica una donna come lei, che nel giorno libero dal lavoro non trovava di meglio da fare che sfornare torte e sistemare i vasi dei gerani… Ma questo gli dava il diritto di prenderla in giro ? Forse perché la sua sofisticata donna non avrebbe mai perso tempo a cucinare? Ma chi se ne importa, pensò alla fine…arrivò l’amica che aspettava, e passarono il resto del pomeriggio chiacchierando allegramente davanti alla torta che continuava a calare, una fetta dopo l’altra. Sì, aveva ben altro a cui pensare, eppure si sorprese a scoprire che non riusciva a scrollarsi dalla memoria quello sguardo, quel sorriso teneramente canzonatorio…e più si ostinava a considerarlo un maleducato vanitoso, più le tornava in mente la sua voce, la sua immagine, e poi quelle delle sue fotografie, così belle, così piene di passione… una passione che solo adesso vedeva, perché stava prendendo anche lei….e cercava di allontanarla, ma ne veniva lentamente trascinata…

Nei giorni seguenti iniziò, quasi senza volerlo e vergognandosi di se stessa, a prestare attenzione a quel portoncino di fronte, per poter incontrare lui anche per pochi momenti: e quasi senza volerlo scoprì invece che un altro uomo, molto giovane e decisamente attraente, arrivava spesso nel primo pomeriggio, quando in casa c’era solo la brunetta, per sgusciare via dopo un paio d’ore: scoprì ancora che la sera erano frequenti le liti, parole urlate e porte sbattute, e poi silenzi glaciali. Ed ecco, dopo alcuni mesi: una lite più furibonda delle altre, e la brunetta andava via di corsa per le scale: davanti all’ingresso la aspettava in macchina l’altro: partivano con uno strappo rabbioso, dentro occhiate curiose dai portoncini aperti, pochi commenti sottovoce e un silenzio imbarazzato alla vista di lui che in lacrime si affacciava di sfuggita sul pianerottolo…

Lei non era presente, fu la maestra in pensione del primo piano a raccontarle tutto, aggiungendo le sue solite prediche sulla sfacciataggine delle donne d’oggi e sul declino della morale e che ai suoi tempi queste cose non succedevano…lei annuiva senza ascoltare, tristezza, ansia e folle speranza le si aggrovigliavano dentro facendola star male, riuscì a malapena a salutare e a rientrare mentre una strana vertigine sembrava farla galleggiare nel vuoto.

Per settimane non riuscì quasi a pensare ad altro: la sera lo sentiva ascoltare musica fino a tardi, la notte aggirarsi per le stanze senza dormire, lo intravedeva la mattina, mentre appoggiato alla ringhiera del balcone fumava con lo sguardo perso sulla strada, senza neanche vedere le poche macchine che passavano a quell’ora. Avrebbe voluto abbattere quel muro, che separava le loro stanze e le loro storie, raggiungerlo abbracciarlo e sentire il sapore della sua bocca, della sua pelle: ma si diceva che era una follia, che non si sarebbe neanche accorto di lei, o forse sì ma l’avrebbe respinta perché era ancora ferito, o forse anche lui non aspettava altro, che di averla vicina e prenderla e circondarla di passione, o forse…forse…

Alla fine mise da parte tutti i dubbi, le considerazioni, i ragionamenti : bussò al portoncino di fronte, lui venne ad aprire e pur con aria sorpresa accettò sorridendo l’invito ad andare da lei per un tè: raggiunsero il soggiorno, lentamente, parlando quasi intimiditi, mentre dalla cucina si diffondeva il profumo di una torta alla cannella appena preparata. Poco dopo lei guardava di nuovo quel sorriso canzonatorio; gli infilava con gentilezza la torta fra le labbra, e lui faceva lo stesso con lei: gioco, confidenza, dolcezza, desiderio invadevano lentamente le sue membra, ormai nude...

 

 

 
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