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E’ quasi sera. L’aria è
fresca e nel cielo c’è una luce grigiastra. Ma non pioverà. E’ tutto il
giorno che il sole e le nuvole si rincorrono come bambini. Cécilia
passeggia ai jardins de Luxembourg. E’ assorta nei suoi pensieri. Non sono
pensieri pesanti o tristi, ma pensieri lievi, molto impalpabili. Che si
alimentano dei visi e delle immagini che hanno accompagnato la giornata e
ora stanno iniziando ad assaporare la pace della sera. Di quando una sera
bella e leggermente fresca, viene silenziosa a posarsi sul pomeriggio e
resta lì, ferma, ad aspettare la notte. Passeggia piano, Cécilia. Cammina
lungo i viali di ippocastani. Sente l’odore dei fiori e l’aria pungente
nei polmoni. Si ferma vicino alla fontaine de Medicis e osserva da lì il
palazzo e il museo di Luxembourg.
Prende una sedia verde e si siede accanto alla fontana centrale del
giardino. Apre la sua borsa. E’ piena zeppa di cose. Cerca di dare un
certo ordine. Ma è difficile con tutto quello che si porta dietro
nell’ultimo periodo. Non ha mai portato con sé cipria o rossetto, ma nella
sua borsa non mancano mai una penna e un taccuino, caramelle alla menta e
occhiali scuri, idratante per le labbra e i-pod.
Ha un brivido di freddo. Si abbottona la giacca. Alza il bavero. Stringe
le spalle.
Il giardino è pieno di gente, ma silenzioso. Un ragazzo, poco più in là,
legge. Un altro fa jogging. Una ragazza sorride dietro allo schermo del
suo portatile. Un gruppo di giovani amici sono seduti a terra con una
bottiglia di vino rosso e dei bicchieri. Sorridono, si raccontano.
Sembrano felici insieme.
Li sta guardando, quando sente una mano sulla spalla.
- Bonsoir madame.
Si volta e riconosce l’uomo che in mattinata ha incontrato al negozio di
Boulinier.
- Bonsoir -, risponde sottovoce.
L’uomo le chiede come sta e se ha ascoltato il vinile che le aveva
consigliato. Si, Cécilia gli dice che l’ha ascoltato e che aveva ragione.
Le era piaciuto molto. In effetti con la voce di Serge Gainsbourg non ci
si poteva sbagliare. Quasi mai.
- E’ molto bello. L’ho ascoltato più volte. Il brano che preferisco è Je
suis venu te dire .
Il testo è triste, ma ha un sottofondo allegro – gai – Mi dà l’idea che
quando, in fondo, si è sereni e in pace con se stessi e si sa davvero cosa
si vuole , si possono abbandonare cose e persone con il sorriso sulle
labbra e negli occhi….anche se poi, fa male lo stesso.
L’uomo annuisce. Dice che è vero. Cécilia fa fatica a guardarlo negli
occhi. Ha occhi grandi e scuri. Uno sguardo forte, sicuro di sé. Guarda i
lineamenti del suo viso. La sua pelle. Quella pelle nera che a guardarla
sembra vellutata e lucente. E poi le sue spalle. Ampie. Spalle forti
d’uomo, pensa. Lui le sta parlando di musica, ma lei non ascolta. Lei
guarda soltanto la sua pelle. Ne è accecata. Pensa che quella pelle sia
amata dal sole. La voce dell’uomo è diventata un piacevole sottofondo,
fino a quando stacca gli occhi dalle sue labbra e dalle sue spalle e
riesce a guardarlo negli occhi. Occhi scuri e
profondi. Lui smette di parlare. Qualche secondo di silenzio. Accenna ad
un sorriso.
- Qu’est-ce que c’est ?
Qualche secondo di silenzio.
- Rien. Rien….
L’uomo le prende la mano. La porta alle labbra e la bacia leggermente.
Camminano. Camminano insieme. Parlano poco. Solo brevi frasi, ma a
sentirle sembrano musicali. A guardarli da fuori sembrano conoscersi da
una vita, forse perché sanno gestire bene i silenzi. Invece si sono
conosciuti quella mattina. A legarli, solo l’amore per un’artista francese
e la voglia di ascoltare la sua musica. Passano per place de l’Odéon,
attraversano boulevard Saint Germaine e imboccano rue Danton. A rue Danton
12, si fermano. Jean-Paul prende le chiavi e apre il portone. Vive al
terzo piano di quel palazzo ormai da dieci anni. Fa il medico. Ha madre
francese e padre domenicano. Ama cucinare per gli amici e correre la
domenica mattina quando la città dorme ancora e sembra essere avvolta da
una bolla di salubre silenzio. Quando ha tempo si diverte a dipingere e
non riesce a non cantare quando ascolta una canzone che ama. Ma tutte
queste cose Cécilia ancora non le sa. Le scoprirà dopo, con il tempo. Avec
le temps .
Lui la fa entrare. Merci, dice lei con un fil di voce. Si siedono. Le
offre da bere. La stanza è ampia. Le tende sono abbassate. Fuori, Parigi
brulica di gente ed è bellissima come un’attrice d’altri tempi.
Ormai è sera. Un'abat-jour è accesa nell’angolo a sinistra. C’è una
scrivania accanto alla finestra e una grande libreria a muro. Cécilia si
avvicina e scorge qualche titolo. Prende un libro di poesie. Sono poesie di
Apollinaire. Lo sfoglia. Legge qualche verso .Prende il bicchiere e beve
lentamente. Si gira verso di lui. In modo naturale, lui si avvicina. La
bacia e lei risponde a quel bacio. E’ ancora incantata da quelle labbra
morbide e bellissime. Ci sono soffi di respiri tra quei baci. Sente il suo
sapore. Le piace. Lo vuole ancora. Encore, dice . Lei lascia scendere la
sue dita bianche lungo la sua pelle
scura, lungo le pieghe del collo. – Sucre – E’ zucchero, pensa.
Per un attimo si vede da fuori. In un posto lontano, in una casa che non
conosce, tra le braccia di un uomo bellissimo. Ma è un pensiero che dura
poche secondi, nato e morto in quel momento. Perché, poi c’è solo lui, che
la spinge leggermente contro la parete e le dice che gli piace molto,che
ha qualcosa di
particolare, che non sa dire. La stringe forte. Lei sente la sua erezione
premerle contro. Lo immagina già mentre lo tocca da sopra i jeans. – Ti
libero - dice ridendo.
Nella penombra guardano i loro corpi intrecciati. Guardano le loro gambe
tenute insieme dal desiderio, da un abbandono totale. Lui la tocca di
continuo. L’accarezza senza posa. Nessuno l’aveva mai accarezzata tanto. E
annusata tanto. Le annusa i capelli, la curva del collo. Le alza le
braccia e le annusa le ascelle. L’annusa tra le cosce. Sorride e le
descrive con malizia ogni suo odore.
– Sei bellissimo -, lei dice.
- La tua pelle è bellissima. E’ amata dal sole.
Lui ride imbarazzato, dicendo che non è vero.
- Tu est le plus bel homme que j’avais dans mes bras -, gli sussurra
all’orecchio.
- Je ne crois pas.
- Est la vérité. Est la vérité.
Si tengono stretti, baciandosi le palpebre. Fanno l’amore a lungo come due
amanti che non si vedono da mesi e che hanno una fame insaziabile uno
dell’altra. E’ una fame che sorprende anche loro in quella stanza in
penombra.
Quando si alza dal letto, cerca il lenzuolo per coprirsi. Ma lui lo tira
via. La guarda e le carezza la schiena .
– Zucchero di canna sulla sua schiena morbida – Le chiede cosa sta
facendo. Le dice di non rivestirsi. Di non andare via. Lei resta ancora un
po’. Gli chiede se può portare via quel libro di poesie che prima stava
leggendo. Lui dice che può prendere tutto ciò che vuole.
- Ti vedrò ancora ? Sei così bella e dolce. Douce, belle et gentile.
- Peut être. Peut être.
Esce da quella casa al terzo piano di rue Danton 12. Si infila la giacca.
Alza gli occhi verso quella finestra. Lui è là che la sta guardando. Le
manda un bacio con la mano. Lei sorride, ricambia il bacio. Cammina nella
notte appena giunta. Attraversa place St. Michel e s’incammina lungo la
Senna. Si siede su una panchina a pont Royal. Prende il libro dalla borsa.
Lo annusa. Risente l’odore della sua casa. Legge Apollinaire pensando alla
sua pelle scura, amata dal sole.
L’amour est libre il n’est jamais soumis au sort
Oh Lou le mien est plus fort encore que la mort
Un coeur le mien te suit dans ton voyage…. |
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