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Erano al parco, i due
ragazzi. Era una giornata radiosa, con un sole caldo e soffice. Lo si
sentiva che era morbido, solo a guardarlo. Una giornata così è un regalo
che viene fuori dritto dritto dal cuore egoista dell’inverno, disse il
ragazzo baciando lievemente il polso di lei.
Erano seduti su una panchina, al sole soffice. Il parco era pieno di
ragazzini. Qualcuno giocava a pallone, qualcun altro si dedicava allo
scivolo e all’altalena. Le mamme parlavano, con gli occhi nascosti dietro
a grandi occhiali scuri. Qualche ragazzo era seduto sull’erba. Uno , da
solo, un po’ in disparte suonava la chitarra. Si esercitava sugli accordi.
Non cantava, faceva una specie di mugolìo che accompagnava il movimento
delle dita, ancora poco esperte.
Il ragazzo e la ragazza si sentivano soli in mezzo a tutta quella gente.
Ma di quella solitudine bella, sana. La solitudine che solo l’amore ti fa
sentire in due e non più in uno. Una sorta di comune fuori dal mondo e per
questo invincibile Erano soli in due, adesso. Lui si sdraiò sulla
panchina, appoggiando la testa sulle gambe della ragazza. Poco prima di
uscire da casa, lei aveva portato con sé un libro. Lo leggiamo insieme?,
chiese. Lui fece un cenno con il capo. Aprì il libro e si fece subito
sfiorare dalle parole impalpabili di Turgenev, perché quel libro iniziava
con una citazione dello scrittore russo. Il ragazzo leggeva ad alta voce.
Aveva una voce lenta, strascicata, sottile. Era una delle cose per cui lei
lo amava. La sua voce, sempre, l’accarezzava. Anche quando diceva cose
brutte. Anche quando era scocciato o arrabbiato.
La tua voce è porpora
pura,pensò lei, mentre lo ascoltava leggere. Stavano leggendo uno dei
romanzi più belli che la letteratura russa ricordi. Ma per loro era la
prima volta, non sapevano ancora della bellezza pura, dolce e diamantina
di quel libro.
Si trattava de “ Le notti bianche “, di F. Dostoevskji.
Il ragazzo leggeva i pensieri del sognatore. Leggeva e vedeva i suoi
passi, la solitudine della sua vita non condivisa. Quelle strade di
Pietroburgo percorse tutti giorni, le strade e le case sempre uguali.
Anche la ragazza vedeva. Guardava il sognatore passeggiare nella notte con
la giovane Nasten’ ka e tremava per l’amore soffocato che Dostoevskji
aveva saputo far sentire così bene, tanto che il lettore non poteva non
sentire una stretta al cuore.
Il sole li scaldava, mentre loro su quella panchina stavano leggendo di
quattro notti fredde a Pietroburgo. Il ragazzo continuava la sua lettura.
Non si fermò un attimo, mentre lei accarezzava i suoi capelli chiari e
sentiva dentro, sempre, quella stretta al cuore che fluiva dalle pagine.
Non si mossero fino a quando non arrivarono all’ultima pagina.
Fino a quando non arrivarono all’ultima riga.
“Dio mio ! Un minuto intero di beatitudine ! E’ forse poco per colmare
tutta la vita di un uomo?”
Il ragazzo aveva gli occhi lucidi.
E’ la frase finale…di un libro.. più bella che abbia mai letto, disse. In
effetti racchiudeva in sé tutto il senso del libro. Racchiudeva in sé la
gioia che si prova nell’ascoltare parole regalate a noi . A noi e a nessun
altro. E la felicità impareggiabile che può dare un incontro, anche solo
un incontro che poi non diventa amore condiviso.
Perché incontro e condivisione sono due parole bellissime, disse la
ragazza.
Le puoi fare a pezzi e poi rimetterle insieme.
Andare in contro a .
Condividere con.
Sono parole che possono nascondere dentro un’intera vita. Non credi ? Il
ragazzo sorrise. Il cuore di lei si sciolse da quella stretta. Strinse il
suo amore. E in mezzo ai loro corpi, silente e gioioso, c’era il libro.
C’è il sole anche oggi. Anche oggi che il ragazzo cammina da solo. Anche
oggi che è passato del tempo da quella giornata al parco. Guarda le
vetrine, la sua immagine riflessa. Ripensa alla ragazza. Ai suoi capelli
color del grano. Ai suoi baci ormai lontani. E alle ultime parole prima
del commiato. Un po’ come Naste’ ka, anche lei si era innamorata di un
altro. E’ strano , ma prima di oggi, il ragazzo non aveva più pensato a
quel libro, a quella storia.
Sente una stretta al cuore. Passa in libreria. Compra “ Le notti bianche
“.
Lo porta a casa con sé. Ma non riesce a leggerlo. Sono passati giorni ma
ancora non riesce a leggerlo. Sulle sue labbra,però, vibra ancora la frase
più bella posta nell’ultima pagine di un libro.
“Dio mio ! Un minuto intero di beatitudine ! E’ forse poco per colmare
tutta la vita di un uomo?”
E allora pensa che anche se dentro sente un dolore immenso, è felice,
tanto felice di aver incontrato e amato la ragazza con i capelli color del
grano. Pensa che è stato fortunato a conoscere quella stretta e che se
nella sua vita, non gli capiterà più di sentirla, beh…conserverà il calore
di interi minuti di beatitudine. Perché non sono poco, ma sono invece
moltissimo, per colmare tutta la vita di un uomo.
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