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Guardo
la gonna rossa muoversi senza ritegno nel tentativo disperato di seguire i
tuoi scatti nevriti. Tutti i giorni vengo a prendere l’aperitivo in questo
bar del centro per godermi la danza erotica che involontariamente provochi
spostandoti per i tavoli da servire. Un sorriso disarmante su una lieve
pronuncia straniera. Cerco d’immaginare la tua storia, mentre, t’avvicini.
- Il solito?
- Sì certo, il solito…
Sorrido al pensiero che io abbia un “solito.”
Tra poco tornerai con uno spritz corretto campari e mi lascerai le solite
patatine di contorno. Quel giorno, la prima volta che ti ho vista, ho
ordinato uno spritz e quello, è diventato il “solito”.
Elena di San Pietroburgo, la ragazza dell’est che si mantiene l’università
facendo la cameriera. Guardo il piccolo grembiule che cerca di proteggere
le tue forme piene, mentre, torni sorridendo.
- Vuoi qualcosa d’altro?
Certo che lo vorrei, ma non credo sia il momento giusto per chiederlo:
deglutisco, affogando il mio desiderio nello spritz…
- Per ora sono a posto, magari dopo…
Ho sentito un calore intenso salire dal basso ventre, probabilmente sono
anche arrossato quando ho detto quella frase, chissà se ha sorriso per
quello, o solo perché lo fa d’abitudine.
- Allora passo dopo…
Il “tu”, è stato spontaneo sin dalla prima volta, come il desiderio
d’averti.
T’accarezzi con civetteria i lunghi capelli biondi e ti giri verso un
altro tavolo dandomi un ulteriore dolce dolore sessuale: vedere i tuoi
fianchi larghi e quel sedere pieno, è un colpo basso per la mia libido.
Con il bicchiere in mano sospeso a mezz’aria, cerco d’immaginarti, mentre
ti spogli e t’adagi oscenamente su un letto, o meglio ancora, mentre ti
pieghi sul mio divano di pelle nera, alzando le natiche nude, con lo
sguardo girato ad incrociare i miei occhi.
Niente parole…
Solo sguardi.
- Non bevi?
La realtà torna prepotentemente.
Sono ancora con il bicchiere in mano, pieno dell’intruglio che ho
ordinato, il ghiaccio si è sciolto. Gli sguardi s’incrociano: cerco
d’uscire da questa situazione imbarazzante.
- Stavo pensando e mi sono perso nelle mie fantasie…
- Bello fantasticare, ma, la realtà, è più piacevole…
Questa volta giochi con le mani nervosamente e il tuo sguardo è
penetrante, troppo penetrante.
Lanciati Maurizio, non perdere l’attimo fuggente…
Qualcuno da dentro il bar la chiama;
- Arrivo!
Risponde contrariata;
- Passo dopo a vedere se hai bisogno d’altro…
Dio, come vorrei che quella frase lasciata cadere ad arte, possa avere lo
stesso significato che voglio io...
Vorrei slacciare quella camicetta bianca che nasconde il tuo seno,
accarezzare piano la pelle e goderne ogni centimetro e vorrei scendere
alla gonna per farla scivolare piano per poi riportarti sul mio divano
nero per ricominciare da dove ci siamo fermati…
Ti seguo nei tuoi movimenti lavorativi, mentre, fantastico su come ti
possiedo. Nessuno può fermare il mio desiderio mentale. Mi sembra di
vedere le tue labbra strette attorno al sesso: immagino i gemiti…
Sono fuso, completamente fuso…
Ingurgito un sorso di spritz per calmare i miei bollenti spiriti, ma il
risultato che ottengo, è esattamente l’opposto; tu vedi il bicchiere vuoto
e torni al mio tavolo a ricordarmi il desiderio. Sfacciatamente bella
nella tua innocenza, oppure, sfacciatamente provocante nella mia stupidità
ottusa.
Ho l’età della ragione e la voglia del ragazzo.
- Hai deciso se vuoi qualcosa d’altro?
Ti guardo, entro dentro il tuo corpo, sento il ticchettio del cuore che
salta qualche passaggio;
- Vorrei te, credi sarà possibile ordinarne un tot che non mi faccia male?
Sorridi: un sorriso solare pieno di gioventù e simpatia, un sorriso che
t’ammalia e ti stende qualsiasi significato abbia;
- Non c’è bisogno che ti ubriachi di spritz per chiedermi di uscire: da
noi gli uomini sono molto più decisi, ma, anche molto più freddi…credevo
non me l’avresti mai chiesto, eppure, ho fatto di tutto per farti capire
che mi piaci.
- Ho fatto proprio la figura del pirla, vero?
Chiedo abbacchiato e demoralizzato dalla mia deficienza mentale;
Mi guarda.
- Che carino che sei, quando arrossisci…
Sprofondo nel mio imbarazzo: vorrei sparire sotto il tavolo, insieme alla
mia eccitazione nascosta dai pantaloni.
- Alle Nove smonto, se mi dai il tempo di mettermi un poco a posto, poi,
vengo volentieri a mangiare una pizza con te.
Immagino la tua bocca che si apre per un pezzo di pizza, poi la immagino
sul mio sesso e mi perdo di nuovo nel mio erotismo;
- Allora?
- Certo, alle nove sono qui, non vedo l’ora!
- Si, ma per ora, è solo una pizza.
- Certo, solo una pizza…
Cerco di restare impassibile, mentre, la fantasia vola sul tuo corpo
anticipando quello che spero sarà futuro…

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