Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male.
Questo è tutto. Oscar Wilde

Riccardo Scrocca

IL DIPINTO


 

 

 

La galleria era semivuota, si avvicinava l’orario di chiusura e i quadri di varie dimensioni guardavano muti i pochi visitatori che ancora si attardavano nelle ampie sale. Marco camminava lentamente, assorbito nei suoi pensieri, guardandosi intorno rapito da quelle visionarie rappresentazioni.
L’arte di Eva era ambigua, densa, aveva qualcosa di sensuale e terribile, Eros e Thanatos si mescolavano in tutti i suoi quadri.
Conosceva solo il nome d’arte della misteriosa pittrice che aveva inaugurato da poco la mostra “I mille segreti di uno sguardo”, ma ne aveva letto interessanti recensioni e incuriosito era andato a vederla. Studente di Arte, amava aggirarsi silenzioso nelle sale semivuote delle gallerie quando si avvicina l’orario di chiusura, per poter ammirare indisturbato le opere che più lo colpivano.
Camminando vide, davanti ad una parete laterale, fiocamente illuminata, un’avvenente donna, intenta a guardare un quadro che subito attirò la sua attenzione.
Non riusciva a mettere a fuoco completamente quello che vedeva, ma qualcosa a livello inconscio lo aggredì con forza; si bloccò con il cuore che pulsava forte nel petto, la testa gli girava, tutto intorno a lui gli sembrò perdere colore e significato. Decise di avanzare di qualche passo ma subito si fermò, diviso tra la voglia di dare un senso all’ inquietante rappresentazione e l’irrazionale voglia di fuggire più lontano possibile.
Il silenzio avvolse completamente Marco che come in preda ad un forte shock guardava muto il dipinto.
Improvvisamente la signora si accorse di lui e con voce gentile iniziò a parlargli.
Marco trasali e voltatosi vide che la donna adesso lo guardava incuriosita.
“E’ uno dei quadri che amo di più” disse avvicinandosi a Marco.
“Ma ma..” Marco era senza parole, ancora sconvolto dal quadro.
“Piacere sono EVA, la creatrice di tutte questi quadri. E tu sei?”
“Marco Rossi” rispose con un filo di voce iniziando a riprendersi
“Ti piacciono i miei quadri? Vieni con me.” E subito si girò, senza neanche preoccuparsi della risposta del ragazzo, avviandosi verso l’uscita.
Marco quasi in trance iniziò a seguire la pittrice.
Nella galleria ormai vuota regnava un silenzio carico di mistero, disturbato solamente dall’eco distante dei passi che si allontanavano.
Eva apri la porta del suo studio/appartamento, avanzando sicura nonostante la scarsa luce, e subito un forte profumo di incenso invase le narici e la mente del giovane ragazzo.
L’illuminazione tenue prodotta dalle candele colorate disperse in tutta la casa creava bizzarri giochi di luce ed ombre, un mondo irreale, un mondo sensuale ma al tempo stesso ambiguo, minaccioso.
Tele dalle forme più disparate erano sparse per le stanze, dipinti e studi a varie fasi di realizzazione.
In fondo alla stanza, distesa sopra un divano dalla forma molto particolare egli riconobbe il profilo di una donna, coperta solamente da un leggero velo arancione, che sembrava dormire
“Si è la modella che hai visto in molti dei miei quadri” disse con sicurezza EVA, intuendo i pensieri confusi del giovane, e subito lo prese sottobraccio conducendolo in un’altra stanza.
“Ho una sorpresa per te” disse la pittrice, accendendo l’interruttore della luce e facendo entrare il giovane nella stanza.
Marco abbagliato dall’improvvisa violenza della luce ci mise alcuni secondi prima di capire di trovarsi in una stanza semplice, arredata solamente con un tavolo su cui c’erano strani oggetti che non riuscì ad identificare, una poltrona con il cavalletto, ed una sedia.
“C’è qualcosa di sbagliato in tutto questo.” Marco penso tra sé e sé, sentendo un brivido freddo corrergli lungo la spina dorsale.
“Siediti” disse EVA, con un tono che non ammetteva repliche, “Torno subito” disse sorridendo.
Marco si sedette senza troppa convinzione, tutti sensi in allerta, pronto a reagire alla prima minaccia di pericolo.
Improvvisamente dalla porta spalancata sul resto della casa in penombra comparve la modella, ancora vestita solo del pareo arancione, che subito si diresse verso di lui.
“Oh Ciao” Marco scattò in piedi sorpreso, ma la ragazza con ferma dolcezza lo costrinse a sedersi.
Senza dire una sola parola si adagiç su di lui, iniziò a baciarlo languidamente sul collo, poi sulle labbra, poi lentamente si rialzò, gli girò intorno e iniziò a muoversi lentamente contro di lui.
Il suo cuore batteva all’impazzata, totalmente impreparato a questa situazione; sentiva crescere rapida l’eccitazione dentro di lui.
Lei intanto continuava a toccare il suo corpo costringendolo ad un ruolo di passivo spettatore
Un rumore metallico riscosse Marco dal Nirvana in cui stava viaggiando, scaraventandolo nell’incubo.
Provò a muoversi, ma si scopri incatenato alla sedia, stretto dalla morsa di due gelidi anelli di metallo intorno a polsi.
La sua dolce carceriera intanto sorrideva, gli occhi scintillanti di una misteriosa follia
Nella sua estasi sensuale non si era accorto della presenza della pittrice, che intanto si era messa già all’opera dietro una tela spaventosamente familiare
Vide la modella avanzare verso il tavolo, la vide scegliere con folle calma uno dei vari strumenti di tortura, che solo ora con orrore riconobbe, e poi girarsi verso la pittrice per avere da lei un silenzioso assenso
Marco chiuse gli occhi e iniziò ad urlare.
Riapri occhi, una folla di persone anonime intorno a lui lo guardava interessata, le sue urla ancora riecheggiavano per le sale che andavano riempiendosi.
“Ragazzo, Ragazzo, come stai? Che ti è successo?” disse rivolgendogli la parola una ragazza bionda molto attraente
Impallidì, riconoscendo nel volto della ragazza il volto della sua sensuale carnefice, e subito iniziò a correre a per di fiato verso l’uscita
“Chissà perché ha avuto quella reazione davanti al tuo quadro” disse la ragazza ad un’altra donna che nel frattempo si era avvicinata a lei, guardando il quadro che raffigurava una stanza spoglia, dove, legato ad una sedia, un corpo maschile veniva torturato da una avvenente ragazza bionda mentre una pittrice eseguiva il suo dipinto.
“Non tutti capiscono la mia arte purtroppo.” disse e si diresse con sottobraccio l’amica verso un’altra quadro.
 

 

FINE

 

 
 
     
 

 

 

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