Sono tornata a casa stressata dalla giornata e da me
stessa, a volte non senti più il tuo stesso stato e ti distruggi di idee.
Credevo di trovarti ma mi sbagliavo? Un’altra illusione? Eppure mi hai
avvertita di una sorpresa… Anche stavolta potevo infliggermi al creato
e inciampare su stralci impetuosi e incatenati. Avevo voglia di
coccole, di carezze e di sentire il tuo corpo, ma dov’eri? D’un suono
ti sei inondato e sei uscito fuori dall’angolo che ti ha nascosto a me
fino ad ora.
Due sorrisi sono valsi al potere di abbracciarci e io
finalmente potevo sentire il calore desiderato. Mi hai baciata con
istinto di uno uomo strategico a evidenziare la sua armonia, e mi hai
rilassata sul letto, facendomi allungare con le mie spalle rivolte alle
tue mani. I tuoi massaggi erano germogli di tocco che seminavano
leggerezza e profondità.
Avevo voglia di quel nostro stare, di quel nostro
essere, sempre ne avevo voglia, perchè di te non mi sarei mai stancata.
Nessun errore e pensiero poteva in quel momento colmare la mia pelle, solo
i tuoi lividi, le tue mani davano ombra al sussurro che desideravo. Il
modo in cui collegavi giri e tocchi, per me era erotismo puro, relax e
appagamento. Sentirmi importante per te, sentire che ti preoccupavi
per me, mi mandava in delirio. Alternavi il tuo fare, con baci delicati
di ritmo. Ma chi eri tu per darmi tanta gioia? E’ la semplicità di
nutrirci che rende tutto miracolosamente pieno di luce.
A volte è più sesso sentire le tue mani su di me, dove
la mia pelle dialoga all’infinito. Sono tasti che hanno una melodia
improvvisata di perplessità. Eri animale quando facevamo l’amore, ma era
più crudele quello che mi facevi quando ti mostravi raffinato al mio
sentire. E’ come una poesia che non sai ascoltare ma che qualcuno ti
insegna ad amare. Ci sono lievi e soffici rifugi che non trasmettono
arroganza, ma stile di realtà consumata. Volevo godere di attimi che mi
donavi, perchè preziosi dovevano diventare. E’ difficile poter
cogliere uno schema così perpetuo e docile. Questa semplicità rendeva
forte il nostro rapporto, era la banalità che nei nostri versi, rendeva
potere al senso.
Se ci sono maree, tu me le fai sempre sentire. Se ci
sono platee, io ne evidenzio le forme. Se ci sono estremità, io ne sto
godendo.