Eccomi qui, in questa stanza buia, in un silenzio tetro, dove l“unico
segno di vita č lo sgocciolare del rubinetto: la percezione del rumore
impietoso della goccia si espande dentro il mio cervello.
Tic...tic...tic... sempre uguale, stesso tempo ritmico, č passata solo
qualche ora da quando hai chiuso la porta dietro al tuo presente,
lasciando il freddo delle lenzuola a coprire il mio corpo esausto; hai
portato via il tuo odore e la mia anima. Un freddo intenso, crescente,
partito dalle tue ultime parole: - Non ti amo pił ... - scarne parole
dette in un sussurro dirompente. La mia litania speranzosa di un
ripensamento, tante volte l“avevi detto e tante volte sei tornata, ma non
avevi quegli occhi... ho sentito la vita sfuggirmi mentre mi guardavi,
questa volta non tornerai indietro: - Non ho provato niente stasera, mi
sono sentita una bambola di pezza, č finita...
Guardo i tuoi occhi
spenti, la luce č sparita, il desiderio stava gią naufragando da prima di
quest“ultimo incontro. Tic...tic...tic... La goccia non mi da pace, entra
dentro i miei pensieri, disturba i miei ricordi. Ho sperato amandoti
stanotte di rubarti il cuore, trafugarlo e scomporlo, ripulirlo dal virus
che ti ha infettato... Mi sento il replicante di" Blade runner" sommerso
da quest“oscuritą opprimente, la goccia diventa pioggia, bagna il muro di
cera che ho costruito, esce dall“iride scivola sulle guance... sto
piangendo, guardo lo specchio incredulo, non credevo d“esserne ancora
capace.
Guardo il mio corpo
riflesso...chissą se esiste un altro mondo dall“altra parte del vetro,
chissą se in un doppio mondo posso riparare ai miei errori. " Non mi
lasciare"...avrei dovuto dirtelo stanotte e dirtelo mille volte nei
momenti dell“amore, avrei dovuto dirti quanto sei importante, dirti che mi
hai trasformato dentro, dirti che hai scalfito il cuore, aperto una crepa,
rotto una diga, dirti che hai portato linfa in una pianta ormai arida.
L“orgoglio, ecco cosa mi
ha sempre fregato, il potere del comando, la mia posizione sociale, il non
volere accettare di essere umano; guardo lo specchio, non trovo difetti:
esternamente sono una cellula perfetta, ma dentro il virus ha cominciato
la sua distruzione. Anche stanotte ho spinto dentro la tua carne il dolore
di uomo frustrato, ho violentato il tuo corpo per dimostrare a me stesso
che sono il pił forte, il disperato tentativo di lenire le mie paure di
uomo fragile. " Ti amo" avrei dovuto dirtelo, stronzo che sono, mi guardo
nello specchio, ricordo i nostri incontri, la passione, la simbiosi dei
corpi, il piacere urlato e mai una volta, che ho avuto il coraggio di
pronunciarla quella stupida frase di cinque lettere, come un dardo
mortale, l“ho tenuta nascosta nell“abisso del mio io per paura di
avvelenarmi dei tuoi sentimenti.
Quante volte sei venuta
sotto il mio desiderio, quante volte sono venuto sotto i tuoi movimenti,
quante volte insieme. Lacrime furtive in questa stanza persa in periferia,
lacrime spese nel momento sbagliato, il nostro tempo č finito, solo quella
maledetta goccia continua a vivere...