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SUL TRENO ROMA-MILANO
C’era una volta…………..è un modo banale di iniziare un racconto,
ma è il più bello, e, in genere, i miei racconti iniziano così,
perché è questa la firma della fanciullezza che abita in me.
Dicevo …….. c’era una volta un ragazzo. Un ragazzo con qualche
capello bianco e con il sorriso negli occhi prima che sulle
labbra. Un ragazzo che amava la vita e tutto ciò che alla vita
riusciva a strappare, anche con un po’ di fatica, anche con
qualche lacrima. Il suo punto di forza? Le emozioni che riusciva
a provare, per le cose profonde e per le cose banali. Il suo
punto debole? Le emozioni che non riusciva a frenare e che lo
rendevano troppo spontaneo e vero in un mondo ormai troppo
ragionato...... .......come quel giorno che sul treno Roma
-Milano sul quale, come spesso accadeva, era salito con largo
anticipo, cercando pigramente il suo posto assegnato dal
destino. Guardava dal finestrino la stazione che provava, a
passo di lumaca, a svegliarsi dal sonno pesante di una notte da
nausea.
Guardava i clochard che, avvolti nei loro cenci preziosi,
sdraiati sui loro letti di cartone conquistati a fatica solo
qualche ora prima, non sentivano minimamente il rumore di frotte
di gente frettolosa ed infreddolita da “Febbraio” e dalla
stanchezza, vomitata dai treni che arrivavano l’un dopo l’altro
come millepiedi pregni ormai da tempo, pronti a figliare.
Il momento non era dei migliori. L’ambiente neanche, ed il
viaggio si prospettava, come sempre, noioso e infinito. Il suo
posto, poi ........ lontano dal finestrino e anche di spalle al
senso di marcia, cosa che odiava, a dir poco.
Non aveva, allora, alcun motivo per abbozzare sorrisi, e quella
scocciante sensazione di vuoto che avviluppava il suo animo,
provocata dai pensieri che nascevano alla vista di quel mondo
inusuale, rendeva ancora più grigio quel viaggio.
Rientra di colpo nella scena della realtà non appena si accorge
che il posto di fronte al suo non è più vuoto, ed una attraente
visione riempie i suoi occhi.
Lei non ha capelli bianchi. E’ sapientemente truccata, ma i suoi
occhi sembrano non saper ridere.
Peccato! Se ne fossero in grado …..beh …. allora si! Sarebbe
perfetta. Le sue mani, di molto curate, si muovono sicure,
arpeggiando tra le pagine di un libro. Il profumo delicato ma
deciso che emana comincia a lasciare il suo corpo per librarsi
nell’aria. La sua bocca, sapientemente disegnata con il
rossetto, fa pensare ad un fiore che potrebbe sbocciare in
qualunque momento per librarsi verso il cielo.
Ora il mondo esterno non esiste più. L’unica calamita, per i
miei occhi, è questa persona che ho davanti e che sembra non
essersi neanche accorta che io esista.
Ma, e non è cosa difficile che accada, i nostri occhi si
incontrano, gli sguardi si sfiorano, ed un soffio di intesa
sembra scorrere tra di essi, dando vita ad un gioco sensuale ed
inaspettato.
Sono caratterialmente riservato, non amo introdurmi nei pensieri
degli altri se almeno non leggo nei loro occhi l’accenno ad un
invito, ma, a volte, mi sento di essere l’esatto contrario. E
questa è una di quelle. Penso istintivamente che mi piacerebbe
conoscerla. Sento un intimo e trascinante bisogno di riuscire a
scambiare con lei qualcuno dei miei pensieri e poter conoscerne
alcuni dei suoi, sapere quali sono i motivi che la privano di un
aspetto sereno e gioioso, ma tutto questo non fa parte del mio
carattere. Entrare nella vita degli altri senza essere invitato
è cosa che un tantino mi sconcerta. Nei pensieri, deve essere
passato molto tempo. I suoi occhi si chiudono e il suo capo si
abbandona lentamente sul poggiatesta, mettendo in risalto il suo
profilo di naturale eleganza e di raro fascino.
Ad un tratto la sua gamba si rilassa e si poggia dolcemente
sulla mia. La cosa mi provoca un
leggero brivido e per questo motivo cerco di spostarmi, per
quanto io possa. Ed ora benedico questi scomodi sedili del
Frecciarossa che spesso ho contestato. Non mi lamento più del
poco spazio che hanno per le gambe due viaggiatori dirimpettai,
in particolare se di una certa altezza. Per questi motivi, e per
evidente scarsa volontà da ambo le parti, le nostre gambe
continuano a scambiarsi carezze, quasi come un leggero,
impercettibile massaggio, sostenuto anche dall’oscillazione del
treno nella sua andatura.
C’è da parte di tutti e due la consapevole malizia di portare
avanti un sottile gioco di fine erotismo, i nostri sguardi si
incrociano con atto di sfida, ognuno aspettando che l’altro lo
distolga per primo. E scoppia un impercettibile sorriso,
goliardico e gioviale, che riscalda ancora di più quel magico
momento. Le nostre gambe, ormai complici di vecchia data, si
trasmettono sensazioni di rara intensità.
Ma il viaggio è finito! Mai così breve, purtroppo! Ci prepariamo
a scendere. Lei avanti e io dietro, da dove posso ammirare anche
la sua elegante camminata. Mi decido a parlarle: “un caffè?”
Risposta scontata: “Perché no?”.
Entriamo in un bar affollato, degustiamo quel caffè meneghino
guardandoci negli occhi e poi.... la mia mano si poggia sulla
sua guancia e la scorre delicatamente: è la carezza più bella
che io abbia mai dato, e lei....... lei .....abbandona con
sapiente dolcezza e lieve candore il suo capo su quella mano,
aiutandola a percorrerlo tutto. Poi posa su quella mano un
repentino e sfuggente soffio di labbra, mi dona un sorriso, si
volge verso l’uscita e abbandona la scena, lasciandomi con le
tempie che battono ed un basito sorriso negli occhi e nel cuore.
FINE |
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