All’imbrunire, una luce
meravigliosa fatta di rosso e di oro, penetrava nella stanza. La donna era
seduta su una sedia di legno, si dondolava al suono delle parole del libro
che stava leggendo. Dopo poche pagine si fermò. Posò il libro sul grembo,
si racchiuse nello scialle e continuò a dondolarsi. I capelli bianchi,
raccolti sulla nuca.
Le mani leggere e tremanti. Dov’è Fay, pensò. Il gatto era nel cortile e
corse felice da lei sentendo la voce che lo chiamava. Si avvicinò alla
finestra. Fuori la gente camminava
in fretta. Le ombre della sera stavano per arrivare. E quello era un
momento particolare,
quando sul finire della giornata, la solitudine si faceva più presente, a
tratti insostenibile. E spesso i ricordi prendevano il sopravvento su di
lei. Immagini , ancora vive.
Ricordò quando….
Nel silenzio della notte, lui fece scorrere le mani lungo la sua pelle
calda. Attraversò la sua schiena bianca e morbida e con voce sottile, le
domandò
- Dormi ? –
- No…. -, rispose la voce al suo fianco.
Allora, sprofondò sul suo cuscino, avvicinò il viso alla sua nuca delicata
e prese ad annusarle i capelli scuri e profumati, sparsi intorno come
petali.
- Lo sai che non mi aspettavo di amarti così come ti amo?
Nella penombra, lei si
girò. Scivolò sull’altro fianco, puntando, ora, proprio al suo bel viso.
Lo guardò e non rispose. Lasciò soltanto cadere la mano sui capelli di lui
e lentamente li carezzò. Era un gesto che entrambi adoravano.
- Dimmi -, riprese lui, - lo sai che ti amo molto più di quanto abbia mai
amato lei ?
Fece di no con la testa, timida e impacciata come una bambina.
- Come non lo sai ? , le disse ancora con voce dolce, stringendola a sé.
Lei si nascose sulla sua spalla e iniziò a piangere. Lui se ne accorse, ma
non disse nulla. Cercò il viso di lei , perso tra la pelle, per
avvicinarlo al suo. Le baciò gli occhi umidi e le labbra lievi.
- Schhhh…schhhhh -, le disse all’orecchio.
Lei era solo persa tra i
suoi non-pensieri. Era persa tra parole e silenzi, tra baci e sogni mai
raccontati prima. La notte, passò così, lunga e breve…..
La tenne stretta fino al nuovo giorno, mentre lei, con voce fine gli
raccontava dei molti giorni vissuti in difficoltà e di un giardino
immenso, dove si rifugiava da bambina, un giardino che ormai non esisteva
più. La guerra lo avevo distrutto, come aveva fatto a pezzi, parte delle
loro vite. Lui l’ascoltava sentendo crescere dentro uno strano dolore al
quale non sapeva dare un nome, sentendo crescere dentro emozioni che non
sentiva da tempo e alla quali non avrebbe voluto rinunciare. Toccò con
dita incerte le sue labbra pallide. Il mio piccolo mondo, pensò.
Guardandola dormire, scostò una ciocca di capelli dalla sua fronte e serbò
i segreti di quella bocca , gustando il sapore,per un po’, non più amaro,
degli anni perduti.
Il ricordo di quell’ultima notte si rifaceva sempre più vivo negli ultimi
giorni. Ce n’erano state tante di notti passate insieme, ma quella era
come se fosse rimasta sospesa nel tempo, oltre quegli anni amari, oltre la
guerra. E quasi con violenza, quella notte,ritornava ai suoi occhi stanchi
e piccoli. A volte, lo incontrava in paese, seduto al tavolo di un bar o
mentre faceva la spesa o quando portava i fiori sulla tomba della moglie.
Si salutavano timidi, incerti. Gli occhi di lui brillavano sempre quando
guardavano la sua bocca ( Il suo piccolo mondo ). Sembrava chiederle scusa
con gli occhi o con un semplice gesto, ogni volta….per tutti gli anni che
non furono.