Fu Flavia, la vulcanica sognatrice
del quarto piano, a darle la notizia al volo, prendendo l’ascensore:
“L’appartamento di fronte al tuo non l’affittano più agli studenti…pare
che venga uno, sai, un fotografo, e anche piuttosto quotato… ha vissuto
gli ultimi anni in Francia, pensa…”
E già nella sua testa stava
accettando l’invito a cena di costui: poco mancava che si precipitasse
all’istante a comprare un vestito per l’occasione, e magari le scarpe col
tacco altissimo e un profumo da far svenire …senza avere idea di chi
fosse, questo fotografo…a lei venne da sorridere, come le succedeva sempre
con Flavia: era fatta così, un po’ impulsiva, ma in fondo aveva un cuore
buono: le era stata molto vicina dopo la fine del suo amore, nei momenti
più bui, che ancora stava male a ricordarli.
Il nuovo inquilino arrivò dopo tre
settimane, tra la curiosità generale (le sue foto comparivano spesso sulle
pagine patinate di riviste famose) e chissà che si aspettavano tutti,
magari un personaggio esotico con al seguito uno stuolo di modelle
adoranti: invece si trovarono davanti un uomo poco più che quarantenne,
dall’aspetto piacevole ma molto normale e dai modi semplici e gentili:
fece scaricare dal trasportatore poche cose, libri, qualche quadro:
evidentemente non amava portarsi il lavoro a casa…
Arrivò con la sua compagna, una
brunetta minuta dai lunghi capelli ricci e dal trucco pesante (delusione
per Flavia, che però rivolse ben presto le sue attenzioni a un nuovo
collega di lavoro, dichiaratamente single ) e in pochi giorni si spense
l’attenzione verso i due: lei comunque quasi non avvertì il cambiamento,
in quel periodo passava molto tempo fuori casa, e poi non era nello stato
d’animo giusto per socializzare: solo poche frasi di circostanza nei brevi
incontri all’ingresso o in ascensore, scambi di piccole cortesie, e finiva
lì.
Un sabato pomeriggio, dopo aver
riordinato un po’ le stanze e aver impastato e messo nel forno una torta
alla cannella, si fermò sul balcone, a godere del sole così raro e gradito
in quel periodo invernale, ma presto si accorse che anche il fotografo
aveva avuto la stessa idea, e che dal suo balcone la guardava con un
sorrisetto impertinente:
“Che profumo !” Disse, annusando l’aroma che arrivava dal forno
“Che sta preparando di buono ? Deve essere davvero brava in cucina…”
“E’ solo una torta.” Rispose lei un po’ indispettita, e con un breve
saluto rientrò, chiudendosi rabbiosamente la porta-finestra alle spalle.
Certo, lui era famoso, amato e
ammirato, magari viveva di sushi e vini pregiati, e doveva sembrarle
patetica una donna come lei, che nel giorno libero dal lavoro non trovava
di meglio da fare che sfornare torte e sistemare i vasi dei gerani… Ma
questo gli dava il diritto di prenderla in giro ? Forse perché la sua
sofisticata donna non avrebbe mai perso tempo a cucinare? Ma chi se ne
importa, pensò alla fine…arrivò l’amica che aspettava, e passarono il
resto del pomeriggio chiacchierando allegramente davanti alla torta che
continuava a calare, una fetta dopo l’altra. Sì, aveva ben altro a cui
pensare, eppure si sorprese a scoprire che non riusciva a scrollarsi dalla
memoria quello sguardo, quel sorriso teneramente canzonatorio…e più si
ostinava a considerarlo un maleducato vanitoso, più le tornava in mente la
sua voce, la sua immagine, e poi quelle delle sue fotografie, così belle,
così piene di passione… una passione che solo adesso vedeva, perché stava
prendendo anche lei….e cercava di allontanarla, ma ne veniva lentamente
trascinata…
Nei giorni seguenti iniziò, quasi
senza volerlo e vergognandosi di se stessa, a prestare attenzione a quel
portoncino di fronte, per poter incontrare lui anche per pochi momenti: e
quasi senza volerlo scoprì invece che un altro uomo, molto giovane e
decisamente attraente, arrivava spesso nel primo pomeriggio, quando in
casa c’era solo la brunetta, per sgusciare via dopo un paio d’ore: scoprì
ancora che la sera erano frequenti le liti, parole urlate e porte
sbattute, e poi silenzi glaciali. Ed ecco, dopo alcuni mesi: una lite più
furibonda delle altre, e la brunetta andava via di corsa per le scale:
davanti all’ingresso la aspettava in macchina l’altro: partivano con uno
strappo rabbioso, dentro occhiate curiose dai portoncini aperti, pochi
commenti sottovoce e un silenzio imbarazzato alla vista di lui che in
lacrime si affacciava di sfuggita sul pianerottolo…
Lei non era presente, fu la maestra
in pensione del primo piano a raccontarle tutto, aggiungendo le sue solite
prediche sulla sfacciataggine delle donne d’oggi e sul declino della
morale e che ai suoi tempi queste cose non succedevano…lei annuiva senza
ascoltare, tristezza, ansia e folle speranza le si aggrovigliavano dentro
facendola star male, riuscì a malapena a salutare e a rientrare mentre una
strana vertigine sembrava farla galleggiare nel vuoto.
Per settimane non riuscì quasi a
pensare ad altro: la sera lo sentiva ascoltare musica fino a tardi, la
notte aggirarsi per le stanze senza dormire, lo intravedeva la mattina,
mentre appoggiato alla ringhiera del balcone fumava con lo sguardo perso
sulla strada, senza neanche vedere le poche macchine che passavano a
quell’ora. Avrebbe voluto abbattere quel muro, che separava le loro stanze
e le loro storie, raggiungerlo abbracciarlo e sentire il sapore della sua
bocca, della sua pelle: ma si diceva che era una follia, che non si
sarebbe neanche accorto di lei, o forse sì ma l’avrebbe respinta perché
era ancora ferito, o forse anche lui non aspettava altro, che di averla
vicina e prenderla e circondarla di passione, o forse…forse…
Alla fine mise da parte tutti i
dubbi, le considerazioni, i ragionamenti : bussò al portoncino di fronte,
lui venne ad aprire e pur con aria sorpresa accettò sorridendo l’invito ad
andare da lei per un tè: raggiunsero il soggiorno, lentamente, parlando
quasi intimiditi, mentre dalla cucina si diffondeva il profumo di una
torta alla cannella appena preparata. Poco dopo lei guardava di nuovo quel
sorriso canzonatorio; gli infilava con gentilezza la torta fra le labbra,
e lui faceva lo stesso con lei: gioco, confidenza, dolcezza, desiderio
invadevano lentamente le sue membra, ormai nude...