Il suo profumo. Uno squarcio nell’aria di rosa e petali
d’orchidea bianca. Nessuna parola, nessun movimento, nessun pensiero, solo
linee e luci provenienti dalla sua anima silenziosa, notturna, libera.
Eccola. Entra, si siede accanto a me, mi guarda. La dolcezza del fuoco nel
camino e le ombre che si proiettano lungo tutto il suo viso, che gentile
mi sorride, mi fanno pensare a tempi già vissuti. A quella siepe di
ginepro, odorosa e selvatica come i baci che mi rubava e alla sua pelle
che già segretamente amavo. Lì dove tutto era intonso, impalpabile, dolce
e rarefatto, lasciavo i miei sospiri d’amore fra le sue braccia femminili
e lisce.
Mi stringeva attorno ai fianchi facendomi diventare
un'unica anima che unita alla sua straripava d’amore per lei. Mi chiedeva
di starle sempre accanto. Mi pregava di guardarla negli occhi mentre la
baciavo. Mi accarezzava piano, con discrezione, inesperta, paurosa, ma
perdutamente bella ed appassionata. I ricordi. Le immagini. Gli odori. I
colori del miele e dell’autunno avevano il suo viso. E le stagioni ci
prendevano per mano accompagnandoci in esperienze sempre più audaci e
proibite, come quella volta d’estate che in silenzio mi amò in riva al
mare, distese fra sabbia ed onde di schiuma nera di mezzanotte… i miei
gemiti alla luna, che silenziosa guardava.
Piacere selvaggio e salato. Orgasmi fatati per i suoi
occhi scuri e profondi che sapevano di mirto… Il cielo di stelle era solo
nostro, e la speranza che tutto non finisse mai raccoglieva paesaggi
contornati di luci e sapori infiniti. La sua bocca. Il suo seno. Le mie
mani avide. Giovani ed audaci, vestite solo di lacrime che rigavano i
volti per la felicità di momenti vissuti in un unico respiro, dove tutto
prendeva il colore del blu incantevole dei miei occhi.
L’amore come un coro. L’amore come una corrente, come
una filastrocca, come il suono d’organo dell’orchestra che, immersa nel
golfo mistico, agita archi e sommerge di suoni gli orizzonti che solo io e
lei potevamo vedere. Gli anni. Le stagioni che trascorrono, e noi. Il
suono della neve era prenderla per mano e baciarla con sensualità ed
erotismo adulto. Lenta, misteriosa, incredula… il freddo ci voleva unite
in abbracci teneri, quasi bambini. Il sapore d’arancia nelle mie mani, ed
il suo mazzo di fiori per me.
Con solo due soldi in tasca si trascorrevano pomeriggi
e fraseggi d’autore nelle sale da thé profumate di gelsomino e menta. Il
suo sguardo mi trapassava l’anima portandomi a volare in cieli sconosciuti
dai quali non avrei voluto tornare più, e mentre il confine fra il sogno e
la realtà diventava meno evidente, il mio amore cresceva come fiaba dai
mille colori, che raccontavo a lei la sera prima di dormire. La prima
notte insieme. Finalmente sole e lontane dal tempo. Attimi di assoluta
perfezione, candele e le sue mani. Era tutto chiaro ora, nessun dubbio
nessuna incertezza, nessun rimorso. Il silenzio della sua voce. Il
desiderio sempre più forte di sentirla dentro di me, ed io dentro di lei
con perfetta sincronia, con magica dolcezza, in un crescendo di sospiri e
baci profondi.
Amanti d’altri tempi, rapite da orgasmi sospesi fra
note e gemiti senza limite. Fuori la pioggia, e dentro ai nostri cuori
l’amore eterno. Il suono del Sitar. Il rosso, il viola, l’ambra della sua
schiena nuda. Sapore orientale e misterioso creato apposta per quella
notte nella quale l’infinito si vestì con i nostri nomi parlando in
francese. Meraviglia fra le mie mani. Incredulità e felicità. Lei era
nella mia anima ed il suo sorriso prezioso rendeva la mia vita velluto di
seta ed oro. Lei. Rosa e petali d’orchidea bianca che ancora sento
nell’aria al suo arrivo. Perla di rara bellezza nelle pieghe del silenzio
che ospito piano, con discrezione, perché non si possa sciupare mai…