RACCONTI D'AUTORE  
 
     
 
 

 

Lucia dell'Omo

 
 

Nel silenzio della notte

 
 

 
 

Foto giuseppecirchetta

 
 
 

All’imbrunire, una luce meravigliosa fatta di rosso e di oro, penetrava nella stanza. La donna era seduta su una sedia di legno, si dondolava al suono delle parole del libro che stava leggendo. Dopo poche pagine si fermò. Posò il libro sul grembo, si racchiuse nello scialle e continuò a dondolarsi. I capelli bianchi, raccolti sulla nuca.
Le mani leggere e tremanti. Dov’è Fay, pensò. Il gatto era nel cortile e corse felice da lei sentendo la voce che lo chiamava. Si avvicinò alla finestra. Fuori la gente camminava
in fretta. Le ombre della sera stavano per arrivare. E quello era un momento particolare,
quando sul finire della giornata, la solitudine si faceva più presente, a tratti insostenibile. E spesso i ricordi prendevano il sopravvento su di lei. Immagini , ancora vive.
Ricordò quando….

Nel silenzio della notte, lui fece scorrere le mani lungo la sua pelle calda. Attraversò la sua schiena bianca e morbida e con voce sottile, le domandò
- Dormi ? –
- No…. -, rispose la voce al suo fianco.
Allora, sprofondò sul suo cuscino, avvicinò il viso alla sua nuca delicata e prese ad annusarle i capelli scuri e profumati, sparsi intorno come petali.
- Lo sai che non mi aspettavo di amarti così come ti amo?

Nella penombra, lei si girò. Scivolò sull’altro fianco, puntando, ora, proprio al suo bel viso. Lo guardò e non rispose. Lasciò soltanto cadere la mano sui capelli di lui e lentamente li carezzò. Era un gesto che entrambi adoravano.
- Dimmi -, riprese lui, - lo sai che ti amo molto più di quanto abbia mai
amato lei ?
Fece di no con la testa, timida e impacciata come una bambina.
- Come non lo sai ? , le disse ancora con voce dolce, stringendola a sé.
Lei si nascose sulla sua spalla e iniziò a piangere. Lui se ne accorse, ma non disse nulla. Cercò il viso di lei , perso tra la pelle, per avvicinarlo al suo. Le baciò gli occhi umidi e le labbra lievi.
- Schhhh…schhhhh -, le disse all’orecchio.

Lei era solo persa tra i suoi non-pensieri. Era persa tra parole e silenzi, tra baci e sogni mai raccontati prima. La notte, passò così, lunga e breve…..
La tenne stretta fino al nuovo giorno, mentre lei, con voce fine gli raccontava dei molti giorni vissuti in difficoltà e di un giardino immenso, dove si rifugiava da bambina, un giardino che ormai non esisteva più. La guerra lo avevo distrutto, come aveva fatto a pezzi, parte delle loro vite. Lui l’ascoltava sentendo crescere dentro uno strano dolore al quale non sapeva dare un nome, sentendo crescere dentro emozioni che non sentiva da tempo e alla quali non avrebbe voluto rinunciare. Toccò con dita incerte le sue labbra pallide. Il mio piccolo mondo, pensò. Guardandola dormire, scostò una ciocca di capelli dalla sua fronte e serbò i segreti di quella bocca , gustando il sapore,per un po’, non più amaro, degli anni perduti.


Il ricordo di quell’ultima notte si rifaceva sempre più vivo negli ultimi giorni. Ce n’erano state tante di notti passate insieme, ma quella era come se fosse rimasta sospesa nel tempo, oltre quegli anni amari, oltre la guerra. E quasi con violenza, quella notte,ritornava ai suoi occhi stanchi e piccoli. A volte, lo incontrava in paese, seduto al tavolo di un bar o mentre faceva la spesa o quando portava i fiori sulla tomba della moglie. Si salutavano timidi, incerti. Gli occhi di lui brillavano sempre quando guardavano la sua bocca ( Il suo piccolo mondo ). Sembrava chiederle scusa con gli occhi o con un semplice gesto, ogni volta….per tutti gli anni che non furono.

 


   

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