Sull’isola aveva scelto un posto tranquillo, lontano dalle località più
frequentate: una collina affacciata sul mare, una minuscola pensione, una
anziana coppia di coniugi e due cameriere.
Giorni in solitudine, seduto a leggere sotto un albero in cima alla
collina e a passeggiare vicino al mare, serate sotto i lampioni della
piazzetta, notti in un silenzio irreale…
Quasi
non l’aveva notata all’inizio, innocua e silenziosa: poi era stato colpito
dai suoi occhi verde mare che si spalancavano stupiti al suo arrivo, dal
sorriso appena accennato quando si incrociavano, quasi sfiorandosi negli
stretti corridoi della pensione, quando lei col suo corpo esile trascinava
il sacco delle lenzuola da cambiare, o dava gli ultimi colpi di straccio…
e non sbuffava mai! A volte piegava un poco le labbra, malinconica; poi
tornava a sorridere, piano piano.
Era
Helene, la cameriera; sì insomma la ragazza tuttofare. Aveva preso sempre
più ad accoglierla in sé con lo sguardo, col pensiero, con
l’immaginazione, mentre nulla trapelava all’esterno. O almeno così lui
credeva.
Un
pomeriggio, pensando che lui fosse uscito, lei aveva aperto la porta della
sua stanza; trovandolo in camera si era scusata con un timido sorriso, ma
prima che potesse allontanarsi lui le aveva sorriso a sua volta
raggiungendola sulla porta. Uno sguardo di lunghissimi istanti: quello di
lui che raccontava muto tutta la propria vita; quello di lei un po’
smarrito ma pieno di dolcezza. Si erano ritrovati vicini, le labbra si
erano cercate solo un momento. Quel momento.
Era
tornato sull’isola altre due volte, ma fin dall’inizio sapeva che fare: i
due proprietari erano avanti negli anni e avevano spesso manifestato il
desiderio di vendere la pensione e trasferirsi nella casa che era
appartenuta ai genitori di lei: non avevano figli che potessero continuare
l’attività, e avrebbero voluto cederla a Helene, che però non aveva il
denaro necessario per l’acquisto: lui si era fatto avanti, promettendo che
i loro desideri sarebbero stati rispettati in tutto.
I due
avevano accettato, felici di sapere che la loro Helene (ormai la
consideravano una figlia) avrebbe avuto al suo fianco un uomo gentile e
sincero: se lo meritava, dopo le brutte esperienze che aveva avuto.
Con questa convinzione si sarebbero ritirati a godere i loro ultimi anni,
nella casa affacciata sul mare, nel posto dove tanti anni prima ( una
vita!) si erano incontrati, lui giovane pastore, lei ragazzina con un
nastro nei capelli e un vestitino bianco…
Tornato
in Italia Federico aveva venduto al socio la sua quota dell’agenzia,
trovato un acquirente per l’attico, e iniziato a programmare la partenza.
Adesso non restava altro da fare che il trasloco: in realtà avrebbe
portato ben poco con sé, solo abiti, libri e poche altre cose: aveva già
ad attenderlo tutto quello che desiderava e non voleva portarsi dietro
troppo del suo passato.
Era
rimasto da vuotare l’ultimo cassetto, quello su cui era più indeciso:
occupato a prima vista da oggetti stranamente disparati, solo lui sapeva
perché fossero lì riuniti: erano tutti legati al ricordo di donne che
aveva avuto.
C'erano
tre candele profumate, di quelle che Monica accendeva quando facevano il
bagno insieme: Monica era minuta e scura, impetuosa nell’amore, vulcanica
e incostante: era durata poco con lei, che comunque non si fermava mai a
lungo con nessuno e in nessun posto.
Le
scarpette da ballerina erano un regalo di Anna, insegnante di danza,
aggraziata ma dai modi alteri che nascondevano una profonda insicurezza:
avevano vissuto insieme per due anni, nonostante avessero così poco in
comune: lei era precisa e metodica, e raramente si lasciava andare,
considerando le emozioni un segno di debolezza e di irrazionalità...era
quasi indispettita quando lui riusciva a strapparle pochi istanti di
passione, e alla fine certo lo aveva lasciato per questo: non accettava
che lui le facesse perdere la testa.
Reggiseno di pizzo chantilly color malva: dimenticato da Milena dopo una
lite furiosa. Milena era una quarantenne in carriera, intelligente e
ambiziosa. Era bello il suo corpo asciutto e longilineo, che lei aveva
però deciso di stravolgere per superare l’assurdo complesso dei seni
piccoli: si era appellata al più famoso chirurgo plastico della città, e
dopo ostentava con fierezza le sue tette rifatte.
Ma lui
la preferiva come era prima, e aveva avuto la malaugurata idea di
dirglielo scatenando un uragano: aveva ancora i brividi a ricordarlo. Una
sciarpa azzurra e una culotte di raso color crema: confessò a se stesso di
non ricordare affatto a chi fossero appartenute… di certo storie finite
malissimo, se le aveva rimosse in maniera così totale.
Vi
erano poi foto e cartoline, alcuni CD e tre copie dello stesso romanzo di
Hesse: tre diverse donne avevano pensato di fargli il medesimo regalo, di
certo senza neanche averlo letto prima, il romanzo, immaginando (chissà
perché!) che dovesse rispecchiarsi in quelle pagine.
Un
piccolo album conteneva invece le foto dell’ultimo viaggio: scorci di
spiagge dell’isola, il sentiero sassoso che amava percorrere nel
pomeriggio, le immagini di una grigliata che avevano fatto una sera, e lui
aveva lasciato bruciacchiare il pesce e rovesciato l’insalata tra gli
sguardi di divertito rimprovero di Helene…
Le
stava ancora osservando con tenerezza quando dal computer portatile arrivò
il segnale sonoro di una nuova mail. Mise via le foto e si avvicinò.
Avrebbe dovuto immaginarlo: era di Ambra.
Ambra,
con cui aveva avuto una storia bella e appassionata diversi anni prima,
dopo la fine del loro amore, dopo un periodo di rabbia e di
recriminazioni, era inaspettatamente diventata sua amica: puntualmente gli
confidava tutte le storie che aveva con nuovi uomini e lo pregava di
essere felice per lei, puntualmente gli chiedeva consigli nei momenti di
difficoltà…puntualmente piombava a casa sua in lacrime all’ennesima
rottura.
Era
successo anche due sere prima: lo aveva chiamato a tarda sera, era
arrivata con il solito racconto drammatico del suo uomo porco e traditore
che andava a letto con le altre, della sua scenata furiosa e di lui che se
ne andava senza dire niente, come se la cosa non lo riguardasse…
Stavano
sul divano e lei aveva iniziato a dire ma perché le cose vanno sempre
così, che cosa mi manca per fare felice un uomo?
Non
sono abbastanza attraente?
Ma che dici, aveva ribattuto lui, sei bella e sexy come poche che conosco.
Ricordo che ti eccitavo molto, aveva continuato lei, avvicinandosi sempre
di più, giocherellando con i bottoni della sua camicia, certo prevedendo
la sua reazione: erano finiti a fare l’amore sul tappeto davanti al
divano, e per tutto il tempo lui aveva pensato a Helene, e forse lei al
suo uomo che era andato via…
Aprì
con un certo senso di malessere la mail, ma invece di nuove frasi
drammatiche trovò poche righe asettiche:
“Ciao Federico, l’altra sera ho dimenticato a casa tua le calze e mi
chiedevo se puoi mandarmele…capisco di darti un disturbo per una cosa di
poco conto, ma a quelle calze ci tengo perché sono un regal…”
Chiuse
senza finire di leggere, ridendo della sua ingenuità: aveva per un attimo
creduto a una scia seppure leggera lasciata da quella notte, invece Ambra
rivoleva solo le sue calze e neanche gli chiedeva come stai. (Si
concentrava sempre e solo su se stessa, e poi arrivava a stupirsi se gli
uomini fuggivano da lei ...)
Le
trovò su uno sgabello del bagno, quelle calze color bronzo con alti bordi
di pizzo a motivi geometrici: attorcigliate e tristi come cortecce di rami
secchi. Le prese in mano, e dopo un breve momento di riflessione andò a
deporle nella scatola delle cose da buttare via. Alle calze si unirono le
candele profumate, la sciarpa azzurra, le scarpette da ballerina e tutto
il resto: senza esitazioni, senza rimpianti, senza rancori: con la
tenerezza di chi guarda una parte del passato che pure gli appartiene, ma
che adesso deve lasciare spazio al nuovo.
Nell’ultimo scatolone che avrebbe spedito sull’isola era rimasto uno
spazio, quello che all’inizio aveva pensato di destinare ai suoi ricordi:
ebbe subito un’idea per riempirlo, e lasciò l’attico per rientrare solo
dopo un’ora.
Aveva
comprato dei regali: non per Helene ma per Sophia: anche lei lo aspettava
all’arrivo… Sophia aveva i capelli biondi e morbidi, gli occhioni scuri
spruzzati d’oro; qualche timida lentiggine sul visetto tondo e fresco come
un frutto maturato al vento.
Già
pregustava il suo sorriso quando avrebbe ricevuto i regali… Iniziò a
sistemare nello scatolone gli album da disegno, i pennarelli, i pastelli a
cera e i libri da colorare: sì, perché Sophia aveva quattro anni ed era la
bambina di Helene.
Il
padre naturale era fuggito prima della sua nascita, e lei era cresciuta
con la madre che la portava con sé al lavoro, lasciandola giocare nel
cortile sotto lo sguardo amorevole degli anziani proprietari: Federico non
aspettava altro di essere un padre per lei, di far sorridere la madre e di
sentirsi a casa con loro.
Chiuse
le alette di cartone: altre passate di nastro adesivo, altre scritte con
il pennarello blu: era quasi tutto pronto per la partenza.
Questo racconto è frutto di
fantasia. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è
puramente casuale.