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La donna se ne stava al
buio, seduta sul divano. I pensieri si rincorrevano per la stanza.
La giornata era stata lunga, a tratti estenuante. Scelse tra i suoi cd
qualcosa da ascoltare.
Quella sera in suo aiuto giunse Segovia. Arrivò a sciogliere i minuti in
quel chiaro-scuro, dando vita a immagini che la facevano arrivare lontano
grazie alle note della sua chitarra, al virtusiosmo delle sue mani che
pizzicavano quelle corde.
Lei e la musica, erano una storia senza fine.
Musica come compagna fedele e sempre presente.
Era un buio opalino, quello. E in quel buio, Segovia diventava suo eterno
drudo, suo amante appassionato. Dietro ad ogni nota, un’immagine che
conosceva da tempo, ma che la visitava e ritornava ogni volta, durante
quel pezzo.
El testamento d’Amelia di Llobet.
Le corde della chitarra, pizzicate. Poi note. Note come gemiti, come
pianto.
Era di una dolcezza dilaniante. Di una straziante, ma mite, nostalgia.
E tutte le volte, quella donna tornava.
Ascoltando il pezzo di Llobet, lei vedeva nitidamente una donna, seduta
sulla soglia della sua casa.
Era una donna Andalusa. Bella, alta, con i capelli neri e i fianchi
morbidi.
Avvolgente. Materna. Con un vestito a fiori. Aveva il trucco un po’ sfatto
e il rossetto rosso slabbrato. I capelli, neri e mossi, raccolti sulla
nuca con forcine invisibili.
Ai piedi, indossava sandali legati alla caviglia. Aveva polpacci forti,
maestosi, ambrati.
Il sole stava tramontando. E lei aveva l’aria triste.
Sedeva a terra con un velo di lacrime a coprire il vero colore dei suoi
occhi.
Ma restavano negli occhi, quelle lacrime. Rimanevano due laghi luccicanti
e non conoscevano le sue calde guance.
Teneva in bilico, tra le belle labbra carnose, una sigaretta che si
consumava lentamente.
Sedeva con il vestito leggermente alzato. Con le gambe un po’ schiuse.
Se ne stava seduta come una sgladrina nel pieno di un tramonto.
Ma piangeva come una Madonna.
Tutta avvolta nella sua triste tristezza, che non era vero dolore ma che
non era più melanconia.
Era tristezza. Di quella che ti toglie il fiato e i sogni.
Di quella che ti fa sentire tanto stupida per aver nutrito certe vane
speranze.
La donna, seduta sul divano, conosceva quel tipo di tristezza.
E sapeva che non c’era modo di mandarla subito via.
Sapeva che per un po’ rimaneva cucita addosso.
Ma che la maniera migliore per placarla, era un abbraccio forte e sentito.
Allora sospirava e si stringeva sempre tra le braccia, quando ascoltava El
testamento d’Amelia.
Chiudeva gli occhi e svelava ad Amelia, in un orecchio, qual’era il
segreto.
Il calore di un abbraccio. Cerca il calore di un abbraccio vicino.
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