Non ho talento musicale: credo
sia questo il motivo per cui ho sempre amato i musicisti.
M’illudo che, oltre a sudore e sperma, qualcos’altro di loro
possa rimanermi addosso, infondendomi un’arte che non
posseggo. Una sorta di scienza infusa della scopata.
Amo la magia di chi compone, o anche soltanto esegue: nessun’altra
categoria esercita lo stesso fascino su di me, bellezza e
ricchezza si rivelano prive di ogni ascendente, se non
attribuibili ad un virtuoso delle note.
Mi consuma e nella sua carnalità estrema mi rende incorporea
il desiderio che mi annienta se ti vedo e ti ascolto, non
riesco a smettere, non riesco, mia ossessione, mio fuoco, non
posso farne a meno. Il mio volere è subordinato al desiderio,
il mio arbitrio abdica, impotente, guerriero vinto senza
dignità alcuna, davanti al tuo culo perfetto.
Ricordi, mi aspettavi nudo, davanti alla tua tastiera. Ti ho
raggiunto, nuda anch’io, e sono rimasta a guardarti. Hai
sorriso, tirato una boccata nervosa alla sigaretta
socchiudendo gli occhi che in penombra sembravano più scuri,
un braccio dietro di me. Hai poggiato la testa sul mio seno,
mi hai baciato i capezzoli, hai detto: “ E adesso?”. “Adesso
non so” ho risposto.
Abbiamo iniziato a rivestirci,
lentamente e senza troppa convinzione, mi sembrava sacrilego
separare i nostri corpi, ma suppongo fosse necessario. Ho
iniziato a truccarmi davanti allo specchio del bagno, partendo
dal fondotinta, come faccio di solito. Ti sentivo muovere in
lontananza e notavo di avere, nonostante tutto, un magnifico
aspetto. E’ vero, dunque, che il sesso fa bene alla pelle…non
avevo dormito, eravamo stati per ore stretti nella notte, a
sospirare insieme regalandoci orgasmi. Dentro di me per ore.
Sei stato dentro di me per ore, e adesso ho un magnifico
aspetto, ma devo truccarmi per uscire. Ho visto il tuo volto
riflesso dietro il mio, mi hai abbracciata.
Ho sentito la tua erezione contro il mio sedere, ho smesso di
truccarmi mentre spostavi di lato il mio perizoma nero ed
entravi di nuovo dentro me, appoggiata al lavandino del tuo
bagno.
Sei rimasto fermo per un attimo,
sentivo i tuoi pettorali sulla mia schiena, mi hai slacciato
il reggiseno, preso in mano le tette, iniziato a sospirare.
Nulla mi eccita più dei sospiri di un uomo in godimento.
Nulla. Soprattutto se ricordano gemiti di sofferenza. (Tu,
ieri sera, sei venuto con il grido rauco di un animale ferito.
Un grosso felino colpito per sbaglio). Hai cominciato piano,
sei arrivato in fondo a me, ansimando con la tua voce calda
mentre ti guardavo allo specchio. Sei così bello mentre mi
scopi. Così bello che quasi vengo guardando l’effetto del
piacere sul tuo volto.
Avevo bisogno di baciarti, però…e ti ho preso una mano, mi
sono messa le dita in bocca, le ho leccate e mordicchiate
mentre tu sospiravi sempre più forte. I tuoi fianchi
oscillavano, ripensavo al tuo movimento quando suoni in piedi,
e seguendo il ritmo muovi il bacino avanti e indietro.
Sei uscito da me. Come si fa a fare l'amore senza fare lingua in
bocca? Bacio lubrico. Lento. Lungo.
Ho socchiuso gli occhi per
vedere la tua guancia muoversi, i tuoi muscoli danzare, la
mandibola spigolosa tra le mie dita. Ti accarezzavo mentre mi
baciavi. La tua lingua nella mia bocca, fino in fondo…e il tuo
volto in movimento sotto la mia mano.
Siamo tornati in camera, abbiamo sbattuto contro lo stipite,
decisi a non interrompere il bacio. Siamo caduti sul letto
senza parlare, e hai ricominciato a muoverti dentro di me. Mi
veniva da piangere, era troppo intenso, volevo gridare, ma non
sarebbe bastato. Stavo mangiando la tua lingua, sospiravi
nella mia bocca, mi sbattevi sempre più forte, ho appoggiato
le gambe alle tue spalle. Ora veniva da gridare anche a te. Mi
hai messo un dito dentro, l’hai leccato e poi mi hai baciata.
E’ questo il sapore dei nostri sessi insieme, ho
pensato.
“Amore”, hai detto con voce rotta, “amore”, mentre i tuoi
capelli neri frustavano la mia faccia.
Poi non ho pensato più.
Amore. Vorrei dirti adesso, mentre mi cerco guardando i
tuoi video, persa nei miei spasmi, squarciata dal desiderio di
te.