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Linda,
le invio questa lettera perché sono immensamente stanco di ritrovamela
ovunque! Mi affaccio alla finestra e la vedo. Giro per le strade e lei è
lì, proprio dietro l’angolo. Vado a teatro e lei è seduta dietro di me.
Credevo di essere stato chiaro, ma evidentemente non ci sono riuscito.
Allora ho deciso di non usare più giri di parole. Nessun eufemismo. Non
sarò più vago. Ma sarò diretto e conciso. Nel complesso lei è anche una
bella donna, Linda. Ha una bellezza particolare. Silente. Con il suo viso
lei non dà “pugni negli occhi “. E’ discreta bellezza, la sua.
Eppure….io non nutro la benché minima attrazione nei suoi confronti. Non
potrei in nessun modo innamorarmi di lei o più semplicemente, provare
dell’affetto. Lei è strana. E’ triste. Ombrosa. E’ come muta. Senza
parole. E io amo il sole, l’allegria, le donne vitali. Ho cercato di
farglielo capire ma…
E so anche, di per certo, che questa lettera non riuscirà ad ottenere
l’effetto che speravo e che ancora spero. Cioè quello di non rivederla
più. So, ahimè, che continuerò a ritrovarmela davanti. Ma la avverto, la
prossima volta non le porgerò neppure la mano. Sarò maleducato, ma che
farci ? Non sopporto il pallore della sua pelle. Nutro nei suoi confronti
un senso di repulsione complicato e indicibile e, perdoni la franchezza,
non credo possa esistere sulla faccia della terra, uomo che possa
desiderare di averla fra le braccia, di farla sua e d’amarla.
La prego mi perdoni, ma ho finito per detestarla.
Fabrizio.
Fabrizio,
ho letto la sua lettera tutto d’un fiato. Non comprendo il motivo di tanta
crudeltà di linguaggio, Se è il mio amore che la rende così cattivo, stia
tranquillo, lo terrò a bada. Lo farò cessare da un momento all’altro. Lei
non sentirà niente. Sono io che sentirò tutto. Sono io che ora ho il viso
pieno di lacrime. Non mi svela nessuna novità, con la sua folle lettera.
So benissimo che non conoscerò amore. Ma nonostante questo, c’è al mondo
qualcuno più solo di me. Ed è lei, Fabrizio. Lei è solo con i suoi
paraocchi, la sua finta libertà, la sua estraneità alla vita. Non è
sorridendo sempre, o facendo finta di farlo, che si è aperti alla vita. Le
dico , dal mio essere “ombrosa“ , che non c’è nessuno più vivo di me.
Perché sono passione che vive, si nutre e muta. Stia sereno, ma
soprattutto non dia nulla per scontato. E’ l’errore più grande che può
fare un uomo. Lei è convinto che io sarò ancora sotto casa. Che ancora mi
incontrerà per le vie, o al parco o al teatro. Ebbene io le giuro su
quello che ho di più caro, che lei non mi vedrà mai più. Che non sarà più
costretto a posare gli occhi su di me. Sta leggendo e forse sorride,
perché ancora non mi crede. E’ troppo sicuro di sé, troppo spavaldo. Ma
vedrà che quando proprio non se l’aspetta, la mia figura triste le
mancherà tutta ad un tratto. Le mancherò e non saprà nemmeno bene il
motivo. Forse perché nessuna donna le ha parlato come ho fatto io.
Ma le mancherò, Fabrizio. Glielo giuro.
Con tutto l’odio che, sento, germoglierà dentro di me.
Linda.
Linda lo maledì un secondo dopo aver finito quella lettera, che le fu
consegnata in un tardo pomeriggio di febbraio. Detta così fu facile. Ma
pianse per delle ore, mordendosi le dita.
Era marcia d’amore. Puzzava di sconfitta. Desiderava solo non pensare a
nulla.
Si domandò cosa avesse fatto di grave per meritare quelle parole così dure
e fredde.
Cercò il tempo, i minuti dentro a un vecchio orologio. Minuti preziosi che
avrebbero potuto salvarla. Quei minuti, quei momenti salvifici si fecero
attendere. A lungo. Ma alla fine arrivarono.
Come aveva predetto Fabrizio, nessun uomo l’amò veramente. Ma lei conobbe
l’amore totale e incondizionato per sua figlia Isabella. Fabrizio morì in
una casa di campagna. Vuota e fredda, nella quale aveva vissuto quasi
tutta la sua vita in compagnia di un cane che non abbaiava nemmeno più.
Un domestico ha raccontato che, sovente, si porgeva dal davanzale e
guardava fuori, nel giardino.
Fissava a lungo di sotto. A volte restava fermo per ore. Come se cercasse
qualcuno. Come se aspettasse qualcuno. Ma non vide mai anima viva.
Morì solo. Di fianco, solo un cane. Che non abbaiava nemmeno più.
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