Uscì in terrazza senza nulla addosso.
Un filo di perle, una sigaretta fra le dita… sola, offesa. Pensieri nella
testa e pelle d’amante che da troppo tempo devotamente si dona. –
Incomprensibile.
Non mi avrà mai più… non così, non più qui. La Senna silenziosa mostrava
ombre inconsuete, lente, eleganti come le anatre dalla testa di velluto
verde, che notturne scivolavano nell’acqua, come antichi ricordi. Amava
Parigi e quella sua aria trasognata di chi non c’è ma risponde attenta a
tutti richiami della vita e sente costante quel rumore quotidiano che
arriva dritto al cuore di tutti gli amanti, la voce che arriva dai sensi
accesi dal suo solo sguardo. Rientrò.
I bicchieri vuoti, le luci soffuse, il sassofono di
Charlie Parker ancora nell’aria…
Perdutamente ed irrimediabilmente lei. Lei che bussa alla sua porta
femminile rubandole ogni volta un piccolo pezzo di cervello e di cuore,
complice la passione e lo sdegno. Perché non chiudere fuori i suoi occhi
viola, il suo fare dannato, le sue dita affusolate maestre di tanti
orgasmi dipinti di sospiri e speranze.
Perché.
Ancora una sigaretta, l’ultima per questa notte. Il suo odore nelle
pareti, il suo urlo di piacere ancora sopra al suo seno, e l’ennesimo
senso di smarrimento appena se ne va. Perché. Eppure non aveva giurato
amore eterno, né pace, né fedeltà e purezza… nulla. Ma si sentiva attratta
da quei suo modi oltraggiosi di chiederle l’amore, lei, così semplice e
fragile da apparire quasi trasparente, a suo cospetto diventava la donna
del peccato eterno.
Ed ogni volta giurava a se stessa che sarebbe stata
l’ultima, e mentre la carnalità la trascinava in spirali di piacere
supremo, pensava che avrebbe regalato alla sua bocca avida, le ultime
gocce del suo godere, schiava di silenzi fatti di rime folli, dove anche
il più intimo desiderio veniva appagato con incalzante ed irriverente
maestria.
Ma ancora una volta disse si, firmando devozione al sesso che sa di vino
rosso e mandorle dolci, nella sua casa che affaccia sulla Senna. Infilò la
vestaglia e preparò la vasca con profumi avvolgenti, dopo tutto era da lei
che veniva e da nessun altro. Mai avrebbe ricevuto in regalo ore d’amore
di tale superbia ed alterigia come fra le sue gambe che lente spingevano,
natiche e falli da togliere il respiro. Il suono della sua lingua, il seno
che sfrega il suo sesso, la schiena inarcata che riceve il piacere lento e
violento che racchiude tutta la voglia pronta ad esplodere su di lei…
Poteva abbandonarsi in fantasie senza limiti, in orge di profumi e di
occhi verdi, in immagini viste da angolature e riflessi di specchi, in
giochi erotici e travestimenti sempre più scabrosi, solo lei… solo con
lei.
Ecco il Danno.
S’immerse nella vasca d’acqua di gelsomino, chiuse gli
occhi, respirò profondamente. – Ecco il Danno.
Capì che l’amava, ma ne era schiava. Ed amava sue mani sapienti che
sapevano dove toccarla, dove diventare irriverenti e cattive, dove
insinuarsi per poi perdersi nel liquido dolce del suo piacere adulto. Ed
amava il suo volto così maschile, così sensuale, così libero.
L’espressione della sua bocca e la sua voce dai toni volutamente
dispettosi.
Sapeva che sarebbe finita, che doveva finire. sapeva e taceva. Sapeva ed
aspettava.
Il desiderio di lei era sempre più forte e cresceva con impeto e la
bagnava nell’attesa, il Danno era fatto. Impossibile resistere a quelle
notti francesi così perfette nel loro delirio e a quei racconti d’amore
che solo loro sapevano scrivere con la mano del peccato. Era la sua amante
proibita, nascosta, giovane, tenebrosa e maledetta. La conosceva da
sempre, perché da sempre faceva parte della sua vita… la nipote
prediletta,la figlia del suo unico fratello maschio. Magia e follia.
Si asciugò, indossò il suo pigiama di seta blù,
slacciando la collana che nel mentre si ruppe, spargendo il tappeto di
piccole gocce d’avorio. Si chinò con disappunto per rincorrere le perle
ovunque, infastidita e stanca.
Il suono del campanello la spaventò, uno sguardo rapido alla stanza quasi
per capire chi potesse essere, ed aprì.
Lei.
In mano una piccola perla d’avorio.
L’ho raccolta per te – Disse.
Incredula, con la voce rotta dall’emozione, non trovò parole per
risponderle. La collana… non aveva senso, come avrebbe potuto?
Entrò, la strinse a sé e la baciò con passione. Un bacio lento,
profondo,inequivocabile.
La guardò negli occhi, puntuale come sempre, e le sorrise.
Le sue parole in un soffio: - Moi et le femmes comme moi, attendent des
miracles…
Disse.
Le sfiorò il seno, e la baciò ancora più profondamente. Poi se ne andò,
portandosi via tutte le sicurezze che lei credeva di possedere, e sparì
nella notte parigina che si affacciava sulla Senna.
Una lacrima sul suo volto ed il suo sorriso ancora negli occhi.
L’amore per lei era immenso e viscerale, e mai l’avrebbe abbandonato. Era
perduta ormai e felice di esserlo.
Spense la luce. Anche le piccole anatre dalla testa di velluto verde ora
dormivano, accoccolate una vicina all’altra in riva al fiume.
- Moi et le femmes comme moi, attendent des miracles…
La sua voce in un soffio.
La sua mano che stringeva una piccola lacrima d’avorio.
Il Danno era fatto… et je suis à toi.