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Sotto i tigli la panchina era per metà in ombra e due colombi si
erano posati sulla spalliera. Volarono via rumorosamente al suo
arrivo: Giada fece scivolare a terra alcuni rametti caduti sulle
assi di legno e si sedette con un sospiro.
Pensò che proprio su quella panchina era iniziato tutto poche
settimane prima.
Lei e Marco si erano fermati lì, dopo una passeggiata in quel
pomeriggio ventoso, e lui senza troppa emozione le aveva raccontato
dell’altra.
Giada se lo aspettava in fondo, da qualche tempo lo intuiva:
conosceva Marco da molti anni, troppi perché lui potesse nasconderle
a lungo qualcosa.
La loro storia era stata fin dall’inizio più di confidenza e
amicizia che di sesso:
entrambi sposati, si erano ripromessi di non intralciare i
rispettivi matrimoni e di lasciarsi liberi, proprio da buoni amici.
Pure, lei provò una feroce gelosia quando lui con aria serafica le
raccontò dell’altra: giovane, più giovane di lui (da quando gli
piacevano? Era sempre stato attratto da donne più mature, come lei…)
bella e intelligente a suo dire… e continuava a parlarne
compiaciuto, tra un sorrisetto e l’altro, mentre lei avrebbe voluto
prenderlo a schiaffi!
Eppure, un uomo così sensibile come lui era, non poteva non sapere
che la stava ferendo con quei discorsi: ma forse era proprio quello
il suo intento.
Marco fin dall’inizio e con lucida onestà aveva troncato ogni sua
illusione: la sola vera donna della sua vita era la moglie, le altre
erano poco più che amiche: Giada, anche se innamoratissima, era solo
una delle tante, non avrebbe mai avuto un posto speciale…e quando
lei provava a dimenticarlo, lui provvedeva a riportarla alla realtà,
in maniera crudele a volte: quella era una delle volte.
Adesso Giada ascoltava cercando di dissimulare il suo turbamento: me
la sto cavando bene, pensava, riesco a mantenere la calma, non
voglio mostrarmi gelosa… ma quando lui le propose di conoscere
l’altra, allora perse ogni controllo:
“Scordatelo!” esplose “ Non puoi chiedermi una cosa del genere, e
anche lei ti direbbe di no!”
“Invece lei sa di te, ha sempre saputo, e sarebbe ben felice di
conoscerti.”
Non è vero, pensava lei, vuole solo punzecchiarmi, vuole vedere fino
a che punto
posso assecondarlo nelle sue assurde fantasie…figuriamoci se appena
conosciuta questa, le racconta di me!
Ma lui continuava:
“Sono stato sincero con lei fin dall’inizio, come con te del resto:
sei tu che non vuoi mai ascoltare; lei invece accetta il mio modo di
fare, e quando le ho parlato di te, di come siamo amici e ci
vogliamo bene da anni, ha detto che di certo sei una donna speciale
e che le farebbe piacere avere anche lei un’amica così.”
E come per confermare quanto andava dicendo, le allungò un biglietto
con un numero di telefono.” Chiamala quando vuoi: non ho dato a lei
il tuo numero perché prevedevo le tue bizze.”
Poi l’abbracciò e la baciò col calore di sempre, prima di
allontanarsi.
Marco la chiamava quasi ogni giorno, ma non accennava più all’altra,
come se non ne avesse mai parlato: Giada invece sapeva che lui non
diceva niente perché era sicuro che lei l’avrebbe fatta, prima o
poi, quella telefonata.
La conosceva fin troppo bene, pensò sospirando di nuovo.
*****
“La tua fata ti augura una felicissima giornata, bacio.”
Marco finì di leggere la mail mentre un sorriso spuntava sulle sue
labbra: stava per compiere cinquant’anni, ed era piuttosto
soddisfatto di sé: aveva una bella famiglia (moglie e due figli
ormai grandi, uno all’università, l’altro al liceo), una carriera in
costante ascesa, tanti interessi, e riusciva sempre ad avere la
stima e l’affetto di diverse donne…sì, le donne gli piacevano, e
tanto, ma nel senso migliore del termine: non era solo sesso che
cercava, gli piaceva ammirarle, corteggiarle, farle sentire speciali
e valorizzare al meglio la loro femminilità: i risultati erano stati
spesso sorprendenti.
L’ultima delle sue conquiste, in ordine di tempo, era quella che lui
chiamava affettuosamente la sua fata, la dolce amica che gli aveva
appena inviato la mail: c’erano state poi diverse colleghe di
lavoro, donne che aveva conosciuto da amici comuni o per caso nelle
più svariate circostanze, e persino l’ex insegnante di uno dei
figli…e poi c’era Giada: da sempre innamorata di lui, da sempre la
sua migliore amica, la sua confidente, il suo rifugio in ogni
tempesta piccola o grande.
Le voleva un gran bene e le perdonava il carattere un po’ spigoloso,
l’assurda gelosia
che nutriva per lui, e i suoi lunghi silenzi arrabbiati.
Silenzi come quello che era seguito alla sua richiesta (forse un po’
temeraria, lo riconosceva) di soddisfare una fantasia che coltivava
da tempo… la reazione di lei non era stata molto soave, ricordò con
una punta di divertimento!
Adesso si avvicinava il suo compleanno e sapeva che Giada gli
avrebbe organizzato, come ogni anno, un incontro a casa sua (il
marito di lei lavorava all’estero e tornava molto di rado, era assai
probabile che avesse un’altra donna e Giada ne era consapevole)
perciò decise di chiamarla per rassicurarla: sarebbe stato ben
felice di raggiungerla in tarda serata e festeggiare in sua
compagnia.
******
La telefonata raggiunse Giada mentre lei era a pranzo con l’amica
Fabiola, dopo una mattinata di spese in centro: si erano divertite
parecchio a provare abiti scarpe e i più svariati accessori, come
sempre ironizzando sul loro aspetto così diverso: Giada era alta e
longilinea, quasi androgina nella figura, con cortissimi capelli
biondi e lineamenti un po’ severi, mentre Fabiola, più piccola e
formosa, più mediterranea nell’incarnato e nei lunghi capelli, aveva
un sorriso solare e lo sguardo dolce un po’ sognante, quasi da
bambina.
“ Va bene, allora ci vediamo giovedì sera, so che arriverai
piuttosto tardi ” diceva Giada, e lo salutò allegramente prima di
chiudere la conversazione.
“Era Marco?” chiese Fabiola, anche se già conosceva la risposta.
“Non credi che ormai sia il caso di dirglielo?” proseguì,
sorseggiando assorta un po’ di vino “questa storia va avanti da
mesi…non mi sembra giusto tenerlo ancora all’oscuro.”
La mano che reggeva il calice del vino si era posata sulla tavola, e
Giada la sfiorò dolcemente con la sua:
“Certo, lo saprà. Nel modo e nel momento più adatto.” rispose con
tranquillità.
“Adesso però ho bisogno del tuo aiuto: voglio organizzare una festa
di compleanno
piuttosto originale, forse immagini già che sto pensando…”
Gli occhi verdi di Fabiola ebbero un guizzo: le dita avevano
lasciato il bicchiere e si intrecciarono alle sue: rimasero così, a
parlare fitto con le teste vicinissime, incuranti degli sguardi
perplessi e forse infastiditi degli altri avventori.
******
Era quasi mezzanotte quando Marco arrivò a casa di Giada: fin dalla
mattina aveva ricevuto auguri e regali, aveva accolto con finto
stupore la festicciola organizzata in ufficio dai suoi colleghi,
inviato decine di sms e mail di ringraziamento, e cenato con moglie
e figli al loro ristorante preferito.
Adesso, varcando il cancello della bella casa fuori città, si
ripeteva che era davvero un uomo fortunato, circondato da persone
che lo stimavano e gli volevano bene.
L’unica nota stonata di quel giorno era stata una telefonata di
auguri distratta e frettolosa, da parte della sua fata, proprio lei
che in ogni altro giorno lo circondava di attenzioni.
Chissà perché aveva fatto così: di certo c’era una spiegazione,
però… cacciò quel piccolo pensiero spiacevole e abbracciò Giada che
era venuta ad accoglierlo all’ingresso, vestita solo di una tunica
di seta trasparente a motivi floreali: si baciarono a lungo
vogliosamente prima di entrare in soggiorno.
La stanza era al buio, tranne che per la luce di diverse candele
colorate appoggiate sul tavolo, intorno a una torta ricoperta di
glassa bianca: né candeline né scritte sulla glassa, ma soltanto una
sottile foglia d’oro tagliata a triangolo.
Marco stava per chiedere che significato avesse quello strano
decoro, ma non ci fu bisogno di dire niente: dal fondo buio della
stanza venne avanti la fata, la sua dolce amica, Fabiola.
Era nuda, con i capelli sciolti sulle spalle: Marco non l’aveva mai
vista così bella.
Lei girò intorno al tavolo per avvicinarsi, ma non a lui: a Giada.
Adesso erano l’una di fronte all’altra, vicine fino a sfiorarsi: un
leggero tocco delle dita percorreva i loro corpi, le loro labbra si
attiravano in un bacio di infinita dolcezza.
“ Siete davvero splendide…” mormorava Marco, che aveva disegnato
così spesso quella scena nelle sue fantasie da non riuscire a
credere che stesse accadendo nella realtà.
“Era quello che volevi fin dall’inizio “ diceva Fabiola” lo sognavi
fin da quando ci hai proposto di conoscerci: avevi visto giusto
però, siamo diventate amiche, e tanto, come vedi...se te lo abbiamo
tenuto nascosto finora, era solo per trovare il momento migliore…”
Lui capì allora gli strani silenzi, le assenze improvvise, il
mistero che circondava alcuni pomeriggi dei fine settimana: capì e
ringraziò la buona stella che aveva portato due donne così speciali
a incrociare la sua strada.
“Direi che è il caso di assaggiare questa torta “fece Giada,
allusiva.
“ Sì, è davvero il caso…” rispose Marco allargando le braccia per
accogliere tutte e due e stringerle a sé.
La mattina dopo il sole spuntò troppo presto: ognuno dei tre avrebbe
voluto che quella notte non finisse mai…
Questo racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente
casuale.
FINE
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