Ancora niente: il tabellone delle partenze sembrava pietrificato,
indifferente alla sua ansia e alla sua stanchezza.
Ci aveva sperato, che i disordini scoppiati nella capitale risparmiassero
il funzionamento dell’aeroporto, ma il trascorrere delle ore le dimostrava
il contrario.
Sospirando riprese a digitare sul portatile, maledicendo i vertici della
sua azienda, che avevano scelto il periodo meno adatto per spedirla in
quell’angolo di terra nordafricana a curare l’apertura di un nuovo
stabilimento.
La solita scusa, “ sei la più adatta per questo incarico”, e mentre i suoi
colleghi
restavano in Italia, a lei era toccato affrontare mille difficoltà:
in ogni caso tutta fatica sprecata, a causa delle manifestazioni i lavori
allo stabilimento erano bloccati; dalla sede milanese era arrivato
l’invito a lasciare tutto e rientrare appena possibile.
Chiuse il portatile e lo ripose nella borsa: voleva di nuovo rivolgersi
alle impiegate del servizio informazioni, anche se i loro sorrisi
imbarazzati non lasciavano ben sperare.
Nel muovere i primi passi si accorse di un uomo che la osservava un po’
sorpreso:
stava per rivolgergli uno sguardo glaciale che lo allontanasse, ma lui le
andò incontro chiamandola :
“Sarah! Sei Sarah, vero ?”
La conosceva?
“ Sono Andrea, ricordi? La vacanza in Sardegna…certo sono passati tanti
anni…”
Adesso ricordava, riconosceva i lineamenti e i colori mediterranei di lui.
Si diressero verso il bar per un caffè e iniziarono così a raccontarsi
degli anni trascorsi dal loro ultimo incontro.
Lei parlò della carriera, iniziata dopo il matrimonio e il trasferimento a
Milano,
delle imprese avviate dal marito, del figlio adolescente e della cerchia
di amici in vista: lui aveva scelto una strada molto diversa, gestiva un
piccolo studio legale e prestava anche servizio volontario come avvocato
di strada e in una associazione per la tutela degli immigrati: un percorso
per lui significativo e ricco di soddisfazioni.
Non si era mai sposato, adesso era libero e si era concesso una breve
vacanza, la prima dopo due anni di lavoro: non era mai stato in quella
città e lo desiderava da tempo: certo non poteva prevedere che ci sarebbe
stata una rivolta simile…
All’ennesima richiesta di informazioni fu chiaro che per quel giorno, e
probabilmente per i giorni seguenti, sarebbe stato impossibile ripartire:
Sarah stava per chiamare l’hotel e farsi tenere la stanza, ma lui
l’avvertì:
“Non credo sia il caso di tornare in città, le strade sono impraticabili e
al centro ci sono state delle sparatorie, la situazione è molto incerta.
Senti, io avevo affittato una casetta sulla spiaggia, a una sessantina di
chilometri da qui: laggiù è più tranquillo, e credo che il proprietario mi
riconfermerà
l’affitto per alcuni giorni: immagino non ci siano altri turisti al
momento.
Vieni a stare lì, è più sicuro.” Raccolsero i bagagli e lasciarono insieme
l’aeroporto.
Il vecchio taxi si stava dirigendo verso la costa: Sarah aveva accettato
con riluttanza l’invito, ma adesso, alla vista della spiaggia bianchissima
e deserta,
non poté reprimere un’esclamazione di stupore: il posto era incantevole, e
come per una strana alchimia le fece riaffiorare alla mente i ricordi di
quella vacanza di tanti anni prima…
*****
Che anno era? Forse il 1986, certo, c’erano i mondiali di calcio in
Messico…
quell’anno i suoi genitori le avevano concesso di andare in Sardegna dagli
zii: lei si stava divertendo molto, quasi sempre in compagnia della cugina
Enrica, una biondina diafana e timidissima anche se ormai diciottenne:
Sarah di anni ne aveva solo sedici, ma sembrava lei la più grande, tanto
era disinvolta ed esuberante, e si faceva molto notare per il corpo ben
modellato, i capelli rossi e gli insoliti occhi blu: aveva subito legato
con Fabio, un atletico ragazzo romano, e presto si erano messi insieme.
Quando lui aveva buttato lì l’idea di tre o quattro giorni in tenda, in un
punto particolarmente bello della costa ( la spiaggia di Platamona, lunga,
con dune di sabbia ed alle spalle lo stagno e vasti boschi di pini) lei
aveva convinto Enrica ad accompagnarla, visto che Fabio avrebbe portato
con sé un amico.
L’amico era appunto Andrea, alto e magrolino, con lunghi capelli neri
e l’aria sveglia: era stato subito gentile con Enrica, che però lo teneva
a distanza,
forse più per timore che per disinteresse, mentre Sarah, un po’ per
stuzzicare la gelosia di Fabio, un po’ per innata voglia di attenzioni,
non perdeva occasione
per mettersi in mostra anche troppo da vicino.
Lo faceva quando usciva dall’acqua, il costume incollato alla pelle, e di
fronte a lui se lo aggiustava infilando le punte delle dita sotto
l’elastico dei bordi; oppure quando Andrea si sdraiava a leggere, e lei
fingendo interesse per le sue letture si accoccolava al suo fianco,
sfiorandolo appena, come per caso: una volta si era spinta a
mordicchiargli il lobo dell’orecchio, osservando poi con divertita malizia
il suo evidente turbamento.
Fabio non protestava ma si era molto incupito, una sera era arrivato ad
aggredire Andrea per un motivo banale e le due ragazze avevano fatto
fatica a calmarli: dopo quell’episodio l’atmosfera si era appesantita e
tutti avevano convenuto che era meglio tornare.
Nonostante questo inizio burrascoso il flirt tra Sarah e Fabio si
consolidò
in una relazione stabile: ritornata a casa lei aveva perso di vista
Andrea: ogni tanto
le dava notizie Fabio, che era rimasto in contatto con lui.
La frenata del taxi la distolse dai ricordi: erano arrivati. Un grande
eucalyptus profumava l’aria e ombreggiava la casa: piccola, con le pareti
a calce e un pergolato in direzione del mare, ricoperto di piante
rampicanti.
“Sono gelsomini” disse Andrea, “dovrebbero essere molto belli durante la
fioritura…
aspetta qui, io vado a parlare con il padrone di casa.”
Tornò poco dopo: la casa era a disposizione ma Fouad, il proprietario,
mandava a dire
che vista la situazione non avrebbe potuto garantire un servizio
appropriato ai suoi ospiti: si sarebbero dovuti adattare.
“Perfetto !” pensò lei “ Proprio quello che ci voleva! Bloccata qui in
capo al mondo,
nel mezzo di una rivoluzione!” Afferrò con malagrazia le valigie,
pentendosi però immediatamente del suo scatto: in fondo c’erano persone in
grossi guai e lei si preoccupava della mancanza di comfort…per fortuna lui
non mostrò di far caso al suo malumore, la guidò all’interno e l’aiutò a
sistemare le sue cose.
“Vado a fare un tuffo” annunciò poi “L’acqua è fredda ma io ho bisogno di
muovermi, di fare qualcosa…”
Lo guardò tuffarsi nell’acqua limpidissima: lei in effetti aveva un paio
di costumi in valigia, e non capiva che cosa la trattenesse dal
raggiungerlo: erano sì passati molti anni dal primo incontro con Andrea,
ma lei si teneva in forma con ore ed ore di palestra e non temeva certo di
mostrarsi, anzi andava fiera del suo corpo tonico,
che reggeva bene il confronto con quelli delle più giovani: e poi lui era
solo una vecchia conoscenza, avrebbe dovuto infischiarsene del suo
giudizio…
invece rimase seduta sotto il pergolato, seguendo con lo sguardo
quell’uomo che nuotava a larghe bracciate, mentre un sottile e
inspiegabile turbamento la invadeva.
Scosse la testa e rientrò in casa, per scegliersi la stanza e disfare le
valigie: nel farlo pensò a che cosa indossare per dormire, non voleva
mettersi troppo in mostra…
ma che accidenti andava a immaginare? Sorrise di se stessa per aver
pensato a un possibile risvolto erotico: in una situazione simile era
l’ultima cosa di cui preoccuparsi!
Nei giorni successivi gli aeroporti rimasero bloccati,e la situazione
apparve ancora più seria quando arrivarono dalla capitale due nipoti di
Fouad, e raccontarono dei drammatici scontri, morti, feriti ed edifici
saccheggiati: anche loro erano rimasti coinvolti, e ancora le violenze
continuavano. Le televisioni riportavano notizie molto scarne, ma
l’ostacolo fu aggirato grazie al portatile di Sarah, la connessione era
ancora attiva e riuscirono ad avere notizie da siti esteri.
Anche le linee telefoniche erano attive, e Sarah riuscì a rassicurare i
familiari:
il figlio rispose con qualche breve messaggio, e anche il marito in realtà
non sembrò troppo allarmato per il mancato rientro e le disse di non
preoccuparsi, che le cose sarebbero presto tornate alla normalità, che
grazie al cielo lei non era sola e che era stata una combinazione
fortunata a farle ritrovare Andrea in quella situazione, che certo
l’avrebbe protetta, non era un estraneo…
(si starà consolando con qualcuna, non poté fare a meno di pensare lei con
rabbia).
I vertici dell’azienda erano invece in fermento, la mancata apertura dello
stabilimento
aveva già comportato grosse perdite, e lei realizzò che tra l’altro il
sospirato avanzamento di carriera si allontanava inesorabilmente: ci
mancava anche questa, dopo tutto il lavoro che aveva fatto!
Intanto oltre alle notizie arrivavano a stento i rifornimenti nei negozi,
certo l’indispensabile non mancava, ma scarseggiavano ormai gli alimenti
freschi, carne frutta e verdure: a quel punto Andrea osservò che c’era una
barca sulla spiaggia, potevano chiedere al proprietario il permesso di
usarla per provare a pescare.
Fouad rispose che la barca era sua, fino a qualche anno prima si dilettava
nella pesca con la lenza, ma ormai era troppo anziano per avventurarsi da
solo: però avrebbe potuto procurare una rete e accompagnarlo in mare,
magari insieme a uno dei suoi nipoti: così fecero tutti e tre una mattina
presto, tornando felici dopo alcune ore con un discreta quantità di pesci
, che furono in parte scambiati con i vicini, per verdure e uova.
La pesca e gli scambi continuarono anche nei giorni successivi e Sarah
che da principio era stata scettica su questa idea, dovette ricredersi: il
sistema sembrava funzionare.
Ogni giorno attendeva sulla spiaggia il ritorno di Andrea, e guardandolo
tirare in secco la barca, iniziò a provare un desiderio che mai avrebbe
immaginato prima: lui
aveva un aspetto forte e vero lì nell’acqua , con i jeans spruzzati dalle
onde e la camicia slacciata, una bellezza lontana anni luce da quella
costruita
e ostentata dei vari uomini che avevano attraversato la sua vita, qualcuno
anche il suo letto…brevi relazioni che non avevano lasciato un gran segno;
del resto sapeva che anche suo marito facevo lo stesso, con le sue
assistenti più carine e disponibili:
una specie di ipocrita equilibrio che durava da anni.
Adesso Samira, una giovane parente di Fouad che era presente in casa sin
dal loro arrivo, stava aiutando sua madre a preparare la cena per tutti:
Andrea la osservava visibilmente rapito dalla sua bellezza, dalle curve
dei suoi piccoli seni e delle gambe snelle rivelate dalla lunga gonna di
cotone leggero.
Samira aveva raccolto i lunghissimi capelli in un nodo improvvisato che le
scopriva la nuca, e lui seguiva incantato come una scia leggera, il suo
odore buono di salsedine, di terra, di donna.
Per Andrea, Samira era come un fiore selvatico nato in quella terra
affacciata a Sud del Mediterraneo, uno dei tanti posti che lui visitava
finendo sempre per ritrovarvisi a casa: e dire che alcuni anni prima,
sull’onda degli attentati dell’undici Settembre, si era lasciato
travolgere dall’intolleranza e dal rifiuto: per questo aveva fatto il
primo viaggio, perché il rifiuto non si trasformasse in odio, lui non
voleva odiare, voleva conoscere, voleva far parte di tante realtà, era
quella la ricchezza che desiderava.
Sarah era troppo presa dai suoi pensieri per notare qualcosa, e quella
sera si addormentò stanchissima; ma si svegliò di colpo, agitata, e
afferrato il pacchetto delle sigarette stava per uscire, quando dei rumori
la bloccarono.
Andrea era in piedi davanti alla casa, come in attesa.
Una donna si avvicinò silenziosa, guardandosi intorno.
Ormai era abbastanza vicina perché Sarah riconoscesse la ragazza che aveva
cucinato quella sera: possibile, lei e Andrea? Si chiese che potessero
avere in comune un avvocato quarantenne e una ragazza di quel paese, certo
molto bella, ma di una cultura così diversa, a lei quasi incomprensibile.
Intanto i due si sussurrarono qualcosa, poi si presero per mano e
sparirono dalla sua vista.
Lei tornò a buttarsi sul letto, sapendo che non avrebbe dormito: all’idea
di quei due così vicini una inattesa bruciante gelosia la invase,
sovrastando l’ansia per
il suo lavoro e quello che stava succedendo, e provò per un istante il
desiderio di
essere lei tra le braccia di Andrea, di farsi stringere forte e
dimenticare tutti i problemi: si sentiva così sola e fragile…
La mattina dopo Andrea era tranquillo e gentile come sempre, e lei, dopo
averlo salutato, gli disse :
“Mi sono svegliata questa notte, perché ho sentito dei rumori e avevo
paura…
Ti ho chiamato ma tu non c’eri…”
“ Sono andato a camminare sulla riva, volevo stare un po’ da solo”
Come pensava: non intendeva parlare del suo incontro con la ragazza,
segno che la cosa aveva una certa importanza per lui.
Ebbe ancora un sussulto di gelosia, ma capiva di non avere nessun diritto
di provare
un sentimento simile, e si sentì sciocca a mettersi in competizione con
una ragazza
così giovane e spontanea, così diversa da lei: le sue riflessioni furono
troncate
dalle parole di lui:
“Oggi le donne preparano il pane, sarebbe carino dare loro una mano:
io mi occuperò del pranzo, ieri ho promesso ai bambini che avrei cucinato
gli spaghetti…sai che sono bravo in cucina? Più invecchio e più apprezzo
le piccole e semplici cose della vita, quelle che contano davvero.”
La giornata trascorse relativamente serena, tra le donne che parlavano con
interesse degli ultimi avvenimenti, mentre Andrea cucinava e divertiva i
bambini: Sarah alla fine aveva rinunciato ad aiutare, non aveva idea di
come impastare il pane, e si limitava a fare compagnia e a dare le notizie
che riusciva a trovare su internet.
Era piuttosto a disagio e uscì nel cortile: qui la moglie di Fouad,
accoccolata per terra, stava setacciando i semi di sesamo, e iniziò a
parlarle della loro cucina e delle loro tradizioni, rammaricandosi del
fatto che lei fosse arrivata in un momento così difficile, in altre
occasioni si sarebbe trovata davvero bene lì …
Ne dubito, pensò lei, ma l’anziana donna era così gentile che si limitò ad
annuire e a sorridere.
Andrea osservava il gruppetto delle donne, la dolce Samira che lo aveva
conquistato
con la sua bellezza e poi Sarah, quasi tranquilla adesso, certo molto
lontana dall’immagine di donna in carriera che aveva mostrato all’inizio.
Si chiese come sarebbe stato, se in quella lontana estate lui le avesse
manifestato ciò che provava: sì, era stato terribilmente attratto da lei
fin dal primo momento, ma lo aveva dissimulato per lealtà verso Fabio, e
anche perché aveva percepito le sue ambizioni, che non comprendevano un
uomo romantico, idealista e un po’ folle come lui già si sentiva: no, lei
aveva già altri progetti, e ritrovarla adesso aveva confermato le sue
intuizioni.
Il pranzo era pronto, e Fouad anche quella mattina aveva fatto una buona
pesca insieme ai nipoti: dispose di distribuire una parte del cibo ai
vicini, altre famiglie si sarebbero occupate della raccolta degli ortaggi
e del rifornimento di farina:
allo sguardo interrogativo di Sarah, che si chiedeva perché mai
preoccuparsi anche delle altre famiglie,
rispose saggiamente che per loro era importante la condivisione, nei
momenti lieti come in quelli difficili, solo pensando agli altri si era in
pace con se stessi.
A lei pareva di ascoltare le critiche di chi in Italia si era opposto alla
delocalizzazione, adducendo come motivo la perdita del lavoro per tante
famiglie italiane, e ricordava bene le accuse che avevano rivolto proprio
a lei,
come se fosse la sola responsabile, e non invece una che eseguiva ordini,
e che
rischiava ogni giorno anche lei di restare senza lavoro: sempre così,
tutti pronti a giudicarla, senza sapere quanto fosse difficile la sua
situazione, e adesso ci mancava una lezione di saggezza di un vecchio
patriarca, e di Andrea che annuiva compiaciuto, come per farle dispetto:
le dispiaceva soprattutto che nemmeno lui la comprendesse, lui che pure
con tutti gli altri si dimostrava così sensibile.
Nel pomeriggio gli uomini del vicinato decisero di organizzare delle ronde
notturne:
c’erano stati in giro episodi di aggressioni e ruberie da parte di
militari, soprattutto nei negozi ma anche nelle abitazioni.
Andrea ovviamente si offrì di partecipare, senza riflettere sul fatto che
Sarah sarebbe rimasta sola nella casetta sulla spiaggia. Appena lo ebbe a
tiro lei glielo fece notare,
ma lui obiettò che avrebbe potuto dormire insieme alle donne della
famiglia di Fouad,
oppure chiedere a una di loro di farle compagnia, a Samira per esempio.
Lei non fu entusiasta dell’idea, ma sapeva che lui non avrebbe cambiato
idea
e si rassegnò a trascorrere una notte in compagnia della ragazza.
Si era fatta sera e le due donne erano sole nella casetta sulla spiaggia:
dopo le prime frasi di cortesia sembrava non ci fosse più niente da dire,
e Sarah si tuffò nella lettura di un romanzo, dopo avere indossato una
delle sue camicie da notte di seta: abitudine certo, ma anche un sottile
senso di competizione, benché l’altra non sembrasse dar troppo peso a
simili dettagli:
era tesa e attenta a ogni rumore, come se il pericolo fosse dietro la
porta.
Si sentì a un tratto il rumore di un mezzo che si avvicinava: Samira
d’impulso spense
la luce e senza dare a Sarah il tempo di protestare l’afferrò per un
braccio allontanandola dalla panca sotto alla finestra e facendola cadere
a terra: l’altra prese a dire qualcosa, ma le sue parole furono sovrastate
dal rumore di vetri frantumati da uno sparo.
Dopo qualche istante c’era un silenzio terribile, le due donne a terra
spaventate ma illese, tremanti : si presero per mano e intrecciarono le
dita con forza, quasi fino a farsi male, mentre lacrime di sollievo
bagnavano gli occhi di entrambe.
Samira, ridendo tra le lacrime, osservò alla fine che era sciocco rimanere
sul pavimento e che avrebbero fatto meglio a raggiungere le camere e
cercare di dormire: così fecero, e Sarah credeva che non avrebbe chiuso
occhio. Invece si svegliò che già albeggiava. Attese in silenzio alla
finestra il ritorno di Andrea, che poco dopo arrivò sfinito: lo vide
fermarsi di fronte all’albero di eucalyptus , abbracciarne il tronco come
se abbracciasse una donna, assorto, gli occhi chiusi.
Era davvero un tipo strano pensò, stavolta con tenerezza, resistendo
all’impulso di andargli incontro: lo fece invece la ragazza che aveva un
posto importante nel suo cuore, e lei si ritrasse lasciandoli soli nel
loro abbraccio.
Ormai il sole era alto e la notte appena trascorsa sembrava un brutto
sogno:
Sarah che stava cercando di rimettere in ordine la casetta, si fermò a un
tratto:
aveva avuto un’idea: frugò tra le sue cose, trovando presto l’astuccio che
usava per portare durante i viaggi i farmaci necessari (o almeno necessari
per lei che aveva sempre paura di contrarre tutte le malattie
immaginabili); aveva antibiotici , antipiretici e integratori: andò a
consegnare tutto a Fouad, dicendogli di tenerli per eventuali emergenze,
visto che era difficile acquistare dalle farmacie, e si allontanò in
fretta, prima di pentirsi del suo gesto.
Quel giorno accettò l’invito delle donne della famiglia e le seguì
all’hammam: date le circostanze era chiuso al pubblico , ma la
proprietaria accoglieva con piacere le amiche, e fu felice della
partecipazione di Sarah: in realtà lei, che non si aspettava un gran che,
fu piacevolmente sorpresa di trovarsi in un ambiente vasto e
confortevole,con le pareti a mosaici di maiolica blu e verdi e arredi di
legno scuro, l’aria carica di vapore caldo e di profumi: qui le donne si
riunivano per i rituali di cura del corpo, ma anche per ritrovarsi e
concedersi una parentesi di serenità, in un’atmosfera tutta al femminile,
spontanea e quasi giocosa.
Quel giorno poi era la presenza dell’ospite ad attirare la loro
attenzione:
le facevano i complimenti per il suo corpo armonioso e per i suoi occhi
blu,
e si offrirono di aiutarla a lavarsi e a depilarsi. Dopo lei indossò sul
corpo nudo una
djellaba verde muschio con ricami dorati: l’aveva comprata il giorno
prima, insieme a un’altra color glicine per Samira, che fu piacevolmente
stupita del dono: anche lei la indossò subito, e ora in fondo non
sembravano più così diverse.
Al ritorno dall’hammam Sarah si sentiva rinata, stanca ma serena e con un
gradevole profumo sulla pelle: fu preparato il tè al gelsomino, e lei per
la prima volta insistette per dare una mano. Samira la osservava
sorridendo: certo si sentiva impacciata, soprattutto a camminare scalza,
lei che di solito viveva sui tacchi dodici, ma fece del suo meglio, e dal
quel momento si lasciò coinvolgere nella vita della famiglia.
*****
Quelli furono certo giorni strani, quasi irreali: e irreale sembrò alla
fine la notizia che tutto era sotto controllo e gli aeroporti avevano
ripreso a funzionare: era arrivato il momento di partire.
Sarah accolse la notizia con sollievo, ma senza la gioia che aveva
immaginato:
erano stati giorni importanti, densi di significato, e si era sentita
arrabbiata , spaventata e sfinita, ma viva .
Nel giorno prima della partenza fece in modo di assentarsi con un
pretesto, per
dare modo ad Andrea e Samira di restare soli: la ragazza la ricambiò con
uno sguardo colmo di gratitudine che non avrebbe più dimenticato.
La sera, mentre preparavano i bagagli, fu assalita da una improvvisa
tristezza,
e rivolgendosi più a se stessa che ad Andrea disse:
“Sai, le sentivo così distanti queste persone, ma adesso che ho condiviso
con loro
questi giorni difficili, i rischi, i disagi, mi sembra di sentirmi a casa.
Non l’avrei mai immaginato, ma credo che mi mancheranno”
“Sì, sono stati giorni difficili, ma è finita, andiamo via…ho avuto paura
che sarebbe finita male, invece siamo qui e siamo salvi…”
Lei stava piegando un abitino: lo lasciò andare e all’improvviso si
avvicinò a lui per abbracciarlo: un abbraccio dolcissimo e intenso, poi
lui la sollevò un po’ a sé per baciarla teneramente, e dopo un lungo
istante si staccò da lei per andare a chiudere le finestre della camera.
*****
Le porte dell’ascensore si aprirono e Sarah entrò per raggiungere il piano
del suo ufficio: era tornata ormai da diverse settimane e in quel tempo
aveva lavorato per aprire un nuovo stabilimento, in Italia questa volta.
Aveva insistito perché il progetto andasse avanti e adesso era abbastanza
soddisfatta dei risultati.
Non aveva tenuto i contatti con Andrea, anche se spesso le capitava di
pensare a lui,
del resto non gli aveva chiesto neanche il numero di telefono, e si diceva
che forse era meglio così.
“C’è stata una consegna del fiorista poco fa” la informò la giovane
segretaria:
non era raro che ricevesse fiori, e pensò che probabilmente si trattava di
un omaggio di qualche noioso ammiratore conosciuto sul lavoro.
Ma l’indifferenza lasciò il posto alla sorpresa: davanti alla scrivania
c’era un grande vaso con una pianta di gelsomini fioriti…
Lesse il biglietto, emozionata :
“ Ti avevo detto che sono molto belli durante la fioritura!
Il loro profumo mi fa pensare a te, a quei giorni difficili ed emozionanti
che abbiamo trascorso insieme!”
Sarah aveva gli occhi umidi: per darsi un contegno spostò il vaso verso la
finestra,e gettò uno sguardo fuori.
Il cielo era grigio e opaco, ma lei attraverso i rami del gelsomino
rivedeva l’azzurro, i gabbiani e la spiaggia bianca, e quel pergolato che
l’aspettava dall’altra parte del mare: ci sarebbe tornata un giorno, e non
da sola, e lì si sarebbe di nuovo sentita a casa.