Non esistono racconti morali o immorali.  Ci sono solo racconti scritti bene o racconti scritti male. Questo è tutto. Oscar Wilde

 

 

CAMILLA
sFogliandosi

 

 

 




Arrivò al bar in anticipo e si rimproverò per la fretta. E' vero che detestava i ritardi, ma anche arrivare prima agli appuntamenti era molto antipatico! Scelse il tavolinetto in un angolo appartato, accanto alla vetrata che dava sulla strada, da lì poteva vedere chi entrava ed usciva. Si sedette e subito comparve il cameriere, rimandò l'ordinazione a più tardi. Per darsi un contegno sfogliò distrattamente il giornale dimenticato sulla sedia, senza leggerlo, tenne infatti gli occhiali da sole.

Era una donna matura, aveva raggiunto tanti traguardi, aveva avuto successi e delusioni come tutti, ma scrivere era sempre stato il suo sogno nel cassetto. Per vari motivi si era dedicata poco a questa passione, ma ora che aveva più tempo voleva riprenderla, aveva ancora tanta voglia di mettersi in gioco. Il suo lato infantile e curioso continuava a cercare soddisfazioni e sorprese dalla vita e, perché no, affettuose amicizie.

Quasi per gioco aveva scritto di getto un breve articolo sul comportamento sessuale di alcune specie di insetti e l'aveva inviato ad una importante rivista scientifica. Niente di speciale, pensava che lo cestinassero subito, invece era stato pubblicato. Il direttore l'aveva contattata in chat la sera precedente per invitarla a scriverne altri.

"Buona sera signora, la disturbo? Vorrei farle qualche domanda circa...".
Una vera sorpresa! si era persino emozionata ! Che stupida! Aveva risposto col batticuore e un po' eccitata alle sue domande tecniche e alle informazioni necessarie. Alla fine lui le aveva dato appuntamento in quel bar "per un caffè e per discutere su una serie di pubblicazioni per le quali riteneva utile la sua collaborazione".

Lo vide arrivare e scendere dalla macchina, alto, elegante, i capelli brizzolati seminascosti dal bavero rialzato del giaccone e la barba studiatamente incolta.
"Un bell'uomo", pensò, "le mie amiche morirebbero d'invidia!"
Lui entrò nel bar e si fermò un attimo guardando all'interno del locale, vide il suo cenno di saluto e si diresse con passo deciso verso il tavolo ad angolo.
Si presentò con una vigorosa stretta di mano.
"Scusi il ritardo, ma sa, il traffico...a volte è impossibile ! Posso offrirle un caffè?"
Con fare sbrigativo fece l'ordinazione, chiedendo cortesemente di non portarla subito, si accomodò sulla seggiola di fronte a lei, estrasse dalla cartella un fascio di fogli e cominciò subito a parlare del progetto.

Dapprima lei fece fatica a seguirlo, era tesa e impacciata, ma poi la conversazione si fece più animata e coinvolgente e si sorprese ad esporre le sue idee con sicurezza ed entusiasmo, la discussione le colorò le guance e la riscaldò tutta. Si accorse che le piaceva molto parlare davanti a quegli occhi un po' beffardi che la fissavano, a quella bocca invitante che avrebbe voluto baciare.
"Oddio, ma che fa ora?". Si era proteso verso di lei avvicinando il viso abbronzato al suo orecchio: sentiva il suo alito caldo sul collo e percepiva il profumo di buon dopobarba.
"Andiamo nel mio ufficio, parleremo in tranquillità."

In un attimo furono in macchina, si fermarono nel cortile di un condominio signorile del centro e salirono al terzo piano. L'ufficio dai finestroni ampi e il pavimento di moquette, aveva il disordine tipico, pile di libri e giornali dappertutto, e l'odore acuto della carta stampata impregnava l'aria, ma nel complesso era accogliente e aveva un certo non so che di intimo e complice.
"Lei sarà la mia nuova collaboratrice, si metta comoda."

Obbedendo ad un impulso irresistibile si tolse le scarpe, lo faceva sempre quando entrava in casa, si sedette a terra , circondò le gambe piegate con le braccia e appoggiò il mento sulle ginocchia. Alzò gli occhi verso di lui che si era avvicinato e la guardava con aria divertita.
Occhi negli occhi si studiarono a lungo in silenzio, come due animali che si preparano all'attacco, pregustando la vittoria e la resa. Poi lei si alzò pigramente e con maliziosa lentezza sfilò il vestito, tolse il poco intimo e rimase così come davvero era davanti a lui, nella sua completa nudità: lei ora era il suo corpo nudo, e si rese conto che fin dal primo momento del loro incontro aveva desiderato mostrarsi così, aveva desiderato che il suo sguardo percorresse il suo corpo accendendolo, che le sue mani la stropicciassero come i fogli appallottolati che lanciava nel cestino.

Ora era lì in attesa, il respiro dolcemente affannoso, lui le prese il viso con le mani aperte , l'attirò a sé e la baciò sulla bocca. Le labbra di lui si impossessarono delle sue, e non solo, furono un tutt'uno con una presenza spontanea, robusta, prepotente ma non invadente che sentiva chiedere sotto il suo ventre. Decise di rimandare un'esplosione che ormai sentiva molto vicina, lo capiva da quel pulsare alle tempie che riprendeva il ritmo dei sussulti del corpo.
A malincuore cercò di allontanarsi da quel languido precipizio, sentiva l'alito caldo sul suo collo e la sua voce...
"Ehi, si sente bene?" Lo guardò per un attimo senza vederlo.
"Sì, sì," balbettò confusa "grazie, sto benissimo!"
"I caffè sono pronti, quanto zucchero?"
"Un cucchiaino, possibilmente di canna, il caffè mi piace piuttosto amaro".

 

 

 

 

 

FINE

 

 

 
 
 

 

I RACCONTI DI CAMILLA SU LIBERAEVA

Foto Robert Ziehm

 

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