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Movimenti lenti, infinitamente sensuali: guardo la calza sparire sotto la
gonna rossa cremisi e cerco d’immaginate il filo pendente di una
giarrettiera inesorabilmente strozzato dentro l’incavo della calza.
Non hai l’età per queste cose, penso.
Quanto sei bella nel tuo pudore virgineo.
Le cosce strette nel tentativo di difendere le tue intimità dai miei
occhi: sai che ti desidero, sai che il mio sguardo, è il preludio al mio
piacere.
Abbassi lo sguardo, ho la sensazione che stai guardando il mio sesso che
deforma i calzoni: probabilmente è una mia sensazione, o una mia speranza.
Cerco d’immaginare le tue labbra…
Penso a come potrei insegnarti le mie esperienze per tramutarle nei
piaceri reciproci.
Sto pensando mille cose indecenti su di te, quando, le gambe scivolano
inerte sulla calza allargandosi piano: quello che vedo e adrenalina pura.
Qualche cosa di bianco, indefinito, piccolo, a difendere il nulla.
Cerco di non mostrare l’eccitazione che mi attraversa agli altri
commensali.
Sposto la sedia per vedere meglio: tu fai altrettanto per mostrare.
Questo gioco mi snerva e mi prende.
Sorrido ebete alla battuta di tua madre su un viaggio fatto insieme: non
ho capito cosa ha detto, ma tutti ridono, quindi, è la cosa giusta da
fare, quello che capisco bene, è che tu stai facendo in modo che la gonna
si alzi un poco.
Piccoli movimenti voluttuosi sulla sedia, mi permettono una visuale più
sicura.
Spregiudicatezza e audacia in quel tuo modo di succhiare il gelato che ti
hanno appena passato.
Sono basito dal tuo modo di aggredirlo e avvolgerlo, inebriato dal tuo
modo di farlo sparire tra quelle labbra carnose.
Trasecolo.
I miei pensieri sono al limite dell’arresto, sicuramente del pestaggio da
parte del padre di questa ragazzina. Se sapesse cosa desidero.
Fortuna che non esistono video trasmettitori di pensieri.
I tuoi occhi sono saliti e sfidano i miei.
Percepisco la sfrontatezza della gioventù nel tuo modo d’agire e, sono
sicuro che quel tuo modo di assaporare il gelato, è un colpo basso alla
decenza fatto apposta per dimostrarmi che non sei più una bambina. Ma, c’è
sempre un ma…
- Maurizio vuoi un poco di gelato?
- No, grazie…
Rispondo evasivo, scocciato da quella distrazione forzata della madre, che
gentilmente mi offre quello, che sua figlia sta già mangiando.
“Vorrei le labbra di tua figlia” penso, sapendo che quella frase non sarà
mai detta.
Guardo il gusto di cioccolata sparire dentro le labbra e un brivido caldo
mi attraversa il corpo nel momento che la lingua esce dal suo riparo
naturale e scivola sul cono pulendolo e lasciandolo lucido di saliva: poi,
un affondo sul gelato, di nuovo la bocca si apre e si riappropria del suo
gusto.
Cerco d’immaginare quanto può allargarsi per dare piacere ad un uomo,
quanto è pronta ai giochi dell’erotismo: non mi sono nemmeno accorto che
gli amici si sono spostati in terrazza lasciandomi solo.
-Vieni fuori con noi?- Qualcuno mi reclama.
Guardo le cosce chiudersi, mentre il gelato sta per finire.
Lo sguardo torna ad abbassarsi, la gonna viene sistemata da quelle piccole
mani.
- Che cosa state organizzando? Dice la ragazza alzandosi.
La guardo avviarsi verso il terrazzo e ne ammiro il fondo schiena,
perdendomi in altri pensieri ancora più indecenti.
- Perché, rimani con noi? Le chiede la madre.
- No, tra poco arriva Luca e andiamo al cinema.
Mi alzo e raggiungo gli amici sul terrazzo e penso al suo ragazzo che
l’accarezza furtivamente con l’aiuto di una sala buia.
Vado a guardare la notte intensa portandomi al lato estremo del terrazzo
per darmi una calmata e fare scendere l’eccitamento evidente.
Lei si avvicina.
- E’ sempre bello vederti e leggere i tuoi racconti, peccato che devo
uscire, sarei restata volentieri con voi…
Approfitto per darle un bacio sulla fronte accarezzarle la schiena
delicatamente.
- Anche per me piccola, è sempre bello vederti, uno di questi giorni,
passo a prenderti e ti porto con me nel mondo reale.
- Non aspetto altro…
Si mette in punta di piedi per baciarmi la guancia e inevitabilmente il
suo seno mi accarezza il petto.
Un clacson dal basso della strada ci riporta ai nostri impegni mondani.
- Ciao mamma, ciao a tutti.
Con quella frase, la vedo sparire dietro la porta d’entrata per riapparire
ancora più intensamente nei miei pensieri.
Sento il portone aprirsi, la guardo abbracciare il suo ragazza e una fitta
di gelosia s’impadronisce stupidamente di me quando vedo la mano del suo
ragazzo accarezzarle il sedere.
Alza lo sguardo a cercarmi e, in quello sguardo mi perdo…
FINE
FOTO SERGIOGHETTI
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