Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male.
Questo è tutto. Oscar Wilde

La Sartina

GEOMETRIE SENTIMENTALI

 

Foto KemalKamilAKCA

 




Sotto i tigli la panchina era per metà in ombra e due colombi si erano posati sulla spalliera. Volarono via rumorosamente al suo arrivo: Giada fece scivolare a terra alcuni rametti caduti sulle assi di legno e si sedette con un sospiro.

Pensò che proprio su quella panchina era iniziato tutto poche settimane prima.
Lei e Marco si erano fermati lì, dopo una passeggiata in quel pomeriggio ventoso, e lui senza troppa emozione le aveva raccontato dell’altra.
Giada se lo aspettava in fondo, da qualche tempo lo intuiva: conosceva Marco da molti anni, troppi perché lui potesse nasconderle a lungo qualcosa.
La loro storia era stata fin dall’inizio più di confidenza e amicizia che di sesso:
entrambi sposati, si erano ripromessi di non intralciare i rispettivi matrimoni e di lasciarsi liberi, proprio da buoni amici.
Pure, lei provò una feroce gelosia quando lui con aria serafica le raccontò dell’altra: giovane, più giovane di lui (da quando gli piacevano? Era sempre stato attratto da donne più mature, come lei…) bella e intelligente a suo dire… e continuava a parlarne compiaciuto, tra un sorrisetto e l’altro, mentre lei avrebbe voluto prenderlo a schiaffi!
Eppure, un uomo così sensibile come lui era, non poteva non sapere che la stava ferendo con quei discorsi: ma forse era proprio quello il suo intento.
Marco fin dall’inizio e con lucida onestà aveva troncato ogni sua illusione: la sola vera donna della sua vita era la moglie, le altre erano poco più che amiche: Giada, anche se innamoratissima, era solo una delle tante, non avrebbe mai avuto un posto speciale…e quando lei provava a dimenticarlo, lui provvedeva a riportarla alla realtà, in maniera crudele a volte: quella era una delle volte.

Adesso Giada ascoltava cercando di dissimulare il suo turbamento: me la sto cavando bene, pensava, riesco a mantenere la calma, non voglio mostrarmi gelosa… ma quando lui le propose di conoscere l’altra, allora perse ogni controllo:
“Scordatelo!” esplose “ Non puoi chiedermi una cosa del genere, e anche lei ti direbbe di no!”
“Invece lei sa di te, ha sempre saputo, e sarebbe ben felice di conoscerti.”
Non è vero, pensava lei, vuole solo punzecchiarmi, vuole vedere fino a che punto
posso assecondarlo nelle sue assurde fantasie…figuriamoci se appena conosciuta questa, le racconta di me!
Ma lui continuava:
“Sono stato sincero con lei fin dall’inizio, come con te del resto: sei tu che non vuoi mai ascoltare; lei invece accetta il mio modo di fare, e quando le ho parlato di te, di come siamo amici e ci vogliamo bene da anni, ha detto che di certo sei una donna speciale e che le farebbe piacere avere anche lei un’amica così.”

E come per confermare quanto andava dicendo, le allungò un biglietto con un numero di telefono.” Chiamala quando vuoi: non ho dato a lei il tuo numero perché prevedevo le tue bizze.”
Poi l’abbracciò e la baciò col calore di sempre, prima di allontanarsi.

Marco la chiamava quasi ogni giorno, ma non accennava più all’altra, come se non ne avesse mai parlato: Giada invece sapeva che lui non diceva niente perché era sicuro che lei l’avrebbe fatta, prima o poi, quella telefonata.
La conosceva fin troppo bene, pensò sospirando di nuovo.

                                                            *****

“La tua fata ti augura una felicissima giornata, bacio.”
Marco finì di leggere la mail mentre un sorriso spuntava sulle sue labbra: stava per compiere cinquant’anni, ed era piuttosto soddisfatto di sé: aveva una bella famiglia (moglie e due figli ormai grandi, uno all’università, l’altro al liceo), una carriera in costante ascesa, tanti interessi, e riusciva sempre ad avere la stima e l’affetto di diverse donne…sì, le donne gli piacevano, e tanto, ma nel senso migliore del termine: non era solo sesso che cercava, gli piaceva ammirarle, corteggiarle, farle sentire speciali e valorizzare al meglio la loro femminilità: i risultati erano stati spesso sorprendenti.
L’ultima delle sue conquiste, in ordine di tempo, era quella che lui chiamava affettuosamente la sua fata, la dolce amica che gli aveva appena inviato la mail: c’erano state poi diverse colleghe di lavoro, donne che aveva conosciuto da amici comuni o per caso nelle più svariate circostanze, e persino l’ex insegnante di uno dei figli…e poi c’era Giada: da sempre innamorata di lui, da sempre la sua migliore amica, la sua confidente, il suo rifugio in ogni tempesta piccola o grande.
Le voleva un gran bene e le perdonava il carattere un po’ spigoloso, l’assurda gelosia
che nutriva per lui, e i suoi lunghi silenzi arrabbiati.
Silenzi come quello che era seguito alla sua richiesta (forse un po’ temeraria, lo riconosceva) di soddisfare una fantasia che coltivava da tempo… la reazione di lei non era stata molto soave, ricordò con una punta di divertimento!
Adesso si avvicinava il suo compleanno e sapeva che Giada gli avrebbe organizzato, come ogni anno, un incontro a casa sua (il marito di lei lavorava all’estero e tornava molto di rado, era assai probabile che avesse un’altra donna e Giada ne era consapevole) perciò decise di chiamarla per rassicurarla: sarebbe stato ben felice di raggiungerla in tarda serata e festeggiare in sua compagnia.

                                                            ******

La telefonata raggiunse Giada mentre lei era a pranzo con l’amica Fabiola, dopo una mattinata di spese in centro: si erano divertite parecchio a provare abiti scarpe e i più svariati accessori, come sempre ironizzando sul loro aspetto così diverso: Giada era alta e longilinea, quasi androgina nella figura, con cortissimi capelli biondi e lineamenti un po’ severi, mentre Fabiola, più piccola e formosa, più mediterranea nell’incarnato e nei lunghi capelli, aveva un sorriso solare e lo sguardo dolce un po’ sognante, quasi da bambina.
“ Va bene, allora ci vediamo giovedì sera, so che arriverai piuttosto tardi ” diceva Giada, e lo salutò allegramente prima di chiudere la conversazione.
“Era Marco?” chiese Fabiola, anche se già conosceva la risposta.
“Non credi che ormai sia il caso di dirglielo?” proseguì, sorseggiando assorta un po’ di vino “questa storia va avanti da mesi…non mi sembra giusto tenerlo ancora all’oscuro.”
La mano che reggeva il calice del vino si era posata sulla tavola, e Giada la sfiorò dolcemente con la sua:
“Certo, lo saprà. Nel modo e nel momento più adatto.” rispose con tranquillità.
“Adesso però ho bisogno del tuo aiuto: voglio organizzare una festa di compleanno
piuttosto originale, forse immagini già che sto pensando…”
Gli occhi verdi di Fabiola ebbero un guizzo: le dita avevano lasciato il bicchiere e si intrecciarono alle sue: rimasero così, a parlare fitto con le teste vicinissime, incuranti degli sguardi perplessi e forse infastiditi degli altri avventori.


                                                           ******

Era quasi mezzanotte quando Marco arrivò a casa di Giada: fin dalla mattina aveva ricevuto auguri e regali, aveva accolto con finto stupore la festicciola organizzata in ufficio dai suoi colleghi, inviato decine di sms e mail di ringraziamento, e cenato con moglie e figli al loro ristorante preferito.
Adesso, varcando il cancello della bella casa fuori città, si ripeteva che era davvero un uomo fortunato, circondato da persone che lo stimavano e gli volevano bene.
L’unica nota stonata di quel giorno era stata una telefonata di auguri distratta e frettolosa, da parte della sua fata, proprio lei che in ogni altro giorno lo circondava di attenzioni.
Chissà perché aveva fatto così: di certo c’era una spiegazione, però… cacciò quel piccolo pensiero spiacevole e abbracciò Giada che era venuta ad accoglierlo all’ingresso, vestita solo di una tunica di seta trasparente a motivi floreali: si baciarono a lungo vogliosamente prima di entrare in soggiorno.

La stanza era al buio, tranne che per la luce di diverse candele colorate appoggiate sul tavolo, intorno a una torta ricoperta di glassa bianca: né candeline né scritte sulla glassa, ma soltanto una sottile foglia d’oro tagliata a triangolo.
Marco stava per chiedere che significato avesse quello strano decoro, ma non ci fu bisogno di dire niente: dal fondo buio della stanza venne avanti la fata, la sua dolce amica, Fabiola.

Era nuda, con i capelli sciolti sulle spalle: Marco non l’aveva mai vista così bella.
Lei girò intorno al tavolo per avvicinarsi, ma non a lui: a Giada.
Adesso erano l’una di fronte all’altra, vicine fino a sfiorarsi: un leggero tocco delle dita percorreva i loro corpi, le loro labbra si attiravano in un bacio di infinita dolcezza.

“ Siete davvero splendide…” mormorava Marco, che aveva disegnato così spesso quella scena nelle sue fantasie da non riuscire a credere che stesse accadendo nella realtà.
“Era quello che volevi fin dall’inizio “ diceva Fabiola” lo sognavi fin da quando ci hai proposto di conoscerci: avevi visto giusto però, siamo diventate amiche, e tanto, come vedi...se te lo abbiamo tenuto nascosto finora, era solo per trovare il momento migliore…”

Lui capì allora gli strani silenzi, le assenze improvvise, il mistero che circondava alcuni pomeriggi dei fine settimana: capì e ringraziò la buona stella che aveva portato due donne così speciali a incrociare la sua strada.
“Direi che è il caso di assaggiare questa torta “fece Giada, allusiva.
“ Sì, è davvero il caso…” rispose Marco allargando le braccia per accogliere tutte e due e stringerle a sé.

La mattina dopo il sole spuntò troppo presto: ognuno dei tre avrebbe voluto che quella notte non finisse mai…



Questo racconto è frutto di fantasia.
Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.



 

FINE

 

 
     
 

 

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